Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26922 del 23/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 23/12/2016, (ud. 24/11/2016, dep.23/12/2016),  n. 26922

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20963-2014 proposto da:

I.N.P.S., ISTITUITO NAZIONALE DELLA PREVIDINZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati SERGIO PREDEN,

LIDIA CARCAVALLO, LUIGI CALIULO, ANTONELLA PATTERI giusta procura a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

P.M., PA.AN., PA.AN., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA ANDRFEA BAFILE 2, presso lo studio

dell’Avvocato MAFALDA MATTA, rappresentati e difesi dall’Avvocato

NELLO SILVESTRI, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 940/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

3/2/2014, depositata il 31/3/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CATERINA MAROTTA;

udito l’Avvocato ANTONELLA PATTERI, difensore del ricorrente, che si

riporta agli scritti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1 – Il Consigliere relatore, designato ai sensi dell’art. 377 c.p.c., ha depositato in cancelleria la seguente relazione ex artt. 380 bis e 375 c.p.c., ritualmente comunicata alle parti:”La Corte di appello di Napoli confermava la sentenza di primo grado che aveva accolto la domanda con la quale Pa.An., Pa.An. e P.M. avevano chiesto (quali dipendenti della Sofer S.p.A. di (OMISSIS) ed in relazione all’ulteriore periodo lavorativo, soggetto all’assicurazione obbligatoria I.N.A.I.L. contro le malattie da amianto, decorrente dal 9/11/1999 e sino alla data della emananda sentenzà) il riconoscimento del beneficio della rivalutazione contributiva ai sensi della L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8. La Corte territoriale, premesso che gli appellati avevano Ottenuto precedente sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Napoli (n. 18683/1999) confermata in appello (n. 312/2000) e passata in giudicato, la declaratoria del diritto alla rivalutazione contributiva dell’intero periodo soggetto all’assicurazione obbligatoria, ritenevano che tale pronuncia definitiva non potesse che riguardare anche il periodo successivo a tale sentenza.

Avverso tale decisione propone ricorso l’I.N.P.S., deducendo violazione dell’art. 2909 c.c. e della L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8. Sostiene l’Istituto che gli effetti del precedente giudicato non potessero comportare la intangibilità, nel successivo giudizio, della soluzione giuridica adottata e non potessero determinare l’adeguamento della provvista contributiva per un periodo ulteriore e dunque diverso da quello in relazione al quale il diritto degli istanti era stato accertato con pronuncia definitiva. Rileva che, in assenza di alcun vincolo da giudicato, il segmento di contribuzione previdenziale suscettibile di rivalutazione contributiva è solo quello corrispondente al periodo di lavoro svolto in costanza di esposizione all’amianto, e non già l’intero periodo coperto dall’assicurazione obbligatoria contro l’amianto.

Pa.An., Pa.An. e P.M. resistono con controricorso.

Il ricorso è manifestamente fondato.

E’ incontroverso tra le parti che il primo giudizio (definito con sentenza passata in giudicato) e quello di cui all’odierna causa abbiano ad oggetto periodi di lavoro diversi in relazione ai quali è stato chiesto il beneficio della rivalutazione contributiva per l’esposizione qualificata all’amianto. Ed infatti, nel precedente contenzioso, il periodo di interesse era stato quello dall’assunzione alla decisione del Tribunale (8/11/1999); nell’attuale, il periodo di interesse è quello dal 9/11/1999 sino alla data dell’emananda sentenzà.

Come da questa Corte più volte affermato in una ipotesi del genere il formarsi del giudicato in ordine alla prima controversia non ha effetto preclusivo con riguardo alla seconda, giacchè il principio secondo cui, quando due giudizi tra le stesse parti abbiano ad oggetto il medesimo rapporto o negozio giuridico, la risoluzione di una questione di fatto o di diritto che costituisce la premessa o il fondamento logico – giuridico della decisione di uno di essi preclude il riesame, nell’altro processo, dello stesso punto accertato o risolto, può operare solo con riguardo a due giudizi che abbiano coincidenza di oggetto, cosa che non si verifica quando essi hanno invece ad oggetto due diversi periodi lavorativi, ancorchè relativi al medesimo rapporto (cfr. Cass. 12 maggio 1999, n. 4725; Cass. 16 febbraio 2007, n. 3628). Del resto, il giudicato non si forma (anche) sugli aspetti del rapporto che non abbiano costituito oggetto di accertamento effettivo, specifico e concreto, come nella specie l’accertamento dell’esposizione qualificata all’amianto per il periodo dal 9/11/1999 in poi (cfr. Cass. 25 settembre 2007, n. 19720; Cass. 10 ottobre 2007, n. 19720; Cass. 17 marzo 2015, n. 5264).L’intervenuto giudicato con riguardo al periodo fino all’8/11/1999 non poteva, pertanto, avere effetti preclusivi sul successivo giudizio instaurato al fine di ottenere il riconoscimento dell’esposizione qualificata e la conseguente rivalutazione contributiva per il periodo dal 9/11/1999 in poi.

Si aggiunga che la giurisprudenza di questa Corte interpreta la norma contenuta nella L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8 nel senso che il beneficio pensionistico ivi previsto spetta unicamente ai lavoratori che, in relazione alle lavorazioni cui sono stati addetti e alle condizioni dei relativi ambienti di lavoro, abbiano subito per più di dieci anni (periodo in cui vanno valutate le pause fisiologiche, quali riposi, ferie e festività) una esposizione a polveri di amianto superiori ai limiti previsti dal D.Lgs. n. 277 del 1991, artt. 24 e 31 (v. Cass. 30 luglio 2010, n. 17916, inserita nell’archivio Certalex). In particolare, la Corte ha ritenuto che detta disposizione non consente la rivalutazione dell’intero periodo coperto da assicurazione obbligatoria contro l’amianto (cioè, in pratica l’intero periodo di assicurazione all’I.N.A.I.L., nel quale è ricompreso, tra i tanti, anche il rischio dell’amianto), atteso che, da un lato, l’estensione del beneficio a tutto il periodo assicurativo comporterebbe una ingiustificata discriminazione nei confronti dei lavoratori delle cave e delle miniere di amianto e di quelli colpiti da malattie causate dallo stesso materiale e che, dall’altro, l’espressione intero periodo lavorativo soggetto all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall’amianto deve essere inteso – alla luce delle finalità proprie della L. n. 257 del 1992 evidenziate anche dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 5 del 2000 – come periodo caratterizzato dal rischio di contrarre malattie, quale è soltanto il periodo in cui vi sia stata una esposizione qualificata al rischio di asbesto (cfr. Cass. 6 aprile 2002, n. 4950; Cass. 29 maggio 2014, n. 12126).

Per quanto sopra considerato, si propone l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata con rinvio ad altro giudice di merito che procederà ad un nuovo esame; il tutto, con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5″.

2 – Non sono state depositate memorie ex art. 380 bis c.p.c., comma 2.

3 – Questa Corte ritiene che le osservazioni in fatto e le considerazioni e conclusioni in diritto svolte dal relatore siano del tutto condivisibili, siccome coerenti alla giurisprudenza di legittimità in materia e che ricorra con ogni evidenza il presupposto dell’art. 375 c.p.c., n. 5 per la definizione camerale del processo.

4 – In conclusione il ricorso va accolto e l’impugnata sentenza va cassata con rinvio alla Corte di appello di Napoli che, in diversa composizione, procederà ad un nuovo esame attenendosi al già riportato principio di diritto e provvederà anche in ordine alla spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Napoli, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 dicembre 2016

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