Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2699 del 05/02/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 2699 Anno 2018
Presidente: AMOROSO GIOVANNI
Relatore: LEO GIUSEPPINA

SENTENZA

sul ricorso 4478-2013 proposto da:
SHMIR OKSANA C.F.

SHMKNO69A47Z138S,

elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA CRESCENZIO 20, presso lo
studio dell’avvocato STEFANO MENICACCI, che la
rappresenta e difende, giusta delega in atti;
– ricorrente 2017
3823

contro

DIAZ DELLA VITTORIA PALLAVICINI MOROELLO;
– intimato –

avverso la sentenza n. 8617/2012 della CORTE D’APPELLO
di ROMA, depositata il 28/11/2012 R.G.N. 661/2009;

Data pubblicazione: 05/02/2018

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 04/10/2017 dal Consigliere Dott.
GIUSEPPINA LEO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. RENATO FINOCCHI GHERSI che ha concluso

per l’inammissibilità in subordine rigetto.

R.G. n. 4478/13
Udienza del 4 ottobre 2017
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

il gravame interposto da Shmir Oksana. nei confronti di Diaz della Vittoria
Pallavicini Moroello, avverso la sentenza del Tribunale della stessa sede con la
quale, in parziale accoglimento del ricorso proposto dalla medesima Shmir, il
Diaz della Vittoria Pallavicini era stato condannato, quale erede di Medici del
Vascello Pallavicini Elvina, al pagamento di Euro 150,00, oltre accessori, a titolo
di compenso per lavoro straordinario in relazione al rapporto di lavoro domestico
svolto dalla ricorrente presso l’abitazione di quest’ultima dal 21/7/2003
all’1/1/2004.
Per la cassazione della sentenza ricorre la lavoratrice sulla base di un motivo.
Il Diaz della Vittoria Pallavicini è rimasto intimato.

MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Con l’unico motivo articolato Shmir Oksana denuncia, in riferimento all’art.
360, primo comma, n. 3 c.p.c., la violazione e falsa applicazione degli artt. 112,
115 e 116 c.p.c., nonché degli artt. 2967, 2733 e segg. c.c, lamentando, in
particolare, la violazione e falsa applicazione dei poteri officiosi del giudice del
lavoro, l’errata valutazione delle risultanze probatorie e l’errato inquadramento
della lavoratrice nel livello A del CCNL per il lavoro domestico, quale
collaboratrice domestica, anziché nel livello B super. dato che, secondo quanto
dedotto dalla ricorrente, la stessa avrebbe svolto anche le mansioni di badante. A
tale ultimo riguardo, la lavoratrice deduce che “la parte resistente non ha
semplicemente dedotto che la ricorrente lavorasse come domestica, ma ha anche

1

La Corte di Appello di Roma, con sentenza depositata il 28/11/2012, respingeva

aggiunto che” la stessa fosse stata assunta “alle dipendenze della Pallavicini nel
luglio 2003 per svolgere compiti di collaboratrice domestica e di addetta alla
datrice di lavoro” ed assume che questa dichiarazione sarebbe la confessione di
parte datoriale in ordine alle effettive mansioni svolte dalla Shmir; pertanto,

sarebbe illegittima perché non avrebbe tenuto conto di tale confessione circa un
residuo debito verso la lavoratrice e, soprattutto, non avrebbe considerato che tale
dichiarazione confessoria era stata ribadita in sede di gravame, anche se non
supportata da alcuna documentazione probatoria ex art. 2697 c.c..
1.1.

11 motivo non può essere accolto.

Invero – anche a prescindere dal fatto che la ricorrente ha censurato la dedotta
errata valutazione dei mezzi istruttori da parte della Corte di merito, nonché la
scelta dei mezzi istruttori utilizzati per l’accertamento dei fatti rilevanti per la
decisione, in riferimento al n. 3 del primo comma dell’art. 360 del codice di rito,
anziché sotto il profilo del vizio di motivazione (cfr., al riguardo, tra le molte,
Cass. n. 21603/2013) e che, sempre in riferimento al n. 3, anziché in riferimento al
n. 4 del predetto articolo 360. ha censurato la pretesa violazione dell’art. 112
c.p.c. sotto il profilo della “mancata corrispondenza tra il chiesto ed il
pronunciato” -, va osservato che la Corte distrettuale, con un iter motivazionale
del tutto condivisibile, suffragato dalla valutazione delle prove e scevro da vizi
logico-giuridici, ha sottolineato che da un attento esame del tenore della comparsa
di costituzione dell’appellato in primo grado, non risulta alcun riconoscimento del
debito di Euro 723,48 ed altresì che la lavoratrice, nel domandare la condanna
della controparte al pagamento di somme a titolo di differenze retributive, nel
ricorso introduttivo del giudizio di prima istanza non ha indicato la qualifica di
riferimento o la retribuzione sulla base della quale è stato formulato il conteggio

secondo la ricorrente, la motivazione della sentenza oggetto del presente giudizio

delle proprie spettanze. La Corte di merito ha poi correttamente osservato che il
Diaz ha dedotto che la Shmir svolgeva mansioni di collaboratrice domestica e non
di badante “(tale non potendo intendersi il mero riferimento all’assistenza alla
persona della Medici”, perché “espressione generica”) e che, pertanto,

dovesse fare riferimento al livello A del CCNL di categoria. nel quale rientrano le
collaboratrici domestiche, per le quali ultime è prevista la retribuzione mensile
minima di Euro 550,00, inferiore, peraltro. a quella concretamente corrisposta dal
Diaz, pari ad Euro 620,00, rimasta non contestata e documentata dalle copie delle
ricevute in atti.
Per quanto, infine, attiene alla valutazione degli elementi probatori, posto che la
stessa è attività istituzionalmente riservata al giudice di merito, non sindacabile in
Cassazione se non sotto il profilo della congruità della motivazione del relativo
apprezzamento, alla stregua dei costanti arresti giurisprudenziali di questa
Suprema Corte. qualora il ricorrente denunci, in sede di legittimità. l’omessa o
errata valutazione di prove testimoniali, ha l’onere non solo di trascriverne il testo
integrale nel ricorso per cassazione. ma anche di specificare i punti ritenuti
decisivi al fine di consentire il vaglio di decisività che avrebbe eventualmente
dovuto condurre il giudice ad una diversa pronunzia, con l’attribuzione di una
diversa valutazione alle dichiarazioni testimoniali relativamente alle quali si
denunzia il vizio (v., tra le molte, Cass. n. 6023 del 2009).
Nel caso di specie, invero, la contestazione, peraltro del tutto generica, sulle
dichiarazioni rese da alcuni testimoni, senza che le stesse siano state trascritte, si
risolve in una inammissibile richiesta di riesame del contenuto di deposizioni
testimoniali e di verifica dell’esistenza di fatti decisivi (cfr. Cass. n. 4056 del
2009), finalizzata ad ottenere una nuova pronuncia sul fatto. certamente estranea

3

correttamente, ai fini del corretto calcolo della retribuzione alla stessa spettante, si

alla natura ed alle finalità del giudizio di cassazione (cfr., ex plurinits., Cass., S.U.,
n. 24148/2013; Cass. n. 14541/2014).
Pertanto, le doglianze articolate dalla ricorrente appaiono inidonee, per i motivi
anzidetti, a scalfire la coerenza della sentenza sotto il profilo dell’iter logico-

Il ricorso deve, pertanto, essere respinto.
Nulla va disposto in ordine alle spese. poiché Diaz della Vittoria Pallavicini
Moroello non ha svolto attività difensiva.
Avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso
sussistono i presupposti di cui all’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del
2002.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma, 4 ottobre 2017

giuridico.

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