Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26908 del 14/12/2011

Cassazione civile sez. trib., 14/12/2011, (ud. 22/11/2011, dep. 14/12/2011), n.26908

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – rel. Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 22572/2009 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

B.C. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, CORSO VITTORIO KMANUELE II 287, presso lo studio dell’avvocato

IORIO ANTONIO, rappresentato e difeso dall’avvocato FALCONE GIUSEPPE

giusta procura speciale per atto notaio Marina Maina di Milano del

24/11/2009, rep. n. 17251 allegata in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 86/30/2008 della COMMISSIONI – TRIBUTARIA

RKGIONALK di MILANO del 10/11/08, depositata l’11/12/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/11/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ETTORE CIRILLO;

è presente il P.G. in persona del Dott. RAFFAELE CENICCOLA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte:

ritenuto che, a sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“Con sentenza dell’11 dicembre 2008, la CTR – Lombardia rigetta l’appello proposto dall’Agenda delle entrate nei confronti di B.C. e, in fattispecie di condono rateale L. n. 289 del 2002, ex art. 9 bis, per il 2002 (iva, Irpef, Irap), conferma l’annullamento la cartella di pagamento costituente diniego del beneficio.

Afferma che, avendo il contribuente pagato l’ultima rata, l’amministrazione non può dichiarare l’inefficacia del condono e va iscritta a ruolo solo la rata insolute con gli accessori previsti dalla normativa in vigore.

Il 16 ottobre 2009 propone ricorso per cassazione, affidato a unico motivo per violazione di legge (L. n. 289, art. 9 bis), l’Agenda delle entrate; il contribuente resiste con controricorso.

Con unico motivo, autosufficiente e corredato da idoneo quesito, la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 9 bis cit., per avere i giudici d’appello esteso al condono specificamente previsto da tale disposizione, la diversa disciplina dettata per il condono ordinario.

Il rilievo coglie nel segno e consente la delibazione della questione sul c.d. “condono demenziale”, dando continuità ai principi enunciati da questa Sezione nelle pronunzie del 6 ottobre 2010, n. 20745 (Giust. civ. Mass. 2010, 10) e dell’11 ottobre 2010, n. 20966 (11 civilista 2010, 12, 20).

Con la prima pronunzia si è affermato:

Il condono previsto alla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, relativo alla possibilità di definire gli omessi e tardivi versamenti delle imposte e delle ritenute emergenti dalle dichiarazioni presentate, mediante il solo pagamento dell’imposta e degli interessi od, in caso di mero ritardo, dei soli interessi, senza aggravi e sanzioni, costituisce una forma di condono demenziale e non premiale come, invece deve ritenersi per le fattispecie regolate dalla L. n. 289 del 2002, artt. 7, 8, 9, 15 e 16, le quali attribuiscono al contribuente il diritto potestativo di chiedere un accertamento straordinario, da effettuarsi con regole peculiari rispetto a quello ordinario, con la conseguenza che, nell’ipotesi di cui all’art. 9 bis, non essendo necessaria alcuna attività di liquidazione D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, in ordine alla determinazione del quantum, esattamente indicato nell’importo specificato nella dichiarazione integrativa presentata ai sensi del comma 3, con gli interessi di cui all’art. 4, il condono è condizionalo dall’integrale pagamento di quanto dovuto e il pagamento rateale determina la definizione della lite pendente solo se integrale, essendo insufficiente il solo pagamento della prima rata cui non segua l’adempimento delle successive. Con la seconda pronunzia si è ribadito: In ragione del carattere eccezionale del condono previsto dalla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, ed in assenza di clausole esplicitamente riferibili a tale istituto, non può sussistere un principio generale destinato a valere in caso di silenzio del legislatore diretto a riconoscere effetti al pagamento tardivo; tale forma di condono, infatti, è perfezionabile solo mediante il pagamento dell’intera imposta dovuta entro le scadenze stabilite dalla norma.

Si tratta di principi di diritto che trovano fondamento nella strutturale distinzione tra condono premiale e condono demenziale, come già delineata da questa Sezione nella decisione del 31 agosto 2007, n. 18353, secondo cui la sanatoria ex art. 9 bis costituisce un condono tributario del secondo tipo, che – basandosi sul presupposto di un illecito fiscale – elimina o riduce le sanzioni, ma a condizione di rispettare la stessa procedura, ha sentenza d’appello si è discostata da tali principi e va, dunque, cassata con rigetto nel merito del ricorso introduttivo ex art. 384 c.p.c..

Conseguentemente il ricorso può essere deciso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1″.

Rilevato che, a seguito della relazione comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti, il controricorrente ha depositato memoria;

osservato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condividendo i motivi in fatto e in diritto della relazione, ritiene che ricorra l’ipotesi della manifesta fondatezza del ricorso, per tutte le ragioni sopra indicate nella relazione stessa.

Atteso che la memoria del controricorrente non ha apportato significativi contributi:

a) In primo luogo, non rileva lo ius snperveniens, costituito dal D.L. n. 138 del 2011, art. 2, commi 5 bis e 5 ter, (conv. L. n. 148 del 2011). Tali disposizioni prevedono: a) la ricognizione delle somme dichiarate e non versate da chi si sia avvalso di condoni e sanatorie ex L. n. 289; b) l’avvio di azioni di recupero del dovuto (con gli interessi), entro la fine del 2011, “anche mediante l’invio di una intimazione a pagare quanto concordato”; c) in caso di perdurante inadempienza, l’ulteriore sanzione del 50% delle somme e il controllo fiscale per 1 periodi successivi a quelli condonati. Non è, dunque, venuta meno la distinzione fondamentale tra “condoni premiali”, efficaci con il pagamento della prima rata e la presentazione dell’istanza, e “condoni demenziali”, eccezionali e subordinati all’integrale e tempestivo pagamento del dovuto. In questi ultimi casi, l’inadempienza del contribuente comporta, “ipso ture”, la perdita definitiva del beneficio e l’iscrizione a ruolo degli importi non versati, con l’originario carico sanzionatorio). La c.d. “manovra di ferragosto” non fa rivivere benefici perduti, ma sollecita il recupero delle diverse entrate da condono definitive, ma non riscosse, e cioè “a pagare quanto concordato” per effetto di accertamento condonistico straordinario, effettuato con regole peculiari rispetto a quello ordinario. Di contro, nelle fattispecie “demenziali”, come quella in esame, e ultroneo promuovere nuove iniziative recuperatorie, per l’ovvia considerazione che di norma, sulla scorta dell’originario carico fiscale, il contribuente ha già ricevuto la cartella per il saldo della differenza dovuta (ivi compresi accessori e sanzioni di legge), in ciò riscontrandosi la ricognizione della decadenza definitivamente consumatasi.

b) Inoltre, non rileva invocare la giurisprudenza sulla L. n. 413 del 1991, art. 62 bis, fattispecie ritenuta dal controricorrente similare alla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis. La questione sollevata rimanda alle righe finali del controricorso dove si lamenta la presunta illegittimità della somma richiesta nella cartella come sanzione, perchè “non rapportata al residuo debito, ma a quello originale”. Il rilievo è manifestamente inammissibile, non risultando dal controricorso se, come e quando la questione sull’abbattimento delle sanzioni, per effetto dell’adempimento parziale di “condono demenziale”, sia stata introdotta nel giudizio di merito.

Considerato che da tutto ciò consegue la cassazione della sentenza d’appello senza rinvio, stante la manifesta infondatezza del ricorso introduttivo della parte contribuente che consente la pronuncia immediata nel merito ex art. 384 c.p.c.; che nell’evoluzione della vicenda processuale si ravvisano giusti motivi per compensare le spese delle fasi di merito, mentre quelle di legittimità seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo; condanna la contribuente alle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 1.200 per onorario, oltre alle spese prenotate a debito;

compensa le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, il 22 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 14 dicembre 2011

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