Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27041 del 27/12/2016


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Cassazione civile, sez. II, 27/12/2016, (ud. 26/09/2016, dep.27/12/2016),  n. 27041

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14288-2013 proposto da:

C.S., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DELLA GIULIANA 66, presso lo studio dell’avvocato PIETRO

PATERNO’ RADDUSA, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

L.S., + ALTRI OMESSI

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 664/2012 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 17/04/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/09/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO;

udito l’Avvocato PATERNO’ RADDUSA Pietro, difensore del ricorrente

che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale di Catania, sezione distaccata di Mascalucia, con sentenza del 13/5/2005, rigettò la domanda con la quale C.S. aveva chiesto emettersi sentenza costitutiva ai sensi dell’art. 2932 c.c., in relazione al contratto preliminare con il quale I.C. si era obbligato a vendergli uno stacco di terreno sito nel comune di (OMISSIS).

Il Tribunale, accogliendo l’eccezione del convenuto, aveva rigettato la domanda rilevando la sussistenza di preclusione derivante da giudicato, costituito dalla sentenza del Tribunale di Catania del 24/4/1997, che, a sua volta, aveva rigettato la medesima domanda.

Con sentenza depositata il 17/4/2012 la Corte di appello etnea, rigettò l’impugnazione proposta dal C..

Avverso quest’ultima decisione il C. propone ricorso per cassazione, avverso il quale resistono con controricorso L.S., I.A., I.C., I.M.G., tutti eredi di I.C..

Entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con i due esposti motivi di censura, osmotici fra loro, denunzianti la violazione di una vasta congerie di disposizioni normative (artt. 2697, 2909, 1362 e 1371 c.c.; artt. 57, 58, 112, 165, 169, 180, 183, 184, 324 e 346c.p.c.; artt. 36, 37, 38, 72, 74, 76 e 77 disp. att. c.p.c.), nonchè vizio motivazionale su un punto decisivo e controverso, i ricorrenti assumono che la Corte di merito aveva errato nel reputare sussistente la preclusione da giudicato per una pluralità di ragioni.

In primo luogo, secondo la prospettazione impugnatoria, la sentenza del 1997 aveva testualmente negato potersi giungere ad una statuizione di merito e, pertanto, ove la stessa fosse stata correttamente interpretata dalla Corte di Catania avrebbe dovuto negarsi che il dispositivo di apparente rigetto della domanda fosse effettivamente tale.

Di poi, osserva il ricorso, la statuizione era conseguita allo smarrimento della scrittura privata, non più ritrovata nei fascicoli di parte al momento della decisione. Poichè il verbale di causa documentava che un tale documento era stato in effetti depositato a suo tempo, tanto che di esso il Tribunale aveva tenuto conto per decidere un reclamo interinale, lo smarrimento non poteva porsi a carico della parte, incombendo il dovere di custodia sulla cancelleria, dovendosi procedere, se del caso, alla necessaria ricostruzione documentale.

Andava riconosciuto “alla parte l’alternativa di riproporre la domanda in separato giudizio considerato che la rinuncia implicita alla domanda stessa sancita dall’art. 346 c.p.c., per non avere denunciato quella omissione in appello, ha valore solo processuale e non sostanziale”.

Il ricorso è radicalmente destituito di giuridico fondamento.

Siccome puntualmente osservato dalla Corte di merito l’inadempimento dell’onere probatorio si risolve nella mancanza di prova del diritto prospettato con la domanda giudiziale, con la conseguenza che la stessa deve essere rigettata nel merito e la statuizione è passibile di giudicato, per scongiurare il quale la parte interessata è tenuta ad impugnare la sentenza.

Nella specie, la sentenza del Tribunale di Catania del 24/4/1997, che ebbe a rigettare la domanda per carenza probatoria, poichè non appellata, è divenuta irrevocabile e, pertanto, correttamente il Tribunale di Catania, Sezione Distaccata di Mascalucia, davanti al quale la domanda era stata riproposta, con la sentenza del 13/5/2005, la disattese. Senza contare che, trattandosi di contratto a forma vincolata per effetto del combinato disposto degli artt. 1351 e 1350 c.c., la mancanza dello scritto determina la nullità del contratto.

Nè vale oggi denunziare eventuali vizi dai quali sarebbe stata affetta la sentenza del 1997, in quanto i detti vizi avrebbero dovuto esseri fatti valere appunto con lo strumento dell’appello avverso quella sentenza.

Infine, non può non rilevarsi non essere inquadrabile nell’ordinamento giuridico la categoria di sentenza allo stato degli atti per mancato assolvimento dell’onere della prova, al quale non può che conseguire il rigetto della domanda. Trattasi di conclusione pacifica, come più volte affermato in sede di legittimità (cfr. Sez. 3, n. 20802 del 7/10/2010), la quale importava l’accoglimento della eccezione di giudicato esterno.

L’epilogo impone condannarsi parte ricorrente al rimborso delle spese legali in favore dei resistenti. Spese che, tenuto conto della natura e del valore della causa, possono liquidarsi siccome in dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese legali, che liquida nella complessiva somma di 3.200 Euro, di cui 200 Euro per spese, oltre accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 26 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 27 dicembre 2016

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