Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2705 del 05/02/2010

Cassazione civile sez. I, 05/02/2010, (ud. 02/12/2009, dep. 05/02/2010), n.2705

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PROTO Vincenzo – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – rel. Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SALVATO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.O.N.I. Comitato Olimpico Nazionale Italiano;

– ricorrente –

contro

Fallimento s.n.c. Mauro e Tina di Lorenzini Tina & C. dom. in

Roma

Via Deledda 53, presso l’avv. (Ndr: testo originale non

comprensibile) rapp. e difeso dagli avv. Galletti Cotrona come da

mandato in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 546/2005 della Corte d’appello di Firenze,

depositata il 14 marzo 2005;

Sentita la relazione svolta dal Consigliere dott. Nappi Aniello;

uditi i difensori, avv. Cosenza per il ricorrente,

che ha chiesto l’accoglimento del ricorso, e avv. Cotrona per il

resistente, che ne ha chiesto il rigetto;

Udite le conclusioni del P.M., dr. ABBRITTI Pietro, che ha chiesto il

rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Firenze, in riforma dei la decisione di primo grado ha condannato il C.O.N.I., Comitato Olimpico Nazionale Italiano, ai pagamento della somma di L. 54.013.378 in favore dei fallimento della s.n.c. Mauro e Tina di Lorenzini Tina & C..

Hanno rilevato i giudici d’appello che il C.O.N.I. aveva ricevuto in pagamento assegni bancari tratti sul conto corrente della società fallita quando il fallimento era stato già dichiarato il (OMISSIS), mentre non risultava provato che la provvista di quegli assegni fosse riferibile all’attività di ricevitoria dei lotto svolta da V.G., suocera della fallita L.T..

Ricorre per cassazione il C.O.N.I. e propone due motivi d’impugnazione, cui resiste con controricorso il Fallimento s.n.c. Mauro e Tina di Lorenziri Tina & C., che ha depositato anche memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione degli artt. 42 e 44 L. Fall. e vizi di motivazione della decisione impugnata.

Sostiene che, contrariamente a quanto affermato dal giudici d’appello, dalla documentazione acquisita risaLtano effettuati versamenti settimanali in contanti sul conto della società fallita, per complessive L. 55.451.423, seguiti dall’addebito degli assegni per L. 54.013.378 emessi in suo favore. Sicchè era evidente che gli importi versati sul conto e poi trasferiti al ricorrente erano imputabili all’attività di V.G., estranea alla società fallita.

Il motivo è inammissibile perchè propone censure attinenti al merito della decisione impugnata, congruamente giustificata con riferimento a una plausibile ricostruzione dei fatti, fondata sa una corretta interpretazione della documentazione relativa alla movimentazione del conto della società fallita, dalla quale non risulta in alcun modo individuabile la provenienza delle somme versatevi.

infatti, secondo la giurisprudenza di questa corte, correttamente richiamata dai giudici d’appello, “deve riconoscersi al curatore la legittimazione ad appropriarsi immediatamente di tutte le somme affluite su dr un conto corrente del fallito in epoca successiva al fallimento e delle quali non risulti provato il titolo di acquisizione” (Cass. , sez. 1, 7 giugno 2002, n. 8274, m. 554970).

2. Con il secondo motivo il ricorrente deduce violazione dell’art. 91 c.p.c. e vizio di motivazione della decisione impugnata.

Sostiene innanzitutto che, senza una specifica richiesta di parte, la corte d’appello non avrebbe potuto modificare la decisione di compensazione delle spese assunta dal tribunale.

Aggiunge che la liquidazione delle spese non può essere globale in mancanza di una specifica nota ha prima censura è infondata, perchè la corte d’appello, riformando nei merito la decisione di primo grado, doveva necessariamente modificare anche la regolamentazione delle spese (Cass., sez. 3, 11 giugno 2008, n. 15483, m. 603368).

La seconda censura è inammissibile.

E’ vero infatti che, come deduce il ricorrente, la liquidazione globale delle spese da parte del giudice è ammissibile scio quando sia possibile il. riferimento implicito alla nota spese presentata dalla parte in favore della quale avviene la liquidazione (Cass., sez. 1, 1 agosto 2007, n. 16993, m. 600285).

Tuttavia la deduzione dell’illegittimità della liquidazione globale, in mancanza di una nota spese, non è sufficiente da sola a dimostrare che ne sia effettivamente derivata una lesione dei diritti del ricorrente, che non indichi quale importo della liquidazione rimanga privo di una plausibile giustificazione, quando, come nel caso in esame, l’importo dei diritti e degli onorari liquidati non appaiano incongrui rispetto al valore della controversia.

Il motivo è pertanto inammissibile per difetto di specificità.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese in favore del resistente, liquidandole in complessivi Euro 2.200, di cui Euro 2.000 per onorari, oltre spese generali e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 2 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 5 febbraio 2010

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