Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26965 del 23/12/2016

Cassazione civile, sez. VI, 23/12/2016, (ud. 01/07/2016, dep.23/12/2016),  n. 26965

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – rel. Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4305/2016 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE CARSO 23, presso

lo studio dell’avvocato MARIO ANTONIO ANGELELLI, che lo rappresenta

e difende giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1696/2015 della CORTE D’APPELLO di TORINO del

16/09/2015, depositata i128/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’01/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CARLO DE CHIARA;

udito l’Avvocato Maria Rosaria Damizia (delega verbale avvocato Mario

Angelilli) difensore del ricorrente che si riporta agli scritti.

Fatto

PREMESSO

Che è stata depositata relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., nella quale si legge quanto segue:

“1. – Il sig. C.A., cittadino turco di etnia curda, ricorse al Tribunale di Torino avverso il diniego di protezione internazionale disposto dalla competente Commissione territoriale, la quale aveva ritenuto generico il suo racconto, nonchè poco credibile, e rilevato la mancanza di riscontri sull’esistenza, nella zona di provenienza del ricorrente, di casi documentati di persecuzioni nei confronti della popolazione curda.

Il Tribunale respinse il ricorso confermando le valutazioni della Commissione e aggiungendo che davanti a questa il ricorrente non aveva fatto riferimento a sospetti delle autorità turche circa la sua collaborazione con il PKK e alla pretesa affiliazione di suo fratello allo stesso partito, e che non era credibile neppure la deduzione di essere stato oggetto di vessazioni anche nella città di Smirne – in cui si era trattenuto solo tre giorni – a causa dell’attività del fratello, fuoriuscito dalla Turchia da undici anni.

La decisione del Tribunale, appellata dal soccombente, è stata confermata dalla Corte d’appello, la quale ha fatto proprie le valutazioni del primo giudice, osservando che non era dato comprendere perchè durante l’audizione davanti alla Commissione l’appellante, cui era ben chiaro che si stava parlando della situazione in Turchia, avesse omesso circostanze rilevanti quali la sua asserita collaborazione con il PKK e i sospetti delle autorità circa l’attività del fratello, circostanze poi indicate nel successivo giudizio come scatenanti la persecuzione nei suoi confronti; nè l’appellante aveva spiegato come mai egli, a fronte dell’ultradecennale allontanamento di suo fratello dalla Turchia, fosse ancora richiesto di informazioni sul suo conto e vessato dalle autorità; nè, infine, aveva spiegato come fosse stato possibile che egli, allontanatosi dal paese natale e rifugiatosi a (OMISSIS), città di oltre milioni e mezzo di abitanti, sia stato subito individuato in tale città e prontamente sottoposto vessazioni.

2. – Il sig. C. ha proposto ricorso per cassazione con due motivi, cui l’amministrazione intimata non ha resistito.

3. – Il primo motivo di ricorso è inammissibile perchè, pur essendo rubricato come violazione del D.Lgs n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, si risolve nella pura e semplice contestazione della valutazioni in fatto dei giudici di merito, sensa che sia sollevata, in realtà, alcuna specifica, rilevante questione giuridica.

4. – Il secondo motivo, con il quale si denuncia “omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo per il giudizio”, è inammissibile perchè il fatto in questione è, in definitiva, “un documento prodotto dal ricorrente che fa riferimento allo status di rifugiato del fratello B.”: documento non meglio specificato, neppure quanto al contenuto, nè comunque allegato al ricorso”;

che tale relazione è stata notificata agli avvocati delle parti costituite;

che non sono state presentate memorie.

Diritto

CONSIDERATO

Che il Collegio condivide le considerazioni svolte nella relazione sopra trascritta;

che pertanto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che in mancanza di attività difensiva della parte intimata non occorre provvedere sulle spese processuali.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 1 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 dicembre 2016

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