Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27018 del 15/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 15/12/2011, (ud. 18/11/2011, dep. 15/12/2011), n.27018

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCIALLI Luigi – Presidente –

Dott. BURSESE Gaetano Antonio – Consigliere –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

\PIRRO Fabrizio\ (C.F.: *PRRFRZ77H20H501A*) e \\PIRRO Filippo\ (C.F.:

*PRRFPP69P14H662K*), rappresentati e difesi dall’Avv. SMEDILE Sergio

in virtù di procura speciale a margine del ricorso ed elettivamente

domiciliati presso il suo studio, in Roma, alla v. G. Ferrari, n. 12;

– ricorrenti –

contro

INTERNATIONAL 2G s.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore;

– intimato –

per la cassazione dell’ordinanza (nel proc. iscritto al N.R.G. 15567

del 2010) del Tribunale di Roma, in composizione monocratica,

depositata in data 22 dicembre 2010, dichiarativa della litispendenza

con la causa iscritta al N.R.G. 5154/2007, pendente dinanzi alla

Corte di appello di Roma, e della conseguente cancellazione della

causa dal ruolo.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18 novembre 2011 dal Consigliere relatore Dott. Aldo Carrato;

letta la memoria difensiva depositata nell’interesse dei ricorrenti

ai sensi dell’art. 380 ter c.p.c., comma 2;

atteso che il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. PRATIS Pierfelice, si è riportato alle

conclusioni scritte in atti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con ordinanza depositata il 22 dicembre 2010 il giudice designato per la trattazione del giudizio iscritto al N.R.G. 15567 del 2010 ha disposto la cancellazione della causa dal ruolo in virtù della contemporanea pendenza di altro giudizio civile incardinato dinanzi alla Corte di appello di Roma (iscritto al N.R.G. 5154 del 2007), avente ad oggetto la proprietà dello stesso immobile sito in *Roma, in Via Sardegna n. 55* (di cui l’originario attore \Pirro Raffaele\ ne rivendicava l’acquisto per usucapione, con il subentro nel processo degli eredi \Pirro Fabrizio\ e \\Pirro Filippo\), proprietà che, in dipendenza della sentenza di primo grado impugnata dinanzi alla Corte di appello capitolina, era stata accertata in favore della s.r.l. International 2G. Con ricorso ex art. 42 c.p.c. i sigg. \Pirro Fabrizio\ e \\Pirro Filippo\ hanno impugnato in cassazione la richiamata ordinanza del Tribunale di Roma adottata (nell’indicato proc. iscritto al N.R.G. 15567 del 2010) ai sensi dell’art. 39 c.p.c., chiedendone l’annullamento sul presupposto che, nella specie, non sussistesse la ritenuta litispendenza poichè la stessa era stata dichiarata con riferimento a due procedimenti (peraltro pendenti in gradi diversi) nei quali parti diverse avevano rivendicato la proprietà dello stesso bene.

L’intimata s.r.l. International 2G non si è costituita in questa fase e il P.G., a cui è stato richiesto di formalizzare la sue conclusioni scritte, ha instato per l’accoglimento del ricorso sotto l’assorbente profilo che, nella specie, il provvedimento dichiarativo della litispendenza era stato adottato in difetto dei presupposti di legge e, segnatamente, perchè tale pronuncia non poteva ritenersi ammissibile tra due giudizi che pendono in gradi diversi.

Rileva il collegio che il proposto ricorso è fondato in relazione al rilievo, attinente ad un aspetto assolutamente pregiudiziale (e già evidenziato dal P.G. nelle sue conclusioni scritte), della inconfigurabilità della situazione processuale della litispendenza tra due giudizi che, anche se riguardanti la stessa domanda (sul piano oggettivo e soggettivo), risultino pendenti in gradi diversi.

Infatti, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte (cfr. tra le tante, Cass. n. 3965 del 1999 e Cass. n. 9313 del 2007), non sussiste litispendenza tra due cause che si assumano identiche quando esse pendano in gradi diversi (come, appunto, nella fattispecie), potendo, in tal caso, ricorrere, eventualmente, un’ipotesi di sospensione del processo ex art. 295 c.p.c. la cui valutazione è demandata al giudice della causa di merito (avuto riguardo alla sussistenza di tutti gli inerenti presupposti) eventualmente pregiudicata dalla decisione dell’altra causa, con un provvedimento che – se positivo – è, a sua volta, impugnabile ai sensi dello stesso art. 42 del codice di rito.

Pertanto, essendo stato, nella specie, emesso il provvedimento dichiarativo della litispendenza e della correlata cancellazione della causa dal Tribunale di Roma (nel proc. iscritto al N.G.R. 15567/2010) in carenza delle condizioni di legge, lo stesso deve essere in questa sede cassato, con la conseguente prosecuzione del giudizio dinanzi allo stesso Tribunale (nel termine indicato in dispositivo), al quale è demandata anche la regolamentazione delle spese della presente fase di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa l’ordinanza impugnata del Tribunale di Roma adottata nel proc. iscritto al N.G.R. 15567 del 2010; dispone la prosecuzione del giudizio dinanzi allo stesso Tribunale di Roma, assegnando il termine di giorni novanta, dalla comunicazione della presente ordinanza, per la conseguente riassunzione, rimettendo allo stesso giudice la pronuncia sulle spese della presente fase di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 18 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 15 dicembre 2011

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