Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26943 del 26/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 26/11/2020, (ud. 09/07/2019, dep. 26/11/2020), n.26943

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. FANTICINI Giovanni – Consigliere –

Dott. D’AURIA Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24892-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

TIS TECNICHE IDRAULICO STRADALI SRL;

– intimato –

avverso la sentenza n. 329/2011 della COMM.TRIB.REG. di ROMA,

depositata il 13/09/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/07/2019 dal Consigliere Dott. D’AURIA GIUSEPPE.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

La Commissione Tributaria Regionale del Lazio – sezione distaccata di Roma- con sentenza del 29.3.2011 ha respinto l’appello dell’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale della stessa città che, in accoglimento del ricorso proposto da T.I.S.- Tecniche Idraulico Sanitarie s.p.a., e per ciò che in questa sede ancora rileva, aveva annullato la cartella di pagamento notificata alla società, a seguito di controllo automatizzato D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, per il recupero dell’IVA 2002, accertando l’insussistenza del credito preteso.

La CTR, premesso che l’Ufficio aveva ammesso, sotto il profilo aritmetico, la correttezza delle contestazioni della T.I.S., ha rilevato che, contrariamente a quanto da esso ritenuto, l’inesistenza della pretesa tributaria ben può essere accertata in sede contenziosa, anche se il contribuente non ha presentato la dichiarazione integrativa nei termini.

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per la cassazione della sentenza, affidato ad unico motivo.

T.I.S. s.p.a. non svolge difese.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Con l’unico motivo di ricorso, l’Agenzia denuncia violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 55 e 36, artt. 112 e 277 c.p.c… Deduce che l’appello si fondava su tre distinti motivi di gravame, e sostiene che la CTR avrebbe deciso solo sul primo, mentre avrebbe omesso di pronunciare sul secondo e sul terzo, con i quali essa aveva, rispettivamente, lamentato l’assoluta infondatezza della ricostruzione operata dalla contribuente in relazione alla propria posizione IVA e l’erroneità della sentenza di primo grado, laddove ipotizzava il diritto di portare in detrazione dall’IVA a debito i versamenti effettuati avvalendosi del condono di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis.

Il motivo va dichiarato inammissibile, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 6, atteso che, non essendo stati prodotti nè il ricorso della contribuente nè la sentenza di primo grado, e non essendo neppure stati chiariti gli esatti termini in cui la controversia si era sviluppata in primo grado, dalla mera lettura dell’atto d’appello, fondato su un unico motivo estremamente confuso nell’esposizione, non è possibile evincere la proposizione di tre distinte censure.

L’atto infatti così esordiva: “l’Ufficio non condivide assolutamente l’assunto dei giudici di prima istanza… (che) hanno disatteso quanto previsto dal D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8 bis in tema di dichiarazioni rettificative. Infatti la motivazione… (omissis) sottintende la presunta perenne possibilità per i contribuenti di emendare le proprie dichiarazioni senza essere assoggettati a nessun termine di legge” e, dopo aver riassunto le ragioni di fatto dalle quali traevano origine i rilievi, proseguiva contestando che l’errore compiuto dalla società potesse ritenersi meramente formale in quanto “dall’attenta analisi del mod. unico 2001 (presentato da T.I.S.: n.d.r.) si evince che la suddetta dichiarazione finisce a debito e non a credito, nè l’importo richiesto a credito è stato evidenziato nell’apposito campo”

Non può considerarsi separato motivo di doglianza l’inciso “si aggiunga che la documentazione prodotta dalla società.. non consente in alcun modo di determinare gli importi dei crediti vantati dalla parte;

infatti risultano prodotte delle semplici fotocopie…” che non muove alcuna specifica critica alla decisione della CTP (non risultando, peraltro, che in primo grado fosse stata contestata la conformità delle copie agli originali), nè può imputarsi alla CTR di non aver interpretato quale separato motivo di ricorso l’inciso finale “inoltre giova precisare che il condono non consente il ripristino di un eventuale credito, nè le somme versate in eccesso possono essere restituite”, non collegato ad una precisa statuizione della sentenza di primo grado.

Poichè TIS s.p.a. non ha svolto difese, non v’è luogo alla liquidazione delle spese.

P.Q.M

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 9 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2020

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