Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27001 del 27/12/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 27/12/2016, (ud. 24/11/2016, dep.27/12/2016),  n. 27001

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13823/2014 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati MAURO RICCI,

CLEMENTINA PULLI, EMANUELA CAPANNOLO, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

F.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 271/2013 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA del

06/11/2013, depositata i127/11/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FABRIZIA GARRI;

udito l’Avvocato CAPANNOLO EMANUELA, difensore del ricorrente, la

quale si riporta agli scritti.

Fatto

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

La Corte di appello di Perugia ha dichiarato inammissibile il ricorso con il quale l’Inps aveva chiesto la riforma della sentenza del Tribunale di Spoleto che l’aveva condannato a corrispondere a F.M. a decorrere dal 1 maggio 2008 l’assegno di invalidità negatole in via amministrativa.

La Corte di merito ha verificato che la sentenza del Tribunale era stata notificata all’Inps in data 11.10.2011 mentre il ricorso in appello era stato depositato il 21.9.2012 quando il termine di decadenza di cui all’art. 325 c.p.c., era oramai decorso.

Per la cassazione della sentenza ricorre l’Inps denunciando la violazione degli artt. 148, 170, 285, 325, 327 e 434 c.p.c..

Secondo l’Istituto infatti la notifica della sentenza del Tribunale non era idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione essendo stata effettuata all’Inps in persona del legale rappresentante p.t. e non al procuratore costituito in primo grado.

La F. è rimasta intimata.

Tanto premesso il ricorso è manifestamente fondato.

La notifica della sentenza di primo grado risulta eseguita all’Inps “in persona del legale rappresentante p.t. elettivamente domiciliato c/o l’Ufficio legale dell’Istituto in (OMISSIS)”.

In primo grado l’Inps era costituito in giudizio con gli avvocati Stefania di Cato, Giulia Renzetti e Manuela Varani.

La circostanza che nella notifica non fosse indicato il nominativo dei procuratori domiciliatari presso il quale la notifica doveva essere eseguita a norma degli artt. 285 e 170 c.p.c., ma piuttosto fosse riportata l’indicazione del legale rappresentante pro tempore che aveva eletto domicilio presso l’Ufficio legale dell’Istituto fa sì che tale notifica non sia idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione così come più volte affermato da questa Corte in fattispecie del tutto analoghe (cfr. Cass. n. 25205 del 2013, n. 26122 del 2014 e, recentemente, ord. 6-L n. 18135 del 2016).

La notificazione, per essere idonea a far decorre il termine breve d’impugnazione, deve essere in grado di assicurare che la sentenza sia stata portata a conoscenza della parte per il tramite del suo rappresentante processuale, professionalmente qualificato a valutare l’opportunità dell’impugnazione.

Ciò comporta che la stessa, ai sensi dell’art. 170 c.p.c., deve essere eseguita nei confronti del procuratore costituito in primo grado e non ad un qualsiasi avvocato appartenente all’ufficio legale dell’Ente poichè in tale ultimo caso “la probabilità concreta che la sentenza notificanda pervenga al procuratore della parte, è rimessa – soprattutto nel caso di organizzazioni complesse, quali sono le amministrazioni e gli enti pubblici (come l’INPS) – ad assetti organizzativi degli uffici della parte, che possono essere ben diversi a seconda delle dimensioni e delle prassi locali, anche in ragione delle dimensioni dell’ente. Con la conseguenza che, se si ritenesse valida siffatta notifica occorrerebbe ipotizzare la facoltà della parte di dimostrare che, nonostante l’identità fisica del domicilio con il proprio procuratore, la struttura organizzativa non è stata idonea ad assicurare la tempestiva conoscenza della sentenza da parte del difensore domiciliatario (in tal senso, cfr. Cass. n. 9431 del 2012). L’essenzialità del riferimento nominativo al procuratore della parte nella notificazione discende dalla forma legale prevista dagli artt. 285, 170 c.p.c., che si fonda sul rapporto di rappresentanza tecnica che lega la parte al procuratore domiciliatario, così assicurando, attraverso un vincolo giuridico tra le parti, la finalità – essenziale ai fini del termine per l’impugnazione – che la sentenza sia portata a conoscenza della parte per il tramite del suo rappresentante processuale, professionalmente qualificato a vagliare l’opportunità dell’impugnazione”.

Erroneamente, allora, la Corte territoriale ha accertato che la sentenza era stata notificata ai procuratori costituiti in primo grado laddove invece nella relata si fa riferimento al legale rappresentante p.t. e nessun cenno è fatto agli avvocati costituiti in primo grado. La inidoneità della notifica della sentenza di primo grado a far decorrere il termine breve comporta quale conseguenza la tempestività del ricorso in appello depositato entro il termine annuale di decadenza fissato dall’art. 327 c.p.c., nel testo ratione temporis applicabile al procedimento (si tratta di giudizio iniziato nel 2008 e dunque prima del 4 luglio 2009 quando il termine è stato abbreviato a sei mesi).

Per tutto quanto sopra considerato, il ricorso, manifestamente fondato va accolto e la sentenza cassata con rinvio alla Corte di appello Perugia per l’esame delle censure formulate nel gravame.

Al giudice del rinvio è rimessa poi la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

LA Corte, accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Perugia che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 27 dicembre 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA