Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27059 del 27/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 27/12/2016, (ud. 24/11/2016, dep.27/12/2016),  n. 27059

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13823/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE DOGANE DEI MONOPOLI, (OMISSIS), in persona del

Direttore pro tempore elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

P.D.D.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1296/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di L’AQUILA, del 21/10/2014 depositata il 19/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO GIOVANNI CONTI.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, contro la sentenza della CTR Abruzzo indicata in epigrafe, che ha confermato l’illegittimità della cartella notificata a P.D.D. per la mancata sottoscrizione del ruolo sulla base del quale l’atto era stato emesso.

Nessuna difesa scritta hanno depositato le parte intimate.

Il procedimento può essere definito con motivazione semplificata.

Il primo motivo di ricorso, con il quale si prospetta l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, è inammissibile.

La CTR ha dato atto, in motivazione, che non vi fosse prova della sottoscrizione telematica del ruolo. Ora, la parte ricorrente assume l’omesso esame di un atto decisivo per il giudizio indicandolo nell’allegato 5 prodotto nella fase di merito contenente il ruolo dal quale risulterebbe l’attestazione “il ruolo è stato vistato”. Ne consegue che secondo la ricorrente la decisività dell’atto non esaminato dalla CTR riposerebbe nel fatto che lo stesso indica che il ruolo era stato vistato. Ma tale elemento documentale non può essere ritenuto decisivo ai fini del giudizio posto che la CTR, nell’affrontare la questione relativa alla possibilità che il ruolo fosse sottoscritto in via telematica, ha dichiarato espressamente che l’Ufficio non aveva fornito la prova della sottoscrizione. A fronte di questa affermazione specifica contenuta nella sentenza impugnata, la ricorrente avrebbe dovuto dedurre non l’esistenza del ruolo dal quale risultava che il visto era stato apposto, ma semmai l’esistenza di un atto che conteneva il visto apposto in via telematica che sarebbe sfuggito all’esame del giudice di merito.

Ne consegue che l’atto indicato come non esaminato dalla parte ricorrente non può essere considerato decisivo ai fini del giudizio.

Il secondo motivo di ricorso, con il quale si contesta la violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12, art. 2697 c.c., D.L. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5 ter, lett. e), conv. nella L. n. 156 del 2005, è fondato.

Ed invero, secondo il comma 4 del predetto art. 12, ult. cit., il ruolo diviene esecutivo mediante la sua sottoscrizione, potendo quest’ultima essere apposta dal titolare dell’ufficio o da un suo delegato, anche mediante firma elettronica. In forza della norma di interpretazione autentica (D.L. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5-ter, lett. e)), secondo cui i ruoli “si intendono formati e resi esecutivi anche mediante la validazione dei dati in essi contenuti, eseguita, anche in via centralizzata, dal sistema informativo dell’amministrazione creditrice”, è stato ritenuto che mediante la suddetta “validazione”, il legislatore ha previsto una procedura informatica che conferisce garanzia di autenticità del ruolo formato dall’Ufficio impositore, al termine del quale esso assume le caratteristiche di atto di provenienza certa dal titolare dell’Ufficio o da un suo delegato – cfr. Cass. n. 19761/2016.

A tali principi non si è attenuto il giudice di merito, il quale non ha compiuto alcun accertamento in ordine alla validazione.

Sulla base di tali considerazioni, in accoglimento del secondo motivo di ricorso, inammissibile il primo, la sentenza impugnata va cassata con rinvio ad altra sezione della CTR Abruzzo anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte, visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

Dichiara inammissibile il primo motivo, accoglie il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità ad altra sezione de la CTR dell’Abruzzo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 24 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 27 dicembre 2016

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