Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27038 del 03/12/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 27038 Anno 2013
Presidente: BUCCIANTE ETTORE
Relatore: NUZZO LAURENZA

SENTENZA
sul ricorso 9772-2009 proposto da:
NAPOLITANO MAURIZIO NPLMRZ61S06F416B, RICCHIO EMILIO
nato a il 28/05/1962, MANNA ANDREA MNNNDR64B06D086T,
IANNOTTA ANTONIO NNTNTN40A01C765F, LEONETTI VINCENZO
ANTONIO LNTVCN58A22I388L, PARDINO GIUSEPPE STEFANO
PRDGPP61T2513881, MARINO RONALDO MRNRLD62C011388N,
2013
1985

MERENNA CARLINO MRNCLN61A13F416Z, IANTORNO VITTORIO
NTRVTR54S24I388Z, GUIDO ROCCO nato a il 26/01/1953,
GIMIGLIANO MARIA GMGMRA67D60D086V, BANCA CREDITO
COOPERATIVO DI SAN VINCENZO LA COSTA, elettivamente
domiciliati in ROMA, VIALE BRUNO BUOZZI 82, presso lo

Data pubblicazione: 03/12/2013

che li

studio dell’avvocato GREGORIO IANNOTTA,

rappresenta e difende unitamente agli avvocati MICHELE
COSTA, CARLO MARIO D’ACUNTI;
– ricorrenti –

Nonché da:

P.1.009974670583, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA NAZIONALE 91 – BANCA D’ITALIA, presso lo studio
dell’avvocato SFORZA FLAVIA, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato AGRESTI GIUSEPPE;
– controricorrente e ricorrente incidentale contro

LEONETTI VINCENZO ANTONIO LNTVCN58A22I388L, MERENNA
CARLINO MRNCLN61A13F416Z, GUIDO ROCCO nato ja• il
26/01/1953, GIMIGLIANO MARIA GMGMRA67D60D086V,
IANTORNO VITTORIO NTRVTR54S24I388Z; MARINO RONALDO
MRNRLD62C011388N, RICCHIO EMILIO nato a il 28/05/1962,
BANCA CREDITO COOPERATIVO DI SAN VINCENZO LA COSTA ,
PROCURATORE

NAPOLITANO MAURIZIO NPLMRZ61S06F416B,
GENERALE CORTE APPELLO ROMA

MANNA ANDREA

MNNNDR64B06D086T, IANNOTTA ANTONIO NNTNTN40A01C765F,
PARDINO GIUSEPPE STEFANO PRDGPP61T251388I, DIRETTORIO
BANCA D’ITALIA ;
– intimati –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositato il 26/03/2008;

4

fr9″)

BANCA D’ITALIA IN PERSONA DEL LEGALE RAPP.TE P.T.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 27/09/2013 dal Consigliere Dott. LAURENZA
NUZZO;
udito l’Avvocato Jannotta Alessandra con delega
depositata in udienza dell’Avv. Costa Michele

del ricorso;
udito l’Avv. Ceci Stefania con delega depositata in
udienza dell’Avv. Sforza Flavia difensore della
controricorrente e ricorrente incidentale che ha
chiesto il rigetto del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PIERFELICE PRATIS che ha concluso per
il rigetto di entrambi i ricorsi.

difensore dei ricorrenti che ha chiesto l’accoglimento

Svolgimento del processo
A seguito di ispezione svolta dalla Banca d’Italia presso
la Banca di Credito Cooperativo S. Vincenzo la Costa (di

torio della Banca d’Italia, con delibera n.783 del
13.7.2007, applicava, ex art. 145 T.U.B., al Direttore, ai
componenti del consiglio di amministrazione ed ai sindaci di detta banca, varie sanzioni amministrative, per le
seguenti irregolarità:
1)carenze nell’organizzazione e nei controlli interni da
parte del Consiglio di amministrazione;
2) carenze nei controlli da parte del Collegio sindacale,
3) carenze nell’organizzazione e nei controlli interni da
parte del Direttore;
4) carenze nell’istruttoria, erogazione, gestione e controllo del credito da parte del Direttore;
5) carenze nell’istruttoria,erogazione, gestione e controllo del credito da parte del Consiglio di Amministrazione;
6) posizioni di andamento anomalo e previsioni di perdita
non segnalate all’Organo di Vigilanza da parte del Consiglio di amministrazione, del Collegio sindacale e del
Direttore;
nmancato
all’operatività

rispetto

delle

prevalente

a

disposizioni

relative

favore

soci

dei

e

all’operatività fuori zona di competenza da parte del

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seguito BCC), nel periodo 8.2. 2006- 21.4.2006, il Diret-

Consiglio di Amministrazione e del Direttore;
8) inosservanza delle disposizioni in materia di trasparenza da parte del Direttore;

proponevano opposizione, innanzi alla Corte di Appello
di Roma, ai sensi dell’art. 145 del T.U.B., nei confronti
della Banca d’Italia e del Direttorio della Banca medesima, la Banca del Credito Cooperativo di S. Vincenzo La
Costa, in persona del legale rappresentante, nonché Napolitano Maurizio( presidente del Consiglio di Amministrazione), Pardino Giuseppe Stefano( vicepresidente);
Guido Rocco (consigliere); Intorno Vittorio( consigliere); Leonetti Vicenzo Antonio( consigliere); Marino Ronaldo( consigliere); Ricchio Emilio(consigliere); Manna
Andrea(presidente del collegio sindacale); Marenna Carlino(sindaco);Gimigliano Maria ( sindaco); Iannotta Antonio(direttore generale).
Con provvedimento depositato il 26.3.2008, la Corte
d’Appello accoglieva in parte l’opposizione ed annullava esclusivamente la sanzione di € 3.000,00 inflitta a
A;

ciascuno dei ricorrenti, quanto alle pioni ad andamento
anomalo e di previsioni di perdite non segnalate
all’Organo di Vigilanza,da parte del Consiglio di Amministrazione, del Collegio Sindacale e del Direttore, confermando le altre sanzioni e compensando fra le parti le

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Avverso detto provvedimento applicativo delle sanzioni

spese del procedimento.
La Corte di merito escludeva che fossero stati violati i
principi della “piena conoscenza degli atti istruttori, del

L. 262/2005, osservando essenzialmente. che, ai fini
dell’osservanza del principio del contraddittorio e della
distinzione tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie,
era sufficiente che al Direttorio fossero rimesse sia le difese degli incolpati, dopo la ricezione del verbale di contestazione, sia i verbali delle dichiarazioni rilasciate
dagli incolpati, non richiedendosi, invece, l’ascolto degli
incolpati direttamente dinanzi all’organo decidente( Direttorio della Banca d’Italia).
Per la cassazione di tale decisione propongono ricorso,
ex art. 111 Cost., detti opponenti formulando nove motivi
ovut._ ntw, se,

con i relativi quesiti,. ialk
°3(9.’
Resiste con controricorso la Banca d’Italia, avanzando
ricorso incidentale avverso il capo del decreto impugnato
di compensazione integrale delle spese di giudizio.
I ricorrenti deducono:
Oviolazione dell’art. 24, co. 1 della L. 28.12.2005,n.
262 e succ. mod. e dell’art. 12 della Disposizioni sulla
legge in generale approvate con R.D. 16.3.1942,n. 262
(Preleggi); violazione e falsa applicazione dell’art. 97
della Costituzione e della L. n. 241/1990 e succ. mod.;

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contraddittorio, della verbalizzazione” di cui all’art. 24

gli opponenti, attuali ricorrenti, non erano stati posti in
condizione di conoscere i risultati dell’istruttoria e la
proposta formulata dalla Commissione Consultiva al Di-

ta – , le loro difese scritte all’organo decidente e, quelli
che ne avevano fatto richiesta, di svolgere dette difese
anche in forma orale; non era stato consentito, quindi,
agli opponenti di partecipare al procedimento come disciplinato dalla L. 262/05 e succ. mod.
Sul punto viene formulato il seguente quesito di diritto:
dica la Corte se, a seguito dell’entrata in vigore della L.
n. 262/2005 e sucOd, in particolare, dell’art. 24, co. 1
della medesima legge, sia legittimo che il procedimento
sanzionatorio, previsto dall’art. 145 del decreto legislativo n. 385/93 ( T.U. bancario) e succ. mod., possa essere
espletato dalla Banca d’Italia senza che siano comunicati
agli incolpati gli atti istruttori espletati o, quanto meno,
la proposta conclusiva della Commissione Consultiva per
le irregolarità operante presso la Banca in questione, o
non sia, invece, richiesto dalla legge che gli atti o, quanto meno, la proposta suddetti non siano comunicati agli
Qot-9

incolpati, indipendentemente da ogni v istanza

_LI__14-

1~ con il riconoscimento agli stessi della possibilità di svolgere ogni opportuna difesa, anche mediante audizione personale, direttamente innanzi al Direttorio del-

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rettorio della banca d’Italia, né di esporre “causa cogni-

la Banca d’Italia;
2) violazione degli artt. 19, commi 4,5 e 6 e dell’art. 24,
co. 1 e 2 L. n. 262/2005 e succ.mod. e dell’art. 12 delle

16.3.1942, n. 262; falsa applicazione della L. n.
241/1990 e succ. mod.,nella parte in cui la Corte di merito non ha esaminato il motivo 4)dell’opposizione (“violazione e falsa applicazione degli artt. 19 e 24 della
legge 262/2005, nonché del regolamento attuativo adottato dal Governatore della Banca d’Italia in data 27.4.2006
ed, in subordine, illegittimità dello stesso regolamento
per contrasto con le norme richiamate in rubrica”); dopo
l’entrata in vigore della L. n. 262/2005, la motivazione
“oh relationem”, adottata col provvedimento emanato dal
Direttorio della Banca d’Italia, non sarebbe più consentita in quanto l’art. 19, co. 5 della L. n. n. 262/2005, nel
richiamare il comma 1 dell’art. 3 L. 241/90 (e non il
comma 3, riguardante la motivazione ob relationem) e
l’art. 24 co. 2, esprimevano la volontà del legislatore di
innovare i stante l’esigenza della motivazione autonoma
dell’organo decidente.
A conclusine del 2° motivo di ricorso viene formulato il
seguente quesito di diritto: dica la Corte se, a seguito
dell’entrata in vigore della L. n. 262/2005 e succ.mod.
ed, in particolare, dell’art. 19, commi 4,5,6 e dell’art.

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Disp.sulla legge in generale approvate con R.D.

24, commi 1 e 2 della medesima legge, sia ammissibile la
motivazione “oh relationem” del provvedimento sanzionatorio, adottata, nella specie, dal Direttorio della Banca

lata dalla Commissione Consultiva presso la Banca
d’Italia o non sia necessario, invece, che il Direttorio
stesso adotti una esplicita ed autonoma motivazione;
3)omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio; in subordine, insufficienza della motivazione in quanto inidonea a giustificare la decisione;
in particolare, il consiglio di amministrazione aveva adottato poco tempo prima dell’ispezione, alcune delibere
organizzative dirette a risolvere le carenze organizzative
contestate;erroneamente, quindi, la Corte d’appello aveva
ritenuto che fosse intercorso un lasso di tempo sufficiente ad attuare le delibere stesse, omettendo di considerare
che eventuali ritardi nella ristrutturazione organizzativa
della B.C.C. San Vincenzo La Costa, erano riconducibili,essenzialmente, ai tentativi di aggregazione con altre
banche, falliti per colpa delle stesse, omettendo, inoltre,
esaminare le censure (espresse col motivo di opposizione
5.1) dirette a contrastare la motivazione del provvedimento amministrativo;
4) violazione o falsa applicazione dell’art. 3 L. 241/90 e
succ. mod. e degli artt. 19 e 24 L. 262/05 e succ. mod.;

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d’Italia mediante il mero richiamo della proposta formu-

in ogni caso violazione e falsa applicazione dell’art. 112
c.p.c.; la Corte di merito aveva autonomamente integrato
la motivazione del provvedimento sanzionatorio, prescin-

concernente l’avere o meno il consiglio di amministrazione assunto iniziative di riorganizzazione idonee ad eliminare i rilievi ispettivi sulla presunta “eccessiva autonomia gestionale del direttore”. Al riguardo è sottoposto all’esame della Corte il seguente quesito di diritto:
se la Corte di appello, nel decidere sull’opposizione avverso il provvedimento del Direttorio della Banca
d’Italia, poteva integrare o modificare la motivazione del
provvedimento stesso, ai sensi dell’art. 3 L.n. 24/90,
dell’art. 19 L. 22/05 e dell’art. 112 c.p.c.;
5)omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, avendo la Corte d’appello omesso di
tener conto che gli addebiti a carico del direttore, solo
parzialmente erano coincidenti con quelli posti a carico
del consiglio di amministrazione e non avendo motivato
sul fatto controverso e decisivo riguardante il ruolo propulsivo esercitato dal Direttore nei confronti degli organi
amministrativi della BCC;
6) omessa motivazione circa un fatto rilevante e decisivo
per il giudice; in subordine, insufficienza ed illogicità
della motivazione; il provvedimento sanzionatorio a cari-

7

dendo dal fatto controverso e dal thema decidendum,

co del Direttore, per violazione relativa alle carenze
dell’istruttoria e nell’erogazione del credito, era stato
motivato solo per due degli addebiti (tenuta di tre asse-

del preavviso di revoca di assegni privi di copertura),
non tenendo conto che la sanzione era stata irrogata per
una serie di irregolarità, sicché la conferma integrale
delle sanzione pecuniarie era priva di motivazione anche
quanto al mancato esame della “scriminante” rappresentata dai lusinghieri risultati conseguiti dal Direttore dalla BCC S. Vincenzo La Costa, in termini di aumento dei
dipendenti e dei soci, di espansione degli impieghi e della raccolta, di aumento degli utili;
7)omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio; in subordine, insufficienza ed illogicità della motivazione, per avere la Corte d’Appello omesso di motivare sulla circostanza relativa agli addebiti
formulati a carico del consiglio di amministrazione circa
“l’istruttoria, erogazione, gestione e controllo del credito”, parzialmente diversi da quelli, del medesimo tenore,
posti a carico del direttore, senza considerare la distinzione dei poteri deliberativi spettanti al c.d.a. da quelli
di impulso del direttore); la Corte di appello si era limitata a richiamare la decisione adottata nei riguardi del
direttore, per profili operativi(tenuta in sospeso di tre

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gni bancari in sospeso e omessa comunicazione ai traenti

assegni bancari e omesso avviso della relativa revoca),
non tenendo conto delle diverse attribuzioni del consiglio
di amministrazione;

bancario); violazione dell’art. 3 L. n. 689/81;
non sussistendo le violazioni ascrivibili al c.d.a. ed al
Direttore, verrebbe meno la responsabilità del collegio
sindacale; la Corte territoriale aveva, comunque, omesso
di accertare l’elemento soggettivo della colpa a carico
dei componenti del collegio sindacale e di esaminare i
sette verbali relativi alle riunioni del Collegio sindacale
e su cui i ricorrenti avevano fondato l’opposizione;
9) violazione degli artt. 144 e 145 D. lgs. n. 385/93 e degli artt. 3-10 e 11 della L. n. 689/81; violazione del
principio di comparazione tra l’ammontare della sanzione
comminata e la gravità delle infrazioni; violazione
dell’art. 112 c.p.c. per omessa pronuncia;
nella determinazione della sanzioni irrogate ai componenti degli organi collegiali della Banca BCC, non si era
tenuto conto del grado di colpa e della rilevanza della
partecipazione alla consumazione della infrazione di ciascun componente; la Corte di merito aveva, inoltre, omesso di pronunciarsi sia sulla dedotta violazione
dell’art. 11 L. 689/81, per non essere state valutate le
condizioni economiche dei sanzionati (per i modestissimi

9

8)falsa applicazione dell’art. 144 D. lgs. n. 385/93( T.U.

compensi percepiti quali esponenti di una banca di credito cooperativo) e sia sull’eccezione di indebita duplicazione delle sanzioni previste dall’art. 144 D. Lgs.

Direttore,una prima volta, per carenze
dell’organizzazione e nei controlli interni ed, una seconda volta, per carenze nell’istruttoria e nel controllo del
credito.
Il ricorso è infondato.
Quanto al primo motivo, la Corte di merito ha correttamente affermato che il principio del contraddittorio e
quello della distinzione fra funzioni istruttorie e funzioni decisorie non comportano, ai sensi dell’art. 24 L.
262/2005, la necessità che gli incolpati vengano ascoltati durante la discussione orale innanzi all’organo decidente(nella specie direttorio), essendo sufficiente che
al Direttorio siano rimesse le difese scritte degli incolpati ed i verbali della dichiarazioni rilasciate quando
gli stessi chiedano di essere sentiti personalmente.
Trattasi di statuizione conforme alla giurisprudenza di
questa Corte, secondo cui il principio del contraddittorio deve modellarsi in concreto, in funzione, cioè, dello
stato in cui si trova la procedura al momento
dell’acquisizione delle ulteriori prove,senza implicare la
necessità che esse siano assunte alla costante presenza

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385/93, applicate al consiglio di amministrazione ed al

della parte interessata,essendo sufficiente che l’autorità
decidente ponga a base del provvedimento sanzionatorio
il nucleo del fatto contestato, in tutte le circostanze con-

vanti ai fini della pronuncia del provvedimento finale.
Peraltro la ricorrente non sembra aver prospettato alcuna
concreta lesione del diritto di difesa in conseguenza della mancata comunicazione dei risultati dell’istruttoria,
sicché, anche sotto tale profilo, la doglianza è infondata
(Cass. S.U. n. 20935/2009; S.U.n. 20939/2009).
Privo di fondamento è il secondo motivo; i ricorrenti ripropongono la questione della motivazione integrativa
per “relationem”, correttamente risolta dal provvedimento impugnato conformemente alla giurisprudenza in materia di questa Corte, laddove si afferma “la piena legittimità del rinvio operato dal Direttorio alla motivazione
contenuta nella proposta di irrogazione di sanzioni (Cass.
n. 535986/2007) il cui testo integrale è stato notificato
ai ricorrenti congiuntamente al provvedimento sanzionatorio”. Il Direttorio, quindi, ove condivida i motivi illustrati dalla Commissione, non è tenuto a ripetere e ribadire gli stessi motivi. Né la disponibilità degli atti del
procedimento amministrativo, al fine di consentire al
destinatario il controllo del provvedimento impugnato,
deve esser inteso come materiale allegazione dei mede-

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crete che valgano a caratterizzarlo e che siano rile-

simi al provvedimento sanzionatorio, ma solo come possibilità di prenderne visione , di chiederne la produzione
o di ottenerne copia( Cass. n. 5936/1999; n. 5743/04).

in quanto investono, in realtà, valutazioni probatorie,
esulanti dal sindacato di legittimità, a fronte di una congrua motivazione della Corte territoriale sulle singole
fattispecie, rapportate al ruolo degli imputati e alle violazioni contestate; in particolare, nel provvedimento impugnato è stato evidenziato che era stato arbitrariamente
attribuito al Direttore, nella conduzione dell’attività aziendale, un ruolo dominate e che di tanto era responsabile anche il consiglio di amministrazione in conseguenza delle irregolarità operative riscontrate, per aver
sostanzialmente delegato le proprie attribuzioni. La responsabilità dei Sindaci è stata rapportata all’omesso
controllo, in maniera sistematica, degli organi amministrativi.
In ordine al motivo sub 8) è sufficiente osservare che,
per orientamento consolidato di questa Corte, allorché
le infrazioni siano determinate da comportamenti omissivi, non è richiesta una specifica dimostrazione della
colpa, stante la presunzione, sia pure relativa, di tale elemento soggettivo a carico dell’agente ed, in difetto di
prova contraria da parte dello stesso, l’irrogazione della

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Il quarto, quinto ed il sesto motivo sono inammissibili

sanzione è legittima( Cass.n. 5304/2004; n. 12320/2004;
n. 664/2000).
Quanto all’ultima censura, la Corte romana ha giustifi-

riguardo alle distinte condotte sanzionate, senza incorrere in alcuna loro duplicazione, evidenziando, con adeguata motivazione, che l’entità delle sanzioni era molto
vicina al minimo edittale e che non era applicabile tale
minimo per il “permanere di carenze già rilevate in occasione di una precedente ispezione”.
Privo di fondamento è pure il ricorso incidentale, posto
che la compensazione delle spese di lite risulta congruamente motivata con riferimento al parziale accoglimento dell’opposizione; non è consentito, quindi, il sindacato di legittimità,dovendosi intendere il principio della
soccombenza nel senso che solo la parte interamente
vittoriosa non può essere condannata, nemmeno per una
minima quota, al pagamento delle spese medesime, mentre ove la soccombenza sia reciproca,è rimesso
all’apprezzamento del giudice di merito decidere se ed
in qual misura debba farsi luogo a compensazione( Cass.
n. 12879/99; n. 8532/2000).
Alla stregua di quanto osservato deve rigettarsi sia il
ricorso principale che quello incidentale.
La prevalente soccombenza dei ricorrenti ne comporta la

13

cato la misura di ciascuna della sanzioni irrogate, avuto

condanna al pagamento delle spese processuali liquidate
come da dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso principale e quello incidentale;condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali che si liquidano in E 2.700,00 di cui 200,00
per esborsi oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma il 27.9.2013

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