Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26978 del 22/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 22/10/2019, (ud. 23/05/2019, dep. 22/10/2019), n.26978

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19641/2018 R.G. proposto da:

T.S., rappresentata e difesa dall’Avv. Mario Tamberi, con

domicilio eletto in Roma, via Barnaba Oriani, n. 85, presso lo

studio dell’Avv. Giuseppe Tamberi;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate – Riscossione, rappresentata e difesa dall’Avv.

Ivana Carso, con domicilio eletto in Roma, via Nomentana, n. 403,

presso lo studio dell’Avv. Antonella Fiorini;

– controricorrente –

e contro

Provincia di Grosseto, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Stefania

Sorrenti e Chiara Canuti, con domicilio eletto in Roma, via

Marimpietri, n. 12, presso lo studio dell’Avv. Giuliana Di Natale;

– controricorrente –

avverso la sentenza del Tribunale di Grosseto, n. 1284/2017,

depositata il 20 dicembre 2017;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 23 maggio

2019 dal Consigliere Iannello Emilio.

Fatto

RILEVATO

che:

1. T.S. convenne in giudizio, innanzi al Giudice di Pace di Grosseto, la Provincia di Grosseto ed Equitalia centro per ottenerne la condanna al pagamento dell’importo di Euro 560,47, oltre interessi e spese, a titolo di restituzione di quanto indebitamente pagato in forza di cartella esattoriale annullata dalla Cassazione a seguito di ricorso straordinario avverso la pronuncia di rigetto dell’opposizione da parte del Giudice di pace.

Instaurato il contraddittorio, il rappresentante di Equitalia diede atto, in udienza, dell’intervenuto pagamento, del quale però parte attrice dichiarò non essere a conoscenza.

Il Giudice di pace pronunciò quindi sentenza con la quale, preso atto dell’intervenuto pagamento, compensò interamente le spese.

2. Interpose appello la T. la quale evidenziò che, come appreso solo dopo la sentenza di primo grado, il pagamento era effettivamente avvenuto, ma non in maniera totalmente sattisfattiva, mancando ancora Euro 42,70.

Con la sentenza in epigrafe il Tribunale di Grosseto ha quindi condannato le appellate al pagamento, in favore dell’appellante, del predetto importo di Euro 42,70; ha rigettato nel resto l’appello, compensando interamente tra le parti le spese di lite di entrambi i gradi di giudizio.

Ha infatti rilevato che:

– in mancanza di prova dell’effettuazione del rimborso prima della notifica della citazione, il giudice di primo grado avrebbe dovuto ritenere la soccombenza virtuale delle parti convenute con riferimento alla domanda di restituzione della somma;

– tale pagamento risultava effettivamente non integralmente satisfattivo, residuando la predetta somma di Euro 42,70;

– “considerato l’intervenuto pagamento della sorte capitale prima della sentenza di primo grado e l’esiguità della somma residua dovuta a titolo di interessi, sussistono i presupposti per compensare interamente le parti le spese di entrambi i gradi di giudizio”.

3. Avverso tale decisione T.S. propone ricorso per cassazione affidato a due motivi, cui resistono sia l’Agenzia delle entrate – Riscossione sia la Provincia di Grosseto, depositando controricorsi.

4. Essendo state ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata notificata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

La ricorrente e la Provincia controricorrente hanno depositato memorie ex art. 380-bis c.p.c., comma 2.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, sostanziale mancanza di motivazione (assolutamente contraddittoria) e conseguente nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e dell’art. 111 Cost., comma 6.

Lamenta l’intrinseca insanabile contraddizione della sentenza impugnata là dove, prima osserva che il giudice di primo grado avrebbe dovuto ritenere la soccombenza virtuale delle parti con riferimento alla domanda di restituzione della somma, poichè effettuata in corso di causa, mentre subito dopo valorizza tale pagamento ai fini della compensazione integrale delle spese.

2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia poi, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. per avere regolato in tali termini le spese sulla base di circostanze a tal fine del tutto inidonee, quali l’intervenuto pagamento (peraltro parziale) nel corso del giudizio di primo grado e l’esiguità della somma residua.

3. E’ fondato il secondo motivo, di rilievo preliminare ed assorbente.

Questa Corte, con indirizzo ormai consolidato, cui qui si intende dare continuità, ha chiarito che in tema di spese giudiziali, le “gravi ed eccezionali ragioni”, indicate esplicitamente nella motivazione per giustificare la compensazione totale o parziale, ai sensi dell’art. 92 c.p.c., comma 2, nella formulazione applicabile ratione temporis, introdotta dalla L. n. 69 del 2009, non possono essere illogiche o erronee, altrimenti configurandosi il vizio di violazione di legge, denunciabile in sede di legittimità (v. Cass. 09/03/2017, n. 6059; 26/09/2018, n. 23059).

Inoltre, già nel vigore del previgente testo della citata norma (introdotto dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lett. a), in virtù del quale la compensazione delle spese poteva essere giustificata, oltre che dalla soccombenza reciproca, anche dell’esistenza di “altri giusti motivi, esplicitamente indicati nella motivazione”, questa Corte aveva precisato che tale esigenza di esplicita indicazione non poteva considerarsi soddisfatta “quando il giudice abbia compensato le spese in considerazione del “valore assai esiguo della causa”, che si traduce – in specie ove l’importo delle spese sia tale da superare quello del pregiudizio economico che la parte abbia inteso evitare agendo in giudizio facendo valere il proprio diritto – in una sostanziale soccombenza di fatto della parte vittoriosa con lesione del diritto di agire in giudizio e di difendersi ex art. 24 Cost., con conseguente violazione di legge per l’illogicità ed erroneità delle motivazioni addotte” (Cass. 10/06/2011, n. 12893; v. anche, in motivazione, Cass. 13/07/2015, n. 14550).

Il giudice d’appello non si è conformato ai suddetti principi.

In accoglimento del secondo motivo di ricorso, assorbito il primo, la sentenza impugnata deve pertanto essere cassata.

Non essendo peraltro necessari non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, con la condanna dei resistenti, in solido, al pagamento delle spese processuali di entrambi i gradi del giudizio di merito: da liquidarsi, come da dispositivo, in assenza di nota spese in atti, avuto riguardo agli esborsi indicati in ricorso e, quanto ai compensi, facendo applicazione, ratione temporis in relazione alla data della sentenza d’appello che ha parzialmente riformato quella di primo grado (v. Cass. 19/12/2017, n. 30529; 04/07/2018, n. 17577), dei parametri di cui al D.M. 10 marzo 2014, n. 55, considerando i valori medi ridotti del 50%.

Alla soccombenza segue altresì la condanna dei resistenti in solido al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo.

Spese tutte, sia del giudizio di merito che del presente giudizio di cassazione, da liquidarsi in favore del procuratore antistatario, che ne ha fatto richiesta.

P.Q.M.

accoglie il secondo motivo di ricorso; dichiara assorbito il primo; cassa la sentenza in relazione al motivo accolto; decidendo nel merito condanna la Provincia di Grosseto e l’Agenzia delle entrate – Riscossione, in solido, al pagamento delle spese del giudizio di merito liquidate:

a) per il primo grado in Euro 165 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 43,83 ed agli accessori di legge;

b) per il giudizio d’appello in Euro 315 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 103,33 ed agli accessori di legge.

Condanna altresì i resistenti, in solido, al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 322,50 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200 ed agli accessori di legge.

Spese tutte distratte in favore del procuratore antistatario, Avv. Mario Tamberi.

Così deciso in Roma, il 23 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 22 ottobre 2019

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