Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26985 del 02/12/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 26985 Anno 2013
Presidente: ODDO MASSIMO
Relatore: SCALISI ANTONINO

SENTENZA

sul ricorso 27130-2007 proposto da:
CASSATELLA RUGGIERO CSSRGR32E08A669H, elettivamente
domiciliato in ROMA, PIAZZA AMERIGO CAPPONI 16 SCALA
SIN. INT 7, presso lo studio dell’avvocato CERMIGNANI
CARLO, rappresentato e difeso dall’avvocato MASCOLO
ANGELO;
– ricorrente –

2013
1977

contro

CASSATELLA ANTONIO (DECEDUTO) e per esso gli eredi
CASSATELLA MARIA CSSMRA44S70A669A, RUTIGLIANO LUIGI
RTGLGU77H04A669A, elettivamente domiciliati in ROMA,

Data pubblicazione: 02/12/2013

VIA CELIMONTANA

38,

presso lo studio dell’avvocato

PANARITI BENITO, che li rappresenta e difende
unitamente all’avvocato CATAPANO RUGGIERO;
– controricorrenti
avverso la sentenza n.

370/2007 della CORTE D’APPELLO

di BARI, depositata il 03/04/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 26/09/2013 dal Consigliere Dott. ANTONINO
SCALISI;
udito l’Avvocato ALESSANDRO ARDIZZI con delega
dell’Avvocato BENITO PANARITI difensore dei resistenti
che ha chiesto il rigetto del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. AURELIO GOLIA che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

4,

Svolgimento del processo
_
Cassatella Antonio con ricorso del 16 ottobre 1997 con ricorso al Pretore di
_

Barletta chiedeva la reintegrazione nella detenzione di un fondo rustico sito
nel territorio di Barletta tratto in fitto dalla madre usufruttuaria, essendo stato

spogliato alla morte di costei dal nudo proprietario Cassatella Ruggiero.

Il Tribunale di Trani con sentenza del 19 dicembre 2009 deduceva tanto la
materialità dello spoglio che l’animus spogliandi dalle dichiarazioni dello
stesso Cassatella Ruggiero e, pertanto, accoglieva la domanda di reintegra e
respingeva la correlata domanda di risarcimento del danno, compensava le
spese.
Avverso tale sentenza proponeva appello Cassatella Ruggiero, il quale
contestava l’opinabilità del contratto di affitto perché non risultava avente
data certa anteriore al decesso della comune madre e riteneva che, per la tutela
del suo possesso il Cassatella Antonio doveva dimostrare la ultrannualità
dovendosi intendere, invece, che la sua detenzione andava riferita alla mera
tolleranza dell’usufruttuaria. Aggiungeva di essersi immesso nel possesso del
fondo solo in seguito ad accordo con il fratello, il quale, conoscendo
l’illegittimità del suo stato, dichiarava al maresciallo della stazione dei
carabinieri di Barletta di accettare di rilasciare il fondo, dopo aver raccolto il
prodotto dell’annata agraria. Avendo rispettato tale accordo, riteneva del tutto
legittimo il suo operato. Chiedeva, pertanto, che la Corte ritenesse infondata

4

(

l’azione del Cassatella Antonio.
Si costituiva in giudizio Cassatella Antonio
.

.

che contestava la fondatezza

dell’appello e in via incidentale riproponeva la sua domanda di risarcimento
danni, rigettata dal Tribunale di Trani.
i

La Corte di appello di Bari con sentenza n.370 del 2007 rigettava l’appello e,
_
in accoglimento dell’appello incidentale proposto da Cassatella Antonio,
condannava Cassatella Ruggiero al risarcimento dei danni subiti da Cassatella

Antonio da liquidarsi in separata sede. Condannava Cassatella Ruggiero al

decisione la Corte barese osservava: a) che Cassatella Ruggiero, allorché ebbe
a rendere interrogatorio formale aveva ammesso di essersi immesso nel
possesso del fondo oggetto della controversia senza il consenso del fratello e.
pertanto. l’eventuale dichiarazione resa dal Cassatella Antonio al Maresciallo
dei Carabinieri di Barletta, che avrebbe rilasciato il fondo dopo aver
provveduto al raccolto dell’annata, poteva integrare gli estremi di una
semplice promessa, non confermata successivamente e,

comunque, al

momento dell’effettuato spoglio. b) Non poteva trovare ragione la questione
.

_
evidenziata con l’atto

di appello

e,

cioè,

la mancanza di prova

dell’ultrannualità del possesso, considerato che questo è presupposto
dell’azione di manutenzione, ma non dell’azione di spoglio. B) Non poteva
avere rilevo l’eccezione in merito all’imputabilità o meno del contratto di
affitto al Cassatella Ruggiero, non essendo necessaria una determinata causa
negoziale per la tutela del possesso

dall’atto di spoglio altrui, essendo

sufficiente l’accertamento della materialità del possesso, cosa che, certamente,
ricorreva in capo al Cassatella Antonio in base alla stessa confessione
dell’appellante.
_
La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da Cassatella Ruggiero con
.

ricorso affidato a quattro motivi., Cassatella Maria e Putigliano Luigi, eredi di
Cassatella Antonio hanno resistito con controricorso, illustrato con memoria.
2

pagamento delle spese di entrambi i giudizi. A fondamento di questa

_
Motivi della decisione
_

1.= Con il primo motivo Cassatella Ruggiero denuncia la violazione e/o falsa
applicazione nonché contraddittoria motivazione in ordine al presupposto

dell’azione. Avrebbe errato la Corte barese nel non aver considerato che

della sua azione e, cioè, quella di non trovarsi nel bene per mera tolleranza
della genitrice. In particolare, specifica il ricorrente, posto che il contratto di
affitto esibito da Cassatella Antonio, non solo non era munito di data certa,
ma non poteva essere fatto valere dalla stesso perché non aveva chiesto la
verificazione delle sottoscrizioni, era necessario accertare se la relazione tra il
sedicente affittuario e il bene avesse un titolo che legittimasse il titolo a
possedere atteso che per l’esercizio di spoglio era indispensabile la sussistenza
di un possesso o quantomeno il una detenzione qualificata. Detto onere non
.

_
era stato assolto in primo grado, né si era offerto il Cascatella di fornire una
prova postuma nel giudizio di gravame. A questo punto, dunque, ritiene il
ricorrente, la Corte di merito avrebbe dovuto prendere atto che (sia pure per
motivazioni giuridiche diverse da quelle dedotte dall’appellante) l’appellato
non aveva fornito

la prova del presupposto

della sua azione e

conseguentemente avrebbe dovuto cogliere il gravame. Pertanto dica codesta
Ecc. ma Corte, conclude il r ricorrente, se, contestata la genuinità di un
contratto di fitto e non richiesta da colui che oppone detto contratto quale
titolo a possedere la verifica delle sottoscrizioni , nonché contestato
_
comunque il possesso della sua azione sussista il vizio lamentato laddove la
_

_
_

Corte territoriale si limiti a dedurre solo in ordine alla fattispecie dello spoglio
e non in rodine alla sussistenza die presupposti dell’azione di manutenzione.
3

l’appellato odierno resistente, non avesse fornito la prova del presupposto

1.1.= Il motivo ancorché inammissibile perché non pertinente alla ratio è
infondato.
_

1.1.a).= Va qui osservato che le azioni possessorie di cui agli artt. 1168 e
segg. cc ., si basano semplicemente sul fatto stesso del possesso, ovvero della

spoglio. Le azioni a tutela del possesso vengono qualificate possessorie, in
contrapposizione a quelle petitorie esperibili a tutela di diritti reali
(rivendicazione, azione negatoria, azione confessoria) perché, mentre le azioni
petitorie presuppongono la prova della titolarità del diritto, spesso lunga e
difficoltosa, le azioni possessorie si basano sul fatto del possesso, che
qualcuno abbia turbato, o abbia privato del potere di fatto che,

altri

legittimamente e/o anche illegittimamente ha sul bene oggetto della

_

controversia. Come è noto le azioni possessorie servono ad assicurare la pace
sociale impedendo che si possa agire vio.entemente o clandestinamente sul
presupposto che il possessore non sia il vero titolare del diritto. E, ad ulteriore
integrazione, va tenuto conto che se il possesso è tutelato in quanto tale, è
anche vero che l’accertamento

del possesso deve cedere di fronte

all’accertamento del diritto, ed è per questo che le azioni possessorie
forniscono una tutela temporanea, destinata a cessare quando si accerterà il
diritto con l’esercizio delle azioni a difesa della proprietà e degli altri diritti
reali diversi dalla proprietà.
1.1.b).= Sotto altro aspetto va precisato che —come, anche, ritiene la dottrina
più attenta e la giurisprudenza anche di questa Corte (Cfr. Cass. n. 1204 del
13/02/1999), perché sussista la violenza dello spoglio non è necessario che

questo (lo spoglio) sia avvenuto con le armi, con la forza fisica o con minacce,
4

detenzione (che non sia di servizio o di ospitalità) o su quello dell’avvenuto

_
ma è sufficiente che sia avvenuto senza o contro la volontà effettiva o anche,
_
soltanto, presunta del possessore.. Non occorre, insomma, che si tratti di
_

violenza fisica, ma è sufficiente una mera violenza morale, vale a dire una

.

minaccia.

afferma la sentenza impugnata “(..) non ha rilievo la discussione
sull’imponibilità o meno del contratto di affitto al Cassatella Ruggiero, non
essendo necessaria una determinata causa negoziale per la tutela del possesso
dall’atto di spoglio altrui, essendo, invece, sufficiente l’accertamento della
materialità del possesso (insomma la sussistenza del potere di fatto sulla cosa)
cosa che certamente ricorreva in capo al Cassatella Antonio in base alla ridetta
confessione

dell’appellante”.

La

sentenza,

pertanto,

ha dato

atto

dell’essenziale presupposto dell’azione di spoglio e cioè la sussistenza in capo
a Cassatella Antonio del potere di fatto sul bene oggetto della controversia e
dell’avvenuto spoglio da parte di Cassa -lena Ruggiero, senza il consenso del
fratello Cassatella Antonio.
2.= Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione e/o falsa
applicazione dell’art. 228 cpc. e dell’art. 233 cpc., nonché insufficiente e/o
contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il
giudizio. Violazione per omessa motivazione in ordine all’ammissibilità
dell’azione

di

spoglio.

Secondo

il

ricorrente

la Corte

di

merito,

nell’interpretare l’interrogatorio formale, nei quale Cassatella Ruggiero aveva
affermato di essersi immesso nel possesso nel bene oggetto della controversia
senza il consenso del fratello Cassatella Antonio, non avrebbe tenuto conto

del documento redatto dal maresciallo Schiattone, che riportava l’accordo tra

1.1.c).= Ora, la Corte barese ha osservato correttamente questi principi. Come

i due fratelli secondo cui Cassatella avrebbe rilasciato il terreno dopo la
raccolta dell’annata. Ne consegue, sempre secondo il ricorrente, che il Giudice
di appello avrebbe motivato in maniera apparente, ovvero, in modo
.

contraddittorio circa gli effetti del rendimento dell’interrogatorio formale in

ricorrente, sarebbe mai stata ammissibile un’azione di spoglio nel momento in
cui il possessore(?) avendo promesso il rilascio del terreno in favore del
proprietario avesse, dopo che questi si era immesso nel bene rispettando i
termini della promessa, cambiato idea?.
Pertanto dica l’Ecc.ma Corte, conclude il ricorrente, se possa fondarsi una
decisione negativa per il confidente laudove lo stesso confidente adduca e
provi

ducumentalmente

circostanze

da cui

scaturiscano

immediati

riconoscimenti di errori del contenuto della confessione; b) se in presenza di
uan dichiarazione redatta da un pubblico ufficiale circa la prestazione del
futuro attore in spoglio del consenso al rilascio del bene possa colui che ha
reso la dichiarazione di consenso agire in giudizio con la redatta azione di
spoglio, una volta che la persona in cui favore è stata resa la ridetta
dichiarazione si sia immesso nella proprietà; se immessosi il proprietario
dell’immobile nel possesso del bene a seguito del consenso prestato dal
precedente possessore detentore possa essere tenuto a rilasciare il bene a
seguito di azione di spoglio.
2.1= Il motivo è infondato, non solo o non tanto perché sostanzialmente si
,
traduce nella richiesta di una nuova e diversa valutazione delle risultanze
_

processuali, in particolare dell’interrogatorio formale di Cassatella Ruggiero,
non proponibile in sede di legittimità, se non nei limiti della mancanza o
6

violazione dell’art. 360 n. 3 e 5 cpc. E. comunque , sostiene ancora il

_
insufficienza del criterio logico-giuridico, che nel caso specifico non ricorre
_
avendo i giudici di appello ampiamente motivato il loro convincimento; ma e,
soprattutto, perché la decisone della Corte barese risponde ai principi e alla

noiniativa in tema di tutela del possesso di cui agli artt. 1168 e segg. cod. civ.

Corte (Cass. n. 4625 del 1987): nelle azioni possessori, e l’oggetto della tutela
è costituito unicamente dalla relazione che intercorre tra la persona e il bene,
senza necessità che tale relazione trovi giustificazione in un titolo. A sua
volta, nella nozione di spoglio rientrano quegli atti del terzo che, in modo
violento o clandestino, ovvero, e/o, comunque,

contro la volontà del

possessore, privano con effetto, se non permanente, almeno duraturo, il
possessore o il detentore della cosa dei possesso o della detenzione della
medesima o di parte di essa, oppure impediscono completamente il godimento
della cosa posseduta o detenuta o di una parte concreta di essa.
Ora, nel caso specifico, come ha chiarito la sentenza in esame senza
fraintendimenti: a) (…) ricorreva la materialità del possesso in capo a
Cassatella Antonio, per stessa ammissione di Cassatella Ruggiero, b) (…)
all’ano

dell” effettuato

spoglio,

per

stessa ammissione

dello

stesso

spogliatore, (Cassatella Ruggiero, odierno ricorrente) Cassatella Antonio negò
il consenso. in verità, solo un consenso di Cassatella Antonio, possessore del
bene, contestuale all’immissione in possesso del Cassatella Ruggiero avrebbe
evitato la situazione di spoglio di cui si dice, epperò, quel consenso, o,
,
comunque,

la contestualità di quel consenso,

è mancata. A tal fine,

ininfluente restava la dichiarazione di Cassatella Antonio sottoscritta dal

Maresciallo Schiattone

che avrebbe rilasciato il fondo dopo la raccolta
7

Come chiarisce la dottrina più attenta e la stessa giurisprudenza di questa

dell’annata, perché non essendo stata confermata al momento dell’effettuato
_
spoglio non poteva che integrare, come correttamente afferma la sentenza
impugnata, gli estremi di una semplice promessa di rilascio successivamente

non confermata, inidonea a legittimare un’autonoma immissione nel possesso

l’azione di Cassatella Ruggiero interrompeva, con propria e autonoma
iniziativa, e perciò, illegittimamente, la relazione di fatto che intercorreva tra
Cassatella Antonio e la res oggetto della controversia
2.1.a).= D’altra parte e sotto altro aspetto,

a norma dell’art. 2732 cc la

confessione (del Cassatella Ruggiero) poteva essere revocata (invalidata)
soltanto se avesse dimostrato l’inveridicità della dichiarazione, anche che essa
era stata determinata da errore di fatto o da violenza. Piuttosto, dovendo il
dichiarante allegare e provare anche li vizio d’origine della dichiarazione
_
confessoria, al fine dell’invalidazione non era sufficiente dedurre prove
testimoniali limitatamente alla non rispondenza al vero del fatto confessato.
Pertanto, correttamente, il giudice di secondo grado non ha ammesso i mezzi
di prova richiesti al fine di dimostrare l’assenza dell’elemento psicologico
delle spoglio in assenza di dimostrazione dell’errore di fatto o della violenza
che inficiavano la dichiarazione confessoria.
3.= Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione per insufficiente e/o
contraddittoria motivazione circa l’ accoglimento dell’appello incidentale in
ordine al risarcimento del danno. Secondo il ricorrente la Corte di merito,
nell’accogliere la domanda generica di risarcimento avanzata da Cassatella
_

Antionio, avrebbe omesso qualsiasi motivazione sul punto . Proprio perché
era stata eccepita la falsità del contratto di fitto e non essendo stata richiesta la
8

di Cassatella Ruggiero perché, comunque, nonostante quella promessa

verificazione delle sottoscrizioni

e, comunque, della forma della Ricco

Sterpeta veniva meno il titolo in forza del quale il Cassatella Antonio poteva
,

vantare un diritto a permanere nel possesso/detenzione del fondo Insomma,
sostiene il ricorrente se il Cassatella Antonio trovavasi nel possesso o nella

richiesto detto risarcimento sia pure per il periodo limitato di cui all’art. 999

cod.

Civ.;

b)

nel

monumento

in

cui

il

Cassatella

Antonio

era

possessore/detentore di mero fatto (e in ragione o a torto non poteva che
essere così, vista l’opinione della Corte circa l’ininfluenza del contratto)
nessun risarcimento egli poteva pretendere in quanto consolidatosi l’usufrutto
alla

nuda

proprietà

e,

non

avendo

titolo

per

permanere

nel

possesso/detenzione del bene egli avrebbe dovuto immediatamente rilasciare
il terreno in favore del proprietario. Pertanto, dica l’Ecc. Corte, conclude il

_
ricorrente se in presenza di un rapporto di mero fatto con la cosa essendo
inesistente un titolo che legittima la permanenza del detto rapporto, il
possessoreidetentore spogliato possa avere diritto al risarcimento del danno a
carico del pieno proprietario spogliatore, ii quale ha richiesto l’immediata
restituzione del proprio immobile.
3.l.= li motivo è infondato
Come correttamente ritiene la dottrina dominante e la stessa giurisprudenza
anche di questa Corte, essendo il possesso una situazione di fatto avente
propria rilevanza giuridica, dotata di un proprio valore apprezzabile sotto il
profilo patrimoniale, la compromissione dei possesso (dovuta a turbative o a
spoglio) dà luogo certamente e di per sè alla nascita di un obbligo risarcitorio.

9

detenzione qualificata perché titolare di un rapporto di fitto poteva essere

.
La domanda di risarcimento del danno, consiste nella diminuzione
patrimoniale sofferta per il tempo in cui si è protratto lo spoglio o la turbativa

del

possesso,

avendo

contenuto

possessorio,

può

essere

proposta

congiuntamente all’azione di reintegra o di manutenzione. Con l’ulteriore

.

specificazione, tuttavia, che dovendosi considerare che sia le molestie che lo

spoglio integrano gli estremi dell’ illecito c.d. extracontrattuale tipizzato
dall’art. 2043 c.c.. essendo lesivi della posizione di signoria riconosciuta al
possessore sulla res, la relativa azione di risarcimento del danno non rimane
soggetta alla preclusione annuale di cui all’art. 1168 c.c., trovando
applicazione, in tema di illecito extracontrattuale, il termine di prescrizione
stabilito dall’art. 2947 cc..
Pertanto, è corretta la sentenza impugnata laddove ha ritenuto di accogliere la
domanda al risarcimento dei danni avanzata, in forma generica, da Cassatella
Antonio specificando che l’estromissione dal terreno aveva certamente
comportato un danno quanto meno riferibile allo sfruttamento agronomico del
suolo.

4.= Con il quarto motivo il ricorrente lamenta l’omessa, insufficiente e
contraddittoria motivazione nonché violazione e/o falsa applicazione degli
artt. 91 e 92 cpc., in relazione alla condanne alle spese del doppio grado di
giudizio. Secondo il ricorrente, la motivazione della decisione impugnata in
merito alla condanna dell’attuale ricorrente alle spese del doppio grado del
giudizio apparirebbe insufficiente, considerato che la fattispecie fosse

,
oggettivamente suscettibile di valutazioni e provvedimenti per l’appellante
favorevoli. Pertanto, conclude il ricorrente, stabilisca la Corte se in presenza

di prospettazioni contrastanti dalle parti ed a fronte di una domanda che
10

k

quantunque corredata di prova, tuttavia, non venga accolta, possa essere la
condanna alle spese del giudizio motivata esclusivamente sulla base del
criterio della soccombenza.
4.1.= Come hanno avuto modo di chiarire le Sezioni Unite di questa Corte

della soccombenza va inteso nel senso che soltanto la parte interamente
vittoriosa non può essere condannata, nemmeno per una minima quota, al
pagamento delle spese stesse, e il suddetto criterio non può essere frazionato
secondo l’esito delle varie fasi del giudizio, ma va riferito unitariamente
all’esito finale della lite, senza che rilevi che in qualche grado o fase del
giudizio la parte poi soccombente abbia conseguito un esito a lei favorevole.
Pertanto, appare coerente con questi principi la decisione della Corte barese di
condannare Cassatella Ruggiero al pagamento delle spese giudiziali del primo
e del secondo grado del giudizio data la totale soccombenza dello stesso,
specificando, altresì che considerata la necessità di Cassatella Antonio di
impegnarsi in un lungo contenzioso per ottenere ragione dell’altrui abuso
rendeva ingiustificata la compensazione Tisoosta dal primo giudice.
In definitiva, il ricorso va rigettato e il ricoroente in ragione del principio della
soccombenza ex art. 91 cpc. condannato ai pagamento delle spese del presente
giudizio di cassazione che verranno liquidate con il dispositivo

PQM
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
del presente giudizio di cassazione che liquida in C. 1700,00 di cui E. 200,00
per esborsi oltre accessori come per legge.
Così deciso nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile della

(Cass. 2546 dei 2011) in tema di condanna alle spese processuali, il principio

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