Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26958 del 05/10/2021

Cassazione civile sez. lav., 05/10/2021, (ud. 22/04/2021, dep. 05/10/2021), n.26958

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3027/2020 proposto da:

B.M., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato CARLO BAROTTI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI VICENZA, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. cronologico 11041/2019 del TRIBUNALE di

VENEZIA, depositato il 19/12/2019 R.G.N. 3063/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22/04/2021 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. con decreto 19 dicembre 2019, il Tribunale di Venezia rigettava il ricorso di B.M., cittadina nigeriana, avverso il decreto della Commissione Territoriale di Vicenza, di reiezione delle sue domande di protezione internazionale e umanitaria;

2. esso riteneva la scarsa credibilità del racconto della richiedente, che aveva riferito di avere coltivato una relazione omosessuale con una donna del suo Paese della durata di dieci anni, anche dopo essere stata costretta dallo zio a contrarre un matrimonio, dal quale aveva avuto una figlia, con un uomo che l’aveva violentata e picchiata in occasione di ogni rapporto e che alla fine aveva scoperto la relazione tra le due donne, reagendo con violenza e minacce; sicché, aveva deciso di lasciare il proprio Paese, sostenuta da amici che “l’aiutavano dapprima ad uscire dalla custodia della polizia pagando la cauzione” e poi ad ottenere un visto allo scopo. Il Tribunale basava tale valutazione sul freddo distacco e l’anaffettività manifestati dalla straniera nel racconto della vicenda occorsale e delle relazioni verso la figlia e la stessa amante e sulla scarsa chiarezza della sua attuale situazione in Italia, essendo uscita dalla rete di accoglienza, vivendo con un connazionale, suo datore di lavoro e avendo fornito indicazioni contraddittorie, nelle versioni rese, delle proprie occupazioni lavorative;

3. esso pertanto negava la ricorrenza dei presupposti per le protezioni maggiori, pure in assenza, ai fini della protezione sussidiaria, di una situazione di violenza indiscriminata in Abia State, nella parte meridionale della Nigeria, di provenienza della richiedente, sulla base di fonti ufficiali specificamente indicate; ma neppure di concedibilità della protezione umanitaria, per la sua non credibilità e l’opacità della sua condizione in Italia;

4. con atto notificato il 18 gennaio 2020, la straniera ricorreva per cassazione con tre motivi; il Ministero dell’Interno intimato non resisteva con controricorso, ma depositava atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ult. alinea, cui non faceva seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. la ricorrente deduce omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, quale l’arresto per omosessualità a seguito della denuncia del marito, come da documentazione tempestivamente depositata ed allegata al ricorso e riferito nelle audizioni amministrativa e giudiziale: condizione punita come reato in Nigeria (primo motivo); violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, art. 14, lett. c), per la propria esposizione, in caso di rimpatrio, a grave danno alla persona, per essere la relazione omosessuale punita in Nigeria come crimine con la pena detentiva (secondo motivo);

2. essi, congiuntamente esaminabili per ragioni di stretta connessione, sono fondati;

3. la ricorrente ha correttamente dedotto un fatto storico, quale è indubbiamente la circostanza del suo arresto per omosessualità, che effettivamente non è stato oggetto di disamina giudiziale: ella ha pertanto rispettato la previsione normativa e il paradigma deduttivo, secondo il testo novellato dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in ordine ad un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e carattere decisivo (perché, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia), avendo indicato il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività” (Cass. s.u. 7 aprile 2014, n. 8053; Cass. 12 ottobre 2017, n. 23940);

3.1. in tema di protezione internazionale del cittadino straniero, questa Corte ha già evidenziato (Cass. 9 settembre 2019, n. 21262) che la dichiarazione del richiedente di avere intrattenuto una relazione omosessuale impone al giudice del merito la verifica, anche officiosa, delle conseguenze che la scoperta di una tale relazione determina secondo la legislazione del paese di provenienza dello straniero, perché qualora un ordinamento giuridico punisca l’omosessualità come un reato, questo costituisce una grave ingerenza nella vita privata dei cittadini, che ne compromette la libertà personale e li pone in una situazione di oggettivo pericolo (Cass. 24 ottobre 2018, n. 26969; Cass. 20 settembre 2012, n. 15981). Sul punto è da richiamare anche la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea, che, pronunciandosi sulla direttiva 2004/83/CE (recepita in Italia con il D.Lgs. n. 251 del 2007), ha avuto modo di sottolineare come la pena detentiva che sanzioni taluni atti omosessuali e trovi effettivamente applicazione nel paese d’origine, che abbia adottato una siffatta legislazione, debba essere considerata sanzione sproporzionata o discriminatoria e costituisca pertanto un atto di persecuzione: sicché, spetta alle autorità nazionali procedere, nell’ambito dello scrutinio dei fatti e delle circostanze ai sensi dell’art. 4 della direttiva, ad un esame di tutti i fatti pertinenti che riguardano il paese d’origine, comprese le disposizioni legislative e regolamentari di quello Stato, e relative modalità di applicazione, come previsto dall’art. 4, paragrafo 3, lettera a) della direttiva stessa (CGUE 7 novembre 2013, C-199/12, C-200/12, C201/12, Minister voor Immigratie en Asiel);

3.2. questa Corte ha altresì affermato che le dichiarazioni del richiedente asilo sul proprio orientamento sessuale debbano essere raccolte da un intervistatore competente e valutate dal giudice secondo i criteri procedimentali di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comparate con COI aggiornate e pertinenti e possano essere sufficienti da sole a dimostrare l’appartenenza al gruppo sociale a rischio persecutorio, ovvero la circostanza che nel paese d’origine il soggetto sia stato percepito come tale. Sicché, il giudicante, evitando indebite invasioni nella vita privata e non lasciandosi condizionare da stereotipi, deve accertare la concreta situazione del richiedente e la sua particolare condizione personale, valutando se questi possa subire, a causa del suo orientamento sessuale reale o percepito, atti persecutori e minacce gravi ed individuali alla propria vita o alla persona, così trovandosi nell’impossibilità di vivere nel proprio paese d’origine senza rischi effettivi per la propria incolumità psico-fisica (Cass. 26 maggio 2020, n. 9815): dovendo altresì essere accertata la sussistenza, in tale Paese, di un’adeguata protezione da parte dello Stato, a fronte di gravissime minacce provenienti da soggetti privati (Cass. 23 aprile 2019, n. 11176);

3.3. inoltre, le dichiarazioni del richiedente asilo sul proprio orientamento sessuale devono essere valutate dal giudice secondo i criteri procedimentali di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 (Cass. 9 luglio 2020, n. 14671), comparate con COI aggiornate e pertinenti e possono da sole bastare a dimostrare l’appartenenza ad un gruppo sociale a rischio persecutorio (Cass. 28 settembre 2020, n. 20385);

3.4. nel caso di specie, il Tribunale ha escluso la credibilità della richiedente, sull’essenziale valutazione di genericità del racconto della vicenda e, secondo una prospettazione eminentemente soggettiva, di freddo distacco e di anaffettività manifestati dalla straniera, anche a riguardo delle relazioni con la figlia e la stessa amante (dal primo al quarto capoverso di pg. 6 del decreto): così venendo meno ad una valutazione conforme ai principi di diritto suenunciati;

4. la ricorrente deduce infine violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per la negata protezione umanitaria nonostante la prova agli atti del proprio ottimo inserimento sociale e lavorativo in Italia (terzo motivo);

5. esso è assorbito;

6. pertanto i primi due motivi di ricorso devono essere accolti, con l’assorbimento del terzo, la cassazione del decreto impugnato, in relazione ai motivi accolti e rinvio, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, al Tribunale di Venezia in diversa composizione.

PQM

La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso; assorbito il terzo; cassa il decreto impugnato, in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, al Tribunale di Venezia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 22 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA