Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2700 del 04/02/2011

Cassazione civile sez. trib., 04/02/2011, (ud. 15/10/2010, dep. 04/02/2011), n.2700

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. MAGNO Giuseppe Vito Antonio – Consigliere –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

V.A., rappresentato e difeso dall’Avv. Bianco Emanuele

e domiciliato in Roma Viale Parioli n. 160 presso lo studio dell’Avv.

Vecchio Federico del Foro di Roma;

contro

CONSORZIO DI BONIFICA DI BRADANO E MATAPONTO, in persona del

Presidente e legale rappresentante C.A., elettivamente

domiciliato in Roma Via E. Q. Visconti n. 20, presso lo studio

dell’avvocato Paganelli Maurizio, rappresentato e difeso, come da

procura a margine del controricorso dall’Avvocato PORCARI Francesco

Paolo del Foro di Matera;

Avverso la sentenza n. 37/2/2005 della Commissione Tributaria

Regionale di Potenza emessa depositata in data 4 aprile 2005;

udita la relazione del Consigliere Dott. Renato Polichetti;

udite le conclusioni del P.G. ABBRITTI PIETRO che ha chiesto il

rigetto del ricorso.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

quanto segue:

Con ricorso depositato presso la Commissione Tributaria Provinciale di Matera V.A. impugnava la cartella esattoriale con cui il Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto chiedeva il pagamento dei contributi di bonifica anno 2002 per l’importo di Euro 278,31. La Commissione Tributaria Provinciale di Matera rigettava il ricorso rilevando che il Consorzio, non essendo ente locale, non soggiaceva alle L. n. 241 del 1990 e L. n. 212 del 2000.

Avverso la suddetta sentenza proponeva appello V.A., che veniva rigettato dalla Commissione Tributaria Regionale, in quanto riteneva la sentenza di primo grado adeguatamente motivata, sia con riferimento all’esistenza dei presupposti contributivi, sia sulla base degli elementi di fatto che evidenziavano in modo oggettivo che il suddetto contributo doveva essere versato.

Con il primo motivo del ricorso si deduce testualmente “violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1 giusto rinvio al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62. Errore della cosa giudicata”.

Il motivo e’ illustrato con la deduzione che il rigetto della domanda in merito al difetto di motivazione e’ stato motivato come se si fosse trattato della deduzione di un vizio formale e/o di procedura.

Laddove invece era stato eccepito un vizio sostanziale invocando le norme generali sulla motivazione degli atti amministrativi. Il motivo e’ infondato.

In primo luogo il richiamo all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1 e’ del tutto inconferente, dal momento che nessun difetto di giurisdizione e’ stato in concreto mai rilevato nella suddetta sentenza. Il ricorrente poi addebita alla Commissione Tributaria Regionale di non avere svolto esami ed accertamenti che peraltro il giudice di secondi grado avrebbe potuto effettuare e non d’ufficio – ma solo come verifica della fondatezza o meno – sul piano dei fatti e del diritto, – di specifiche deduzioni prospettate dal contribuente. Deduzioni che al riguardo non vi sono state o comunque non sono state specificate.

Con il secondo motivo di ricorso si denunzia violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 2 e 5; infondata dichiarazione di incompetenza implicita; omessa motivazione. Il motivo e’ infondato.

In primo luogo il richiamo all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 2 (motivi attinenti alla competenza) e’ inconferente. L’addebito e’ riferito all’affermazione della Commissione tributaria regionale secondo cui le richieste di contribuzione del consorzio erano basate su un piano di riparto e un piano di classifica sottoposti al controllo di legittimita’ dell’Amministrazione regionale, nel confronto dei quali nessuna contestazione risultava essere proposta.

Tale affermazione, condivisibile o meno, non e’ qualificabile come affermazione o diniego di competenza.

La censura di omessa motivazione e’ inammissibile, in quanto il ricorso non specifica quale sia il fatto il cui accertamento, positivo o negativo, non sia stato motivato.

Le denunzia che una domanda o una eccezione siano state respinte senza fornire alcuna motivazione al riguardo, non e’ una denunzia di carenza di motivazione, posto che, in base al principio jura novit curia, il giudice dell’impugnazione deve giudicare sulla fondatezza giuridica della domanda o sull’eccezione a prescindere dalla motivazione giuridica addotta al riguardo dalla sentenza impugnata e sulla base dell’oggetto e delle ragioni dell’impugnazione.

Con il terzo motivo del ricorso viene dedotta violazione dell’art. 360, comma 1, n. 3 (violazione di legge), nonche’ errore processuale in diritto per violazione di norme.

Si tratta con tutta evidenza di un motivo generico e privo di specificita’.

Ne consegue il rigetto del ricorso con condanna del ricorrente alle spese del presente giudizio liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del presente giudizio che liquida in Euro settecento/00, di cui duecento/00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 ottobre 2010.

Depositato in Cancelleria il 4 febbraio 2011

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