Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26919 del 29/11/2013


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Civile Sent. Sez. 6 Num. 26919 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: DE STEFANO FRANCO

SENTENZA
sul ricorso 6595-2012 proposto da:
ENEL SERVIZIO ELETTRICO SPA 09633951000, Società con
unico azionista, soggetta all’attività di direzione e coordinamento di
Enel Spa, nella qualità di procuratore della ENEL DISTRIBUZIONE
SPA, in persona del proprio procuratore, nonché ENEL SERVIZIO
ELETTRICO SPA, Società con unico azionista, soggetta all’attività di
direzione e coordinamento di Enel Spa, nella sua qualità di beneficiaria
del ramo di azienda della ENEL DISTRIBUZIONE SPA, in persona
del proprio procuratore, elettivamente domiciliate in ROMA, VIA G.
DA CARPI 6, presso lo studio dell’avvocato SZEMERE
RICCARDO, che le rappresenta e difende giusta procura a margine del
ricorso;

Data pubblicazione: 29/11/2013

- ricorrenti contro
BUSIELLO CIRO;

– intimato –

MARIA CAPUA VETERE del 5/04/2011, depositata il 28/07/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
06/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCO DE STEFANO;
è presente il P.G. in persona del Dott. AURELIO GOLIA che ha
concluso per l’accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo
1. Va premesso in fatto che:
1.1. con sentenza n. 2028 depositata il 28.7.11 in causa n. 7509/10 r.g.
il tribunale di Santa Maria Capua Vetere rigettò l’appello proposto da
Enel Distribuzione S.p.A. avverso la sentenza del giudice di pace di
Santa Maria Capua Vetere, che l’aveva condannata a risarcire a Ciro
Busiello il danno da inadempimento del contratto di somministrazione
di energia elettrica, ravvisato nell’inottemperanza al provvedimento
dell’Autorità Garante per l’Energia Elettrica e il Gas (d’ora in avanti
AEEG o A.E.E.G.) — deliberazione n. 200 del 1999 ed in particolare il
suo art. 6, comma 4 — che aveva previsto l’obbligo per il fornitore di
predisporre una modalità gratuita di pagamento dell’energia, in tal
senso ritenuto integrato il contratto di somministrazione;
1.2. avverso tale sentenza Enel Servizio Elettrico s.p.a., nella duplice e
distinta qualità di procuratore speciale di Enel Distribuzione S.p.A. e di
beneficiaria di ramo di azienda di Enel Distribuzione spa, ha proposto
ricorso per cassazione affidato a sei motivi; controparte, dal canto suo,
non ha espletato attività difensiva.
Ric. 2012 n. 06595 sez. M3 – ud. 06-11-2013
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avverso la sentenza n. 2028/2011 del TRIBUNALE di SANTA

Motivi della decisione
2. Parte ricorrente si duole:
– col primo motivo, di violazione e falsa applicazione dell’art. 2 legge
14 novembre 1995, n. 481, negando un potere dell’AEEG di integrare
i contratti di utenza al di fuori delle delibere in tema di produzione ed

– col secondo motivo, di vizio motivazionale su come il
provvedimento dell’AEEG abbia potuto ricondursi all’art. 2, comma
12, lett. h), della legge suddetta, unica norma a consentire l’integrazione
dei contratti di utenza, ma in materia diversa;
– col terzo motivo, di violazione e falsa applicazione dell’art. 2, comma
12, lett. h), della legge n. 481 del 1995, in relazione all’art. 1196 cod.
civ., sussistendo in capo all’AEEG solo il potere di incidere sulle tariffe
dei contratti;
– col quarto motivo, di violazione e falsa applicazione dell’art. 1339
cod. civ. e vizio motivazionale sulla reputata sostituzione automatica di
clausole, esclusa invece perché l’inottemperanza dell’ENEL era
sanzionata ex art. 20, lett. c), 1. cit.;
– col quinto motivo, di vizio motivazionale sull’idoneità della
deliberazione AEEG a porre un precetto integrativo sufficientemente
determinato;
– col sesto motivo, di difetto di interesse ad agire, violazione dei
principi in tema di causalità adeguata (richiamandosi gli artt. 40 e 41
cod. pen. e 1223 cod. civ.) e degli artt. 1175 e 1375 cod. civ., pure
adducendo un abuso del diritto di controparte.
3. Sul punto è giurisprudenza consolidata di questa Corte (tra le prime,
v. Cass. 27 luglio 2011, n. 16401; tra le innumerevoli altre, v.: Cass.,
ord. 12 dicembre 2011, n. 26610; Cass. 20 dicembre 2011, n. 27818;
Cass., ord. 7 febbraio 2012, n. 1734; Cass. 22 novembre 2012, n.
Ric. 2012 n. 06595 sez. M3 – ud. 06-11-2013
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erogazione di servizi;

20691; Cass., ord. 25 febbraio 2013, n. 4690; Cass. 4 luglio 2013, nn.
16757, 16758, 16759, 16760, 16761, 16762; Cass. 5 luglio 2013, nn.
16917, 16918, 16919, 16920; Cass. 8 luglio 2013, nn. 16959, 16960,
16961, 16962, 16963, 16964; Cass. 9 luglio 2013, n. 17032; Cass. 8
agosto 2013, n. 18998; Cass. 9 agosto 2013, n. 19046; Cass. 9 ottobre

– il potere normativo secondario (o, altrimenti, il potere di emanazione
di atti amministrativi precettivi collettivi) dell’Autorità per l’Energia
Elettrica e il Gas ai sensi della legge 14 novembre 1995, n. 481, art. 2,
comma 12, lett. h), si può concretare anche nella previsione di
prescrizioni specifiche, che non lascino al destinatario margini di scelta
sul quando e sul quomodo, le quali, tramite l’integrazione del regolamento
di servizio, di cui al comma 31 dello stesso art. 2 citato, possono in via
riflessa integrare, ai sensi dell’art. 1339 cod. civ., il contenuto dei
rapporti di utenza individuali pendenti anche in via derogatoria delle
norme di legge, ma alla duplice condizione che queste ultime siano
meramente dispositive – e, dunque, derogabili dalle stesse parti – e che
la deroga venga comunque fatta dall’Autorità a tutela dell’interesse
dell’utente o consumatore, restando invece esclusa – salvo che una
previsione speciale di legge o di una fonte comunitaria ad efficacia
diretta non la consenta – la deroga a norme di legge di contenuto
imperativo e la deroga a norme di legge dispositive a sfavore
dell’utente e consumatore;
– nella specie, la previsione della deliberazione n. 200 del 1999, art. 6,
comma 4, imponendo all’esercente “di offrire al cliente almeno una
modalità gratuita di pagamento della bolletta”, si connotava certamente
come prescrizione del tutto inidonea ad integrare una clausola di
contenuto determinato, come già affermato nei precedenti di questa
Corte; in realtà, una prescrizione come quella in discorso, per la sua
Ric. 2012 n. 06595 sez. M3 – ud. 06-11-2013
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2013, n. 22998; Cass. 14 ottobre 2013, nn. 23286 e 23300) che:

indeterminatezza, assegnava all’esercente una sorta di obbligo di
perseguimento di un risultato con ampi poteri di scelta, salva la
valutazione dell’A.E.G.G. circa il raggiungimento del risultato
attraverso i poteri di ispezione, accesso ed acquisizione di
documentazione e notizie;

dell’A.E.E.G. n. 200 del 1999 non ha comportato la modifica o
integrazione del regolamento di servizio del settore esistente all’epoca
della sua adozione e, di riflesso, l’integrazione dei contratti di utenza ai
sensi dell’art. 1339 cod. civ., sicché l’azione di responsabilità per
inadempimento contrattuale esercitata dalla parte attrice risulta priva di
fondamento, perché basata su una clausola contrattuale inesistente,
siccome non introdotta nel contratto di utenza;
– inoltre, anche un eventuale preteso inadempimento dell’obbligo di
informazione sarebbe infondato: essendo evidente che, se la delibera
non ha integrato il contratto per la sua indeterminatezza, l’oggetto
dell’obbligo de quo non poteva neppure essere insorto.
4. Il Collegio condivide in pieno tale orientamento e ritiene doveroso
assicurargli continuità, con la conseguente necessità di accogliere il
ricorso, sulla base dello scrutinio complessivo ed unitario dei primi
quattro motivi — per la loro evidente connessione e con assorbimento
degli altri, anch’essi complessivamente ed unitariamente considerati — e
la sentenza è cassata.
5. Il Collegio reputa a questo punto che non vi sia necessità di rinvio,
potendo la causa essere decisa nel merito, in quanto non occorrono
accertamenti di fatto per ritenere che la domanda proposta dall’utente
debba essere rigettata: al riguardo, prospettandosi l’infondatezza della
domanda anche per il profilo ulteriore inerente il preteso
inadempimento dell’obbligo di informazione, la domanda originaria
Ric. 2012 n. 06595 sez. M3 – ud. 06-11-2013
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– pertanto, la prescrizione dell’art. 6, comma 4, della Delibera

può senz’altro essere rigettata, per quanto argomentato sopra al punto
3; ma le spese delle fasi di merito, sulle quali questa Corte deve
provvedere, possono essere integralmente compensate, poiché è
notorio che nella giurisprudenza di merito la questione di diritto
dell’efficacia della norma della nota deliberazione è stata decisa in modi

Le spese del giudizio di legittimità seguono, invece, la soccombenza e
si liquidano in dispositivo ai sensi del d.m. n. 140 del 2012.

P. Q. M.
La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione; cassa la sentenza
impugnata in relazione ai motivi accolti, assorbiti gli altri; decidendo la
causa nel merito, accoglie l’appello dispiegato dall’odierna ricorrente e
rigetta la domanda della parte intimata; compensa le spese dei gradi di
merito; condanna parte intimata al pagamento, in favore di
controparte, in pers. del leg. rappr.nte p.t., delle spese del giudizio di
legittimità, liquidate in euro seicento, di cui euro duecento per esborsi,
oltre spese generali ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile
della Corte suprema di cassazione, addì 6 novembre 2013.

opposti.

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