Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26987 del 02/12/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 26987 Anno 2013
Presidente: ODDO MASSIMO
Relatore: CORRENTI VINCENZO

SENTENZA

sul ricorso 24134-2007 proposto da:
AL.CA DI MARCO LO MONACO & C. SAS, 01983691005, in
persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA AQUILEIA 12,
presso lo studio dell’avvocato MORSILLO GIUSEPPE, che
lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato
.
2013

BONATI ANTONELLA;
– ricorrente –

2022
contro

Ditta Individuale MARELLO GIOIELLI di VALENZA,
01564310066, in persona del titolare sig. MAURIZIO

Data pubblicazione: 02/12/2013

4

MARELLO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO
POMA 2, presso lo studio dell’avvocato ASSENNATO
GIUSEPPE SANTE, che lo rappresenta e difende;

controricorrente

avverso la sentenza n. 810/2007 della CORTE D’APPELLO

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 02/10/2013 dal Consigliere Dott. VINCENZO
CORRENTI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. CARMELO SGROI che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

T

di TORINO, depositata il 21/05/2007;

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con citazione ritualmente notificata Marello Maurizio proponeva appello alla sentenza
del Tribunale di Alessandria 16.2.2005 che, in parziale accoglimento dell’opposizione
a d.i. proposta dalla sas ALCA per il pagamento di lire 14.871.473 oltre accessori, a

prezzo della materia impiegata, aveva dichiarato la nullità del d.i., l’inesistenza della
cambiale tratta 4.6.1997 e rigettato la domanda dell’opposto.
La corte di appello di Torino, con sentenza 19.4.2007, in parziale riforma aveva
condannato l’appellata ALCA al pagamento di euro 6000 oltre accessori e spese
rilevando che il contenuto del contratto risultava dalla concorde esposizione delle parti,
andava individuato come contratto d’opera e non di somministrazione, come qualificato
dal primo giudice, i motivi di appello erano sufficientemente specificati ed, in assenza
di prova in ordine alla pattuizione del corrispettivo, lo stesso andava determinato ai
sensi dell’art. 2225 cc secondo gli usi vigenti nel settore orafo come accertato dal ctu.
Ricorre ALCA con due motivi, resiste Marello, che ha anche presentato memoria.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Si denunziano, col primo motivo, violazione dell’art. 342 cpc ed insufficiente
motivazione sull’eccezione di nullità dell’atto di appello per mancata specificazione dei
motivi, e col secondo motivazione erronea ed insufficiente sulle risultanze processuali,
violazione dell’art. 342 cpc, non avendo Marello impugnato la qualificazione del
rapporto operata dal primo giudice.
Le censure non meritano accoglimento.
La sentenza impugnata ha dedotto che il contenuto del contratto risultava dalla
concorde esposizione delle parti e sussisteva controversia riguardo al prezzo pattuito,

titolo di corrispettivo per l’attività di progettazione e produzione di gioielli, nonchè di

andava individuato come contratto d’opera e non di somministrazione, come qualificato
dal primo giudice, i motivi di appello erano sufficientemente specificati ed in assenza di
prova in ordine alla pattuizione del corrispettivo lo stesso andava determinato ai sensi
dell’art. 2225 cc secondo gli usi vigenti nel settore orafo come accertato dal ctu.

una mera manifestazione di dissenso.
Sul primo motivo va osservato che la qualificazione della domanda spetta al giudice e la
corte territoriale ha rilevato la specificità dei motivi di appello peraltro indicati
nell’errore del primo giudice per avere escluso dal credito il corrispettivo del lavoro di
progettazione per avere realizzato e fornito gioielli commissionati in esclusiva e per
aver omesso di pronunziare condanna per tale importo.
La sentenza ha anche rilevato che parte ricorrente nel ricorso per ingiunzione
aveva indicato petittun e causa petendi e nessuna nullità era ravvisabile nell’atto di
appello relativamente alla formulazione dei motivi, prospettazione , peraltro, non
riproposta da parte appellata in comparsa conclusionale.
Sul secondo motivo va dedotto che è devoluta al giudice del merito
l’individuazione delle fonti del proprio convincimento e, pertanto, lo sono anche la
valutazione delle prove, il controllo della loro attendibilità e concludenza, la scelta, fra
le risultanze istruttorie, di quelle ritenute idonee ad acclarare i fatti oggetto della
controversia, privilegiando in via logica taluni mezzi di prova e disattendendone altri, in
ragione del loro diverso spessore probatorio, con l’unico limite dell’adeguata e congrua
giustificazione del criterio adottato; conseguentemente, ai rmi d’una corretta decisione,
il giudice non è tenuto a valutare analiticamente tutte le risultanze processuali, né a
confutare singolarmente le argomentazioni prospettategli dalle parti, essendo invece

Di fronte a questa sintetica ma sufficiente motivazione le odierne censure comportano

sufficiente che egli, dopo averle vagliate nel loro complesso, indichi gli elementi sui
quali intende fondare il proprio convincimento e l’iter seguito nella valutazione degli
stessi onde pervenire alle assunte conclusioni, implicitamente disattendendo quelli
logicamente incompatibili con la decisione adottata.

non possono essere utilmente dedotti ove la censura si limiti alla contestazione d’una
valutazione delle prove effettuata in senso difforme da quello preteso dalla parte, perché
proprio a norma dell’art. 116/I CPC rientra nel potere discrezionale del giudice di merito
l’individuare le fonti del proprio convincimento, il valutare all’uopo le prove, il
controllarne l’attendibilità e la concludenza e lo scegliere, tra le varie risultanze
istruttorie, quelle ritenute idonee e rilevanti.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, liquidate in euro
2700, di cui 2500 per compensi, oltre accessori.
Roma 2 ottobre 2013.
il Presidente

Il Consigliere estensore

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Roma,

2. D t C.2013

Pertanto, vizi motivazionali in tema di valutazione delle risultanze istruttorie

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