Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27007 del 15/12/2011

Cassazione civile sez. III, 15/12/2011, (ud. 25/11/2011, dep. 15/12/2011), n.27007

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIFONE Francesco – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. ARMANO Uliana – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 27200-2009 proposto da:

TEKNOLABO A.S.S.I. APPLICAZIONI E STRUMENTAZIONE SCIENTIFICA

&

INDUSTRIALE S.R.L. (OMISSIS) in persona del suo Presidente del

Consiglio di Amministrazione e legale rappresentante Dott.sa S.

M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FASANA 16 presso lo

studio dell’avvocato RAMPIONI RICCARDO che la rappresenta e difende

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

NUCLEAR LASER MEDICINE SRL (OMISSIS) in persona del legale

rappresentante pro tempore Ing. D.R.P., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA YSER 8, presso lo studio dell’avvocato NUZZI

PIER FRANCESCO, rappresentata e difesa dall’avvocato DE LEO ROBERTA

giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2410/2009 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 21/09/2009, R.G.N. 2012/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/11/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPA CARLUCCIO;

udito l’Avvocato RICCARDO RAMPIONI;

udito l’Avvocato PIER FRANCESCO NUZZI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato che ha concluso per accoglimento p.q.r..

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Ai fini che ancora rilevano nel presente giudizio, la Nuclear Laser Medicine srl (NLM) – che, dal maggio 1997 all’aprile 1998, aveva acquistato, da Teknolabo A.S.S.I. Applicazioni e Strumentazione Scientifica & Industriale srl, cinque macchinar, utilizzati per sistemi medici diagnostici – vedeva rigettata dal Tribunale le domande di risoluzione dei contratti per vizi della cosa venduta.

Inoltre, in esito ad un procedimento per decreto ingiuntivo relativo al pagamento di circa L. 32 milioni in favore della Teknolabo, riunito al giudizio per la risoluzione, la NLM veniva condannata in primo grado.

2. La Corte di appello di Milano dichiarava risolti, ex art. 1490 cod. civ., i suddetti contratti e condannava la Teknolabo a restituire alla società acquirente la somma di circa euro 150.000,00, oltre accessori. L’impugnazione avverso il rigetto dell’opposizione al decreto ingiuntivo veniva rigettata, ritenendo dimostrato dalla Teknolabo che i crediti attenevano a prestazioni diverse da quelle relative alla vendita dei macchinari (sentenza del 21 settembre 2009).

3. Avverso la suddetta sentenza la Teknolabo propone ricorso per cassazione con tre motivi, esplicati da memoria.

La società intimata resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La Corte di merito ha accolto la domanda di risoluzione, ex art. 1490 cod. civ., sulla base delle seguenti essenziali argomentazioni.

a) Al contrario di quanto ritenuto dal giudice di primo grado, la domanda di risoluzione non è preclusa dall’art. 1492 cod. civ., comma 3 nella parte in cui prevede che l’acquirente può domandare solo la riduzione del prezzo, se ha alienato o trasformato i beni rispetto ai quali deduce vizi o mancanza di qualità.

Infatti, i beni non sono stati alienati e, come accertato dalla consulenza tecnica, sono rimasti in possesso dell’acquirente, per non essere andati a buon fine o per essere stati risolti (a causa del cattivo funzionamento), i contratti stipulati con gli enti ospedalieri che ne erano i destinatari finali.

Nè sono stati trasformati, atteso che – secondo quanto risulta dalla stessa consulenza – sono state apportate modificazioni minime e, presumibilmente, non irreversibili, al fine di renderli efficienti.

Comunque, secondo la giurisprudenza consolidata di legittimità, l’esclusione della possibilità di chiedere la risoluzione, art. 1492 cit. ex comma 3, deve ricondursi non all’impossibilità oggettiva di ripristinare la situazione anteriore al contratto (comunque non sussistente nella specie), ma alla volontà dell’acquirente, manifestata attraverso l’uso della cosa, di accettarla nonostante i vizi. Nella specie tale volontà non sussiste, atteso che li ha contestati ed è pacifico che ha dovuto rimuoverli dagli ospedali, sostituendoli con altri, b) La domanda è fondata.

B1) Le eccezioni di decadenza e prescrizione sono superate dall’istruttoria orale: dalla testimonianza di B., non contrastata da altre; dai documentati e infruttuosi interventi della Teknolabo per risolvere il malfunzionamento.

b2) Il malfunzionamento è dipeso da vizi dei macchinari, come risulta dalla consulenza, alle operazioni della quale hanno partecipato consulenti di parte e avvocati, senza sollevare obiezioni, e che è stata travisata dal primo giudice.

Risulta accertata la gravita dei vizi, preclusiva dell’utilizzazione.

2. Con il primo motivo di ricorso si deduce omessa e insufficiente motivazione, da un lato, e contraddittoria motivazione, dall’altro, in riferimento a quella parte della decisione di merito che aveva escluso la decadenza e la prescrizione dell’azione. In particolare, si lamenta:

a) l’omessa indicazione delle date, necessarie per consentire la verifica dell’avvenuto rispetto dei tempi previsti dalla legge, anche in considerazione che la vendita dei cinque macchinari avvenne nel corso di circa 13 mesi; la valorizzazione della genericità della deposizione dell’unico teste posto a fondamento, che rispondeva a un capitolo nel quale si chiedeva solo l’immediatezza della denuncia;

l’omessa considerazione che lo stesso teste aveva ammesso di non essere in grado di dire perchè non risultavano contestazioni;

l’omessa valutazione delle altre testimonianze ( C. e M.) e di risultanze documentali (carattere manutentivo degli interventi) che smentirebbero l’unico teste preso in considerazione;

il generico rinvio agli interventi della Teknolabo e l’omessa considerazione che essi erano stati manutentivi e non erano stati richiesti con denuncia dei vizi;

b) la contraddizione nel ritenere superate le suddette eccezioni sulla base dei documentati e infruttuosi interventi della Teknolabo per risolvere il malfunzionamento, valutati (implicitamente) come riconoscimento dei vizi, comunque senza indicare le date, non considerando che erano stati chiesti dalla NLM senza denunciare vizi e che erano alla base del corrispettivo chiesto con il decreto ingiuntivo; confermato perchè le somme erano state riconosciute come dovute per tabulas dalla NLM. 3. I vizi della motivazione denunciati con il primo motivo di ricorso sono tutti riscontrabili nella scarna motivazione della sentenza di merito.

In particolare, la Corte ha omesso di dare conto delle date, essenziali in tema di decadenza e prescrizione; tanto più rilevanti, in considerazione della pluralità dei contratti e del lungo arco di tempo in cui gli stessi sono stati stipulati.

E’ del tutto insufficiente, poi, la motivazione relativa alla valutazione della deposizione testimoniale dell’unico teste preso in esame ( B.). Insufficienza che emerge rispetto alla indeterminatezza del capitolo di prova sul quale era stato chiamato a rispondere e al mancato esame-valutazione delle risposte sugli altri capitoli di prova. Allo stesso modo insufficiente è, anche, la motivazione con riferimento alle altre testimonianze ( C. e M.), ritenute, apoditticamente, non contrastanti con quella di B..

Inoltre, la motivazione risulta contraddittoria nella parte in cui da rilievo, sempre ai fini della decadenza e della prescrizione, agli interventi della Teknolabo, ritenendoli effettuati per risolvere il malfunzionamento dei macchinari – peraltro, non dando conto delle date degli stessi – senza porsi il problema se tali interventi coincidevano o meno con quelli alla base del decreto ingiuntivo a favore della stessa Teknolabo, rispetto al quale sussiste giudicato.

4. Concernendo il motivo accolto il profilo preliminare della decadenza e della prescrizione dell’azione, sono, conseguentemente, assorbiti il secondo e il terzo motivo, che contengono censure a quella parte della sentenza che accoglie la domanda di risoluzione.

5. La Corte dei rinvio dovrà riconsiderare le prove acquisite al fine di accertare se sussiste o meno la decadenza e la prescrizione dell’azione, motivando adeguatamente e senza incorrere in contraddizioni, secondo le indicazioni suddette (p.3). Liquiderà, inoltre, le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE accoglie il primo motivo di ricorso; dichiara assorbiti gli altri;

cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 25 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 15 dicembre 2011

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