Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26970 del 02/12/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 26970 Anno 2013
Presidente: LA TERZA MAURA
Relatore: MANCINO ROSSANA

ORDINANZA
sul ricorso 1852-2012 proposto da:
COOPERATIVA BERGAMASCA A RL 02105980169, in persona
del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA EMILIO DE’ CAVALIERI 11, presso lo studio
dell’avvocato PIERFRANCESCO ZECCA, rappresentata e difesa
dall’avvocato FRANCESCO RANIERI giusta procura in calce al
ricorso;
– ricorrente contro
BIHICH ABDESSAMADE 3HCBSS82E10Z330H) elettivamente
domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CASSAZIONE,
rappresentato e difeso dall’avvocato MOSHI NYRANNE giusta
procura speciale a margine della seconda pagina della memoria di
costituzione;

Data pubblicazione: 02/12/2013

- resistente avverso l’ordinanza n. R.G. 1785/2011 del TRIBUNALE di MILANO
del 20/12/2011, depositata il 21/12/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
17/10/2013 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA MANCINO;

è presente il P.G. in persona del Dott. MARIO FRESA.

Ric. 2012 n. 01852 sez. ML – ud. 17-10-2013
-2-

r.g.n. 1852/2012 Cooperativa Bergamasca a r.l. c/ Bihich Abdessamade
Oggetto: regolamento di competenza

Svolgimento del processo e motivi della decisione

1.

La causa è stata chiamata all’adunanza in camera di consiglio del 17 ottobre
2013, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., sulla base della seguente relazione redatta a

2

Il Tribunale di Milano, adito da Bihich Abdessamade, socio lavoratore della
Cooperativa Bergamasca a r.1., per l’accertamento della sussistenza del rapporto
di lavoro subordinato intercorso con la predetta cooperativa,
dell’illegittimità/nullità della sanzione disciplinare della sospensione di 10 giorni
e del licenziamento, e per la condanna alla reintegrazione e al risarcimento del
danno, affermava la propria competenza con riferimento all’impugnazione del
licenziamento, in base al rilievo che l’espulsione conseguita al licenziamento
fosse stata determinata da ragioni attinenti esclusivamente al rapporto di lavoro
subordinato, e riteneva spettante all’arbitro, alla stregua della clausola
compromissoria inserita nello Statuto la cui validità non era contestata, la
questione attinente all’esclusione della qualità di socio;

3. avverso questa ordinanza la Cooperativa Bergamasca a r.l. propone istanza di
regolamento di competenza, ex art. 42 c.p.c., lamentando violazione degli artt.
1,5 della L.142/2001 (come modificata dalla L.30/2003) per l’erronea
regolamentazione del riparto della competenza, deducendo, per controversie
come nella specie, in tema di licenziamento intimato in dipendenza o
contestualmente all’esclusione del socio, l’incompetenza del tribunale in
funzione di giudice del lavoro e la competenza del tribunale ordinario (nella
specie il Tribunale ordinario di Milano, all’uopo richiamando Cass. 24692/2010);
4. Bihich, costituendosi in giudizio, assume l’inammissibilità del proposto
regolamento giacché involge questione attinente al rito da applicarsi e alla mera
ripartizione di funzioni fra sezioni di un organo giudicante (il Tribunale di
Milano, sezione lavoro e sezione ordinaria);
5. il ricorso è inammissibile;
6. è principio pacifico che la ripartizione delle funzioni fra le sezioni lavoro e le
sezioni ordinarie di un organo giudicante è estranea al concetto di competenza e
1
r.g. n. 1852/2012

norma dell’art. 380 bis c.p.c.:

attiene alla distribuzione degli affari all’interno dello stesso Ufficio, con
conseguente inammissibilità del regolamento di competenza proposto avverso
l’ordinanza con la quale il giudice adito affermi la competenza di altra sezione del
medesimo organo giudicante ovvero dichiari la propria competenza negando
quella di altra sezione (v., ex multis, Cass. 23981/2006; Cass. 20494/2009; Cass.
17502/2010; Cass. 24656/2011), trattandosi di questione concernente la
ripartizione degli affari all’interno dello stesso Ufficio giudiziario;

distribuzione degli affari giurisdizionali all’interno dello stesso Ufficio, non
risulta, pertanto, scrutinabile in questa sede di legittimità”.
8. All’odierna udienza è stato depositato atto di rinuncia al ricorso da parte della
ricorrente; alla rinuncia ha aderito la controricorrente.
9. L’intervenuta rinuncia al ricorso comporta l’estinzione del giudizio.
10. Le spese del giudizio di legittimità si compensano fra le parti, atteso che il
controricorrente ha aderito alla rinuncia formulata dal ricorrente con
compensazione delle spese.

P.Q.M.

La Corte dichiara estinto il giudizio; spese compensate.
Così deciso in Roma, il 17 ottobre 2013.

7. la regolamentazione richiesta dalla ricorrente a questa Corte, per attenere alla

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