Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26943 del 22/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 22/10/2019, (ud. 24/09/2019, dep. 22/10/2019), n.26943

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – rel. Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7427-2018 proposto da:

D.P.O., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 38,

presso lo studio dell’avvocato MAIORANA ROBERTO, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS) COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ROMA, in persona

del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1330/2017 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 25/08/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/09/2019 dal Presidente Relatore Dott. GENOVESE

FRANCESCO ANTONIO.

Fatto

FATTI DI CAUSA e RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte d’appello di Ancona ha confermato la decisione adottata dal Tribunale di quella stessa città che aveva respinto il ricorso proposto dal sig. D.P.O., cittadino del Senegal, di professione camionista, avverso il provvedimento negativo del Ministero dell’Interno – Commissione territoriale di Roma 2 – Ancona che non aveva accolto le richieste di protezione internazionale e sussidiaria nonchè del permesso di soggiorno per motivi umanitari, invocati sulla base di una vicenda personale (secondo la quale, Egli, per sfuggire all’ostracismo dato dal suo ex datore di lavoro, il quale non aveva creduto alla sua versione circa una rapina da Egli subita nel corso di un viaggio lungo la Casamance, sebbene egli fosse stato soccorso da militari), in ragione della quale poi aveva abbandonato il suo Paese e si era imbarcato per l’Italia.

Secondo il giudice del gravame, andavano respinte tutte le richieste di protezione invocate dal ricorrente, in quanto basate su una narrazione, da un lato, poco credibile (perchè non era ipotizzabile l’esistenza di un datore di lavoro così potente da potergli negare l’accesso al lavoro in tutto il Paese), e priva di coerenza e inattendibile, per le innumerevoli discrasie riscontrate nella sua narrazione (il mancato utilizzo di un percorso alternativo a quello seguito; la mancata denuncia nonostante il soccorso dei militari, ecc.), ma in ogni caso esorbitante dai casi di protezione e di pericolo di danno grave alla persona e senza la presenza delle condizioni rilevanti ai fini della protezione umanitaria, anche per la mancata indicazione delle sue vulnerabilità, in caso di rimpatrio.

Avverso tale provvedimento ricorre il sig. D.P.O., con un unico mezzo, con il quale assume: la violazione del TU, D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 5, comma 6, e art. 19, del principio del divieto di refoulement e della L. n. 110 del 2017 che ha introdotto nell’ordinamento nazionale il reato di tortura, ai fini della giusta deliberazione sulla domanda di protezione umanitaria.

Il Ministero ha resistito con controricorso.

Il Collegio condivide la proposta di definizione della controversia notificata alle parti costituite nel presente procedimento, alla quale non sono state mosse osservazioni critiche.

Il ricorso, infatti, deve essere dichiarato inammissibile.

Il ricorso è inammissibile poichè, a fronte di una motivazione reiettiva, basata sulla mancanza di allegazioni di specifiche vulnerabilità del richiedente asilo, il mezzo propone un ampio catalogo di ipotesi di accoglimento in base a molteplici forme e rationes di tutela (persino, da ultimo, in forza di una innovativa legge nazionale, riferita anche al pericolo di torture nel Paese a quo) senza che, tuttavia, degli ipotizzati pericoli (al di fuori di quelli reputati non credibili e in ordine ai quali la Corte non può accedere a forme di riesame) nè il richiedente asilo e nè la difesa tecnica abbiano mai discorso nelle sedi anteriori alla presente istanza.

Alla inammissibilità del ricorso non segue l’affermazione dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato, avendo il ricorrente conseguito l’ammissione al PASS, ma solo l’addebito delle spese di lite, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Cort:

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite che liquida in Euro 2.1000,00, oltre SPAD e accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6-1a sezione civile, il 24 settembre 2019

Depositato in Cancelleria il 22 ottobre 2019

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