Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26968 del 05/10/2021

Cassazione civile sez. lav., 05/10/2021, (ud. 28/04/2021, dep. 05/10/2021), n.26968

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LORITO Matilde – rel. Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3277/2020 proposto da:

A.A., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso LA CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato LUCA ZUPPELLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Brescia, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1179/2019 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA

R.G.N. 1094/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/04/2021 dal Consigliere Dott. MATILDE LORITO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

A.A. cittadino pakistano, chiedeva alla competente commissione territoriale in via principale, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

in via subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6 (nel testo applicabile ratione temporis);

la Commissione Territoriale rigettava l’istanza;

avverso tale provvedimento proponeva ricorso dinanzi al Tribunale di Brescia, che ne disponeva il rigetto;

tale ordinanza, appellata dal soccombente, è stata confermata dalla Corte distrettuale;

a fondamento della decisione assunta, la Corte territoriale, premesso che il narrato – attinente a conflitti familiari nel corso dei quali suo fratello era stato ucciso ed era stato fatto attentato anche alla propria vita – pur credibile, evidenziava l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento delle forme di protezione internazionale invocate dal ricorrente;

alla stregua delle informazioni reperibili su siti internazionali ECOI, era emerso che il Pakistan, in passato oggetto di pesanti attacchi terroristici, aveva adottato importanti misure di sicurezza;

quanto alla protezione c.d. umanitaria del pari invocata, non risultavano indicate particolari ragioni di vulnerabilità individuale che giustificassero la permanenza in territorio italiano, né l’attività saltuaria di lavapiatti era idonea ad evidenziare un vero e proprio radicamento nel paese ospitante; il provvedimento della Corte d’appello è stato impugnato per cassazione con ricorso fondato su due motivi;

il Ministero dell’Interno, non costituito nei termini di legge con controricorso, ha depositato. atto di costituzione ai fini dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo si denuncia violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3,D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 14 e dell’art. 5, comma 6 TUI;

ci si duole che la Corte territoriale non abbia attivato i poteri officiosi necessari alla acquisizione di una adeguata conoscenza della situazione in cui versa il Paese di provenienza, in cui la generalizzata violenza dilaga, come desumibile anche da attendibili fonti di informazione quale Amnesty International;

2. il secondo motivo prospetta motivazione omessa, insufficiente o contraddittoria su questioni controverse e decisive per il giudizio, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, si insiste sulla violazione del dovere di cooperazione istruttoria in via officiosa da parte del giudice del merito, che può utilizzare anche canali diplomatici rogatori ed amministrativi, al fine di temperare l’asimmetria derivante dalla posizione delle parti;

3. i motivi, che possono congiuntamente trattarsi siccome connessi, sono fondati per i motivi di seguito esposti;

in via di premessa è bene rammentare come questa Corte, in numerosi approdi, abbia considerato che la forma di protezione di cui all’art. 14, lett. c), prescinde da fatti che attengano a una vicenda individuale che il richiedente abbia l’onere di allegare e provare e che chi invochi la protezione sussidiaria ex art. 14, lett. c), non si trova nella necessità di fornire ragguagli circa la propria storia personale: correlativamente, non ha l’esigenza di avvalersi dei criteri posti dall’art. 3, comma 5, per colmare le lacune probatorie che quella storia evidenzi;

e’ stato altresì posto in rilievo che il fatto costituivo della forma di protezione in esame è la situazione di pericolo generalizzato dato dalla violenza indiscriminata in presenza di conflitto armato nel paese o nella regione in cui l’istante deve essere rimpatriato;

si è quindi avuto modo di ribadire come la prova di tale situazione, in difetto di attivazione della parte, vada acquisita d’ufficio dal giudice: come è stato efficacemente rilevato in più occasioni, quando il cittadino straniero che richieda il riconoscimento della protezione internazionale abbia adempiuto all’onere di allegare i fatti costitutivi del suo diritto, sorge il potere dovere del giudice di accertare anche d’ufficio se, ed in quali limiti, nel paese straniero di origine dell’istante si registrino fenomeni di violenza indiscriminata, in situazioni di conflitto armato interno o internazionale, che espongano i civili a minaccia grave e individuale alla vita o alla persona, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), (ex plurimis, vedi Cass. 28/6/2018, n. 17069, Cass. 4/3/2020 n. 11970);

nello specifico, il richiedente ha adempiuto al proprio onere assertivo, specificando che a cagione del conflitto familiare – nel quale il proprio fratello aveva perso la vita ed egli stesso era sfuggito ad un tentativo di omicidio da parte di un cugino – egli si era rivolto alla polizia che, corrotta dallo zio, non gli aveva offerto alcun aiuto né protezione;

sul punto, i giudici di seconda istanza hanno rimarcato che la vicenda familiare tracciata dal richiedente era strutturalmente attendibile, ma che le acquisizioni informative non avevano delineato il quadro di una situazione di violenza generalizzata che potesse giustificare l’adozione della forma di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c;

in siffatto contesto, il richiamo dei giudici di seconda istanza a fonti EASO COI 2017 e 2018 – che davano genericamente conto di un calo degli attacchi terroristici da parte di militanti islamici e del conseguimento di maggiori successi nel campo della sicurezza interna – non appaiono sufficienti ad integrare quel dovere di cooperare all’accertamento della situazione reale del paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri officiosi di indagine e di acquisizione documentale (vedi Cass. 12/1/2021 n. 262), che avrebbero dovuto indirizzarsi anche verso la situazione di corruttela da parte della polizia la quale, secondo il narrato del ricorrente, non aveva assicurato la doverosa protezione, data la situazione di corruttela in cui si trovava ad operare;

tale dovere, nella interpretazione resa dalla giurisprudenza di questa Corte(vedi Cass. 16/7/2020 n. 15215), impone al giudicante di utilizzare, ai fini della decisione, C.O.I. ed altre informazioni relative alla condizione interna del Paese di provenienza o rimpatrio del richiedente, ovvero della specifica area di esso, che siano adeguatamente aggiornate e tengano conto dei fatti salienti interessanti quel Paese o area, soprattutto in relazione ad eventi di pubblico dominio (quali come nella specie, lo stato di corruttela diffuso nelle forze dell’ordine), pure tenendo conto della Convenzione di Istambul;

alla stregua delle sinora esposte argomentazioni, il ricorso deve essere accolto;

la sentenza va cassata con rinvio alla Corte d’appello designata in parte dispositiva, la quale provvederà a scrutinare la fattispecie devoluta alla luce dei principi enunciati, provvedendo anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Brescia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche in ordine alle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 28 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2021

 

 

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