Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26932 del 05/10/2021

Cassazione civile sez. I, 05/10/2021, (ud. 21/09/2021, dep. 05/10/2021), n.26932

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco A. – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso n. 31442/2018 proposto da:

C.C.G., rappresentata e difesa dall’Avv. Ciro Centore,

per procura speciale stesa in calce al ricorso per cassazione.

– ricorrente –

contro

S.M.T., rappresentata e difesa, in virtù di procura

speciale in calce al controricorso, dall’Avv. Luisa Petrone, con la

quale elettivamente domicilia in Roma, presso lo studio dell’Avv.

Stella Mauro, alla via Alfonso Miola, n. 68.

– controricorrente –

e nei confronti di:

I.N.P.S., nella persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentato e difeso dagli Avv.ti Antonella Patteri, Luigi

Caliulo, e Sergio Preden, come da procura in calce al controricorso

e ricorso incidentale e presso gli stessi elettivamente domiciliato

in Roma, alla via Cesare Beccaria, n. 29, negli uffici

dell’Avvocatura centrale dell’Istituto.

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza della Corte di appello di NAPOLI, n. 2475/2018,

pubblicata il 28 maggio 2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21 settembre 2021 dal Consigliere Dott. Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Napoli ha accolto l’appello proposto da S.M.T. (coniuge superstite) avverso la sentenza del Tribunale Napoli Nord n. 1373/2017 del 22 maggio 2017 ed ha rigettato la domanda proposta da C.C.G. (coniuge divorziato) di riconoscimento di una quota di pensione di reversibilità spettante ad O.A., deceduto il (OMISSIS), dichiarando l’irripetibilità delle somme già percepite dalla C. in forza della sentenza di primo grado e della natura alimentare dei crediti agiti.

2. Il Tribunale di primo grado aveva dichiarato il diritto della C., quale coniuge divorziato, cui spettava l’assegno divorzile, a percepire una quota del 13% della pensione di reversibilità e aveva rigettato le domande proposte in via riconvenzionale dall’INPS, compensando per intero le spese di lite.

3. La Corte di appello di Napoli ha rilevato che la sentenza della Corte di appello che, in altro giudizio, aveva riconosciuto un assegno divorzile in favore della C. non era passata in giudicato, perché era stata cassata dalla Corte di Cassazione e che, in assenza di una sentenza che si fosse pronunciata sull’esistenza del diritto all’assegno divorzile, spettava alla Corte d’appello affermare se tale diritto sussistesse al momento del divorzio e, quindi, se spettasse alla C. una quota della pensione di reversibilità.

4. I giudici di secondo grado hanno, dunque, stabilito che, in applicazione del principio secondo cui l’assegno divorzile assolve ad una mera funzione assistenziale, come effetto ultrattivo della solidarietà che unisce i coniugi, alla C. non spettava alcuna assegno divorzile, poiché ella non era priva di mezzi di sostentamento in quanto pensionata quale ex insegnante della scuola primaria e che, di conseguenza, non le spettava neppure una quota della pensione di reversibilità.

5. C.C.G. ha proposto ricorso per cassazione, con atto affidato a due motivi.

6. S.M.T. ha depositato controricorso.

7. L’I.N.P.S. ha depositato controricorso e ricorso incidentale, affidato ad un unico motivo.

8. C.C.G. ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 9, comma 3 e della L. n. 263 del 2005, art. 5, comma 1, avendo la Corte d’appello erroneamente applicato la normativa vigente, la quale non prevede che, ai fini del riconoscimento della pensione di reversibilità dell’ex coniuge defunto, il riconoscimento giudiziale del diritto all’assegno divorzile debba essere conseguito con sentenza passata in giudicato, essendo volontà del legislatore che il diritto all’assegno divorzile sia solo giudizialmente accertato.

2. Con il secondo motivo si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6 e della L. n. 898 del 1970, art. 9, comma 3, avendo la Corte d’appello ignorato i criteri previsti dall’art. 5 citato, che avevano condotto la stessa Corte a concedere l’assegno divorzile in favore della ricorrente ed avendo omesso la Corte di valutare, incidenter tantum, la titolarità della C. all’assegno divorzile attraverso l’esame di tutti i criteri di cui alla prima parte della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6.

3. L’I.N.P.S. ha proposto ricorso incidentale affidato ad un unico motivo, con il quale deduce la violazione dell’art. 2033 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, non essendo condivisibile la decisione della Corte d’appello che ha affermato la natura irripetibile delle somme corrisposte alla C. (per un ammontare di Euro 24.224,70 versata in unica soluzione nel luglio 2017 per arretrati, oltre la rata di agosto 2017), attesa la natura alimentare dei crediti agiti.

4. Tanto premesso, con ordinanza del 14-20 ottobre 2020, n. 44, la Corte di appello di Salerno ha dichiarato rilevante e non manifestamente infondata, la questione di legittimità costituzionale della L. 1 dicembre 1970, n. 898, artt. 9 e 12 bis e della L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 5, nella parte in cui non prevedono che il requisito della titolarità dell’assegno sussista anche in caso di morte dell’obbligato, intervenuta, in presenza di una sentenza parziale di divorzio sullo status, prima della definitiva determinazione dell’assegno già riconosciuto in sede di provvedimenti provvisori presidenziali.

5. In particolare, è stato osservato che “Secondo il quadro delineato dalla legge, finché non è stata emessa una sentenza di divorzio, il coniuge economicamente più debole è tutelato dall’esistenza del rapporto di coniugio, che si potrae durante il periodo di separazione e comporta relativi diritti in tema di riconoscimento della pensione di reversibilità e dell’indennità di fine rapporto. Quando la sentenza viene emessa, la tutela, non più garantita dallo stato di coniugio, viene assicurata dalle norme divorzili, che equiparano coniuge ed ex coniuge ai fini della reversibilità e garantiscono una quota dell’indennità di fine rapporto. All’interno di tale sistema, la cui ratio, come si è detto, è la tutela di diritti fondamentali di soggetti deboli, vi è un vulnus, verosimilmente non considerato dal legislatore, anche in ragione del fatto che sono successivamente intervenute modifiche in tema di sentenza non definitiva di divorzio, che riguarda la posizione di chi non è più coniuge, perché divorziato, ma non ha ancora visti regolamentati i suoi diritti definitivi in tema di assegno divorzile. Vi e’, per la figura indicata, una disparità di trattamento sia con chi abbia già ottenuto un divorzio, sia con chi non lo abbia ottenuto. Vi è altresì disparità, tra chi abbia ottenuto una sentenza non passata in giudicato e, quindi, suscettibile di essere travolta e chi abbia ottenuto un mero provvedimento presidenziale, disparità quest’ultima processualmente giustificabile con la differenza tra provvedimento provvisorio e sentenza, ma possibile fonte di ingiustizie sostanziali”.

La Corte territoriale ha, quindi, affermato che la L. n. 898 del 1970, art. 9, comma 2, come interpretato alla luce della L. n. 263 del 2005, art. 5, si pone in contrasto con l’art. 2 Cost., nella misura in cui subordina la funzione solidaristica della pensione alla sussistenza di presupposti meramente formali e con l’art. 3 Cost., comma 2, in quanto preclude irragionevolmente al destinatario di un assegno divorzile provvisorio l’accesso alla tutela pensionistica ex art. 9, comma 2, sebbene anch’egli sia beneficiario di una forma di contribuzione economica al pari dell’ex coniuge, cui l’assegno sia stato riconosciuto con sentenza.

6. Va, quindi, disposto il rinvio a nuovo ruolo della trattazione del ricorso in attesa della decisione della Corte Costituzionale.

P.Q.M.

rinvia il ricorso a nuovo ruolo in attesa della decisione della Corte

Costituzionale in ordine al menzionato giudizio incidentale promosso dalla Corte d’appello di Salerno.

In caso di diffusione del presente provvedimento si omettano le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2021

 

 

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