Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26908 del 22/10/2019

Cassazione civile sez. trib., 22/10/2019, (ud. 04/04/2019, dep. 22/10/2019), n.26908

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. LEUZZI Salvatore – Consigliere –

Dott. MELE Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2890-2013 proposto da:

M. IMMOBILIARE SRL, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DELLA

CAMILLUCCIA 19, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO MARCONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIANPAOLO IASELLI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI (OMISSIS), in persona

del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 143/2012 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 28/05/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

04/04/2019 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MELE.

Per la cassazione della sentenza della commissione tributaria

regionale della Campania n. 143/15/12 depositata il 28.5.2012, non

notificata.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 4

aprile 2019 dal relatore cons. Francesco Mele.

Fatto

RILEVATO

Che:

– La predetta sentenza ha riformato la sentenza della commissione tributaria provinciale di Caserta di accoglimento del ricorso proposto da M. Immobiliare srl avverso avviso di accertamento con il quale, per l’anno 2003, era contestata l’indebita detrazione di IVA per Euro 48.468,43 in relazione a fatture emesse dalla società Metal Flegrea in liquidazione, avviso formato dalla Agenzia delle Entrate di (OMISSIS) sulla base di un p.v.c. redatto da funzionari della Direzione regionale-settore accertamento.

– Per la cassazione della predetta sentenza la società contribuente propone ricorso affidato ad un unico articolato motivo.

– Resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

– Il ricorso è stato fissato in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2, e dell’art. 380 bis 1 c.p.c., introdotti dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1 bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

– Si deve dare atto preliminarmente che la ricorrente – dopo avere depositato richiesta di sospensione del processo D.L. n. 50 del 2017, ex art. 11, comma 8, – ha depositato in data 24.12.2018 istanza di trattazione del processo onde ottenere la dichiarazione di estinzione del processo per cessazione della materia del contendere perchè estinta la pretesa tributaria a seguito della definizione della lite ai sensi del menzionato art. 11.

– Il collegio osserva che non risulta dagli atti di causa che sia intervenuta la dedotta definizione e l’asserita estinzione della pretesa tributaria.

– Come detto, il ricorso consta di un unico articolato motivo recante “Violazione e/o falsa applicazione delle norme di diritto (art. 360, comma 1, n. 3), e motivazione omessa, insufficiente o contraddittoria circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360, comma 1, n. 5)”.

– I primi due profili ravvisabili nel motivo hanno carattere preliminare e, in quanto connessi, possono essere trattati congiuntamente. Con il primo, la ricorrente denuncia l’erroneità della sentenza per non avere dichiarato la inammissibilità dell’appello in quanto privo dei motivi specifici di impugnazione. Il motivo è – quanto all’aspetto in esame- inammissibile in quanto manca di autosufficienza, risolvendosi in una asserzione, come sopra riassunta, corredata da una serie di richiami giurisprudenziali, senza che però sia in alcun modo spiegato il collegamento, in termini di specifica pertinenza, tra tali precedenti e la fattispecie in esame. Con il secondo, lamenta la contribuente che la CTR “non ha correttamente valutato che l’Ufficio nulla ha replicato nelle proprie deduzioni in primo grado ad alcune eccezioni sollevate dall’odierna ricorrente che sono state integralmente accolte nella sentenza di primo grado e ciò con violazione dell’art. 167 c.p.c., che impone al convenuto l’onere di prendere posizione sui fatti costitutivi del diritto preteso dalla controparte” con la conseguenza che “v’è stata la formazione di un giudicato interno relativamente alle predette eccezioni non opposte in sede di costituzione dall’Ufficio e la improponibilità in appello di nuove opposizioni rispetto a quanto non controdedotto in primo grado”. Nemmeno tale aspetto del mezzo è fondato; invero nessun giudicato interno si è formato a ragione del fatto che, stante la particolare struttura del processo tributario -che nasce da un atto di natura autoritativa, il principio di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 56, (secondo cui le questioni ed eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado che non sono specificamente riproposte in appello si intendono rinunciate) non può trovare applicazione per le questioni contenute nell’avviso di accertamento e non espressamente rinunciate dalla amministrazione (cass. 16049/05): nella specie, a nessuna delle questioni sollevate nell’atto impositivo l’amministrazione ha rinunciato (2196/15; 31619/18);

– Secondo un terzo profilo di censura, avrebbe la CTR errato nell’applicare il disposto del D.L. n. 185 del 2008, art. 27, comma 13, convertito dalla L. n. 2 del 2009, nel ritenere la Direzione regionale legittimata ad emettere il processo verbale per cui è causa. Invero, osserva il collegio che – contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente – il D.L. n. 185 del 2008, (in vigore dall’1.1.2009) non ha attribuito alla Direzione regionale entrate una competenza in materia di accertamento prima inesistente ma ha inteso piuttosto fondare su una norma di fonte primaria il riparto delle competenze relative all’attività di verifica tra strutture di vertice a livello periferico (cass. 3.10.2014 n. 20915); già la normativa preesistente – come diffusamente e compiutamente illustrato dalla CTR – demandava i compiti relativi alle verifiche e altre indagini tributarie a tutte le strutture della Agenzia delle Entrate, ivi comprese le Direzioni regionali.

– Un quarto profilo di censura attiene alla dedotta mancata allegazione del pvc all’avviso di accertamento. Il tema è quello -non nuovo – della motivazione per relationem. Questa è pienamente legittima tutte le volte in cui fa riferimento a elementi o fatti risultanti da altri atti o documenti, alla sola condizione che questi siano allegati, ovvero ne riproducano il contenuto ovvero siano conosciuti dal contribuente (così la recente ord. n. 4176 del 13.2.2019). Nella specie risulta che il pvc è stato regolarmente notificato alla contribuente. Inoltre – con riferimento ad un quinto profilo di censura – il rinvio alle conclusioni contenute nel processo verbale non rende illegittima la motivazione per relationem, significando esso semplicemente che l’ufficio ha ritenuto di condividere le conclusioni assunte nel pvc, in una consentita logica di economicità e nella verificata conoscenza dei necessari elementi da parte del contribuente.

– L’ultimo profilo di censura attiene al merito della controversia: le operazioni inesistenti contestate alla società. Anche a tale riguardo la sentenza della CTR è immune da vizi. Invero la CTR con ragionamento (Ndr: testo originale non comprensibile), i verifictori della Direzione regionale avevano trovato – in sede di accesso presso la sede legale della Metal Flegrea srl – l’inesistenza di una struttura idonea all’esercizio dell’attività commerciale dichiarata; la distruzione e/o l’occultamento delle scritture e dei documenti contabili della società medesima; l’assenza di qualsivoglia traccia di attività commerciale riferibile alla predetta società. E che dalle richieste di idonea documentazione avanzata dai verificatori, la società oggi ricorrente si era limitata a rispondere con la esibizione di attestazioni di chiusura cantiere e certificati di origine ferro dei materiali ferrosi (documentazione non idonea a provare con precisione i quantitativi di ferro utilizzati negli anni da M.). A ciò si aggiunga che Metal Flegrea srl aveva dichiarato un reddito risibile ed un’IVA a credito non documentata; aveva avuto vita breve (dal 28.1.2003 al 15.12.2005); non aveva versato alcunchè a titolo di IRPEG, IRAP ed IVA a dispetto dell’accertato elevato volume di affari; il suo amministratore era -per come precisato nella sentenza impugnata – “sostanzialmente nullatenente”; i locali destinati alla attività commerciale (37 mq di superficie) del tutto inadeguati; non risultava infine che tale società avesse mai avuto personale dipendente nè fosse stata proprietaria di beni mobili o immobili; la CTR, in modo logico e sufficiente, ha quindi ritenuto provato il carattere dè “(Ndr: testo originale non comprensibile)” della Metal; e che la contribuente “non poteva non sapere”.

– Conclusivamente, la parte contribuente – su cui pure grava l’onere della contraria prova – ha depositato documentazione, ritenuta dalla CRT irrilevante ovvero inidonea rispetto allo scopo perseguito, con un ragionamento congruo e sufficiente;

– Per le ragioni esposte il ricorso va rigettato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese liquidate in Euro 5.000,00 oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 4 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 22 ottobre 2019

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