Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26903 del 26/11/2020

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2020, (ud. 16/06/2020, dep. 26/11/2020), n.26903

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28032-2018 proposto da:

I.R., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

ANTONIO CAMMAROTA;

– ricorrente –

contro

EUROP ASSISTANCE ITALIA SPA, in persona del Procuratore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE LIEGI 49, presso lo studio

dell’avvocato CARLO ARNULFO, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato ROBERTO VERGANI;

– controricorrente –

contro

ASSICURAZIONI GENERALI SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 885/2018 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 15/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/06/2020 dal Consigliere Relatore Dott. GABRIELE

POSITANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con atto di citazione del 26 settembre 2011, Europ Assistance Italia spa e Assicurazioni Generali S.p.A. proponevano appello avverso la sentenza del Tribunale di Salerno del 20 luglio 2010 deducendo che il giudice di primo grado aveva erroneamente accolto l’azione proposta da I.R., condannando le convenute, in solido fra loro, al pagamento di somme a titolo di indennizzo per il furto dell’autovettura di proprietà dell’appellato, verificatosi il (OMISSIS). Si costituiva lo I. deducendo l’infondatezza della impugnazione;

la Corte d’Appello di Salerno con sentenza del 15 giugno 2018 accoglieva l’appello e, in riforma della sentenza impugnata, rigettava la domanda proposta da I.R., che condannava alla restituzione delle somme incassate in esecuzione della sentenza di primo grado, con condanna al pagamento delle spese di lite;

avverso tale decisione propone ricorso per cassazione I.R., affidandosi a due motivi e deposita memoria. Resiste con controricorso Europ Assistance Italia spa, in proprio e quale mandataria in coassicurazione di Assicurazioni Generali S.p.A..

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo si lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 l’omesso esame di alcuni fatti decisivi per il giudizio. In particolare, il giudice di appello si sarebbe soffermato su circostanze di contorno, ininfluenti, senza tenere conto che, contrariamente a quanto sostenuto nella decisione, il verbale di rinvenimento dell’autovettura Lancia Y non conteneva delle aporie ed, anzi, attestava il dato rilevante che l’autovettura era stata ritrovata proprio nei pressi della abitazione dell’odierno ricorrente. La Corte territoriale non avrebbe considerato, inoltre, che l’autovettura lasciata in garanzia dal potenziale acquirente era risultata rubata in data 23 luglio 2001, come riferito dal teste T.. Da ciò, pertanto, sarebbe possibile desumere che l’acquirente era un professionista di furti d’auto. Anche le circostanze antecedenti il furto non sarebbero state adeguatamente valutate, sebbene riferite dai testimoni;

con il secondo motivo si lamenta la violazione dell’art. 360, n. 3 e dell’art. 1900 c.c.. La Corte territoriale ha ritenuto sussistente la colpa grave dell’appellato, ai sensi dell’art. 1900 c.c., quale elemento preclusivo alla possibilità di ottenere l’indennizzo, in quanto lo I. non avrebbe portato le chiavi dell’autovettura con sè, scendendo dall’automobile, lasciando il motore acceso, così consentendo all’uomo che gli sedeva accanto di allontanarsi con l’automobile BMW di sua proprietà. Si tratterebbe di affermazioni frutto di un’errata interpretazione delle risultanze processuali, non avendo la Corte territoriale preso in adeguata considerazione le modalità della sottrazione, che sarebbero state realizzate con destrezza. Pertanto, in presenza di un nesso di interdipendenza tra l’abilità dell’agente, trattandosi di un criminale professionista, e la sorveglianza della persona offesa sull’autovettura, la Corte avrebbe dovuto escludere l’applicabilità dell’art. 1900 c.c., comma 2. Infatti, la condotta del presunto acquirente era stata repentina e dopo che lo stesso aveva prestato diverse garanzie di reperibilità. Pertanto, la Corte non avrebbe potuto ritenere gravemente colposo il fatto di avere lasciato il motore acceso, in quanto non era prevedibile che il presunto acquirente fosse un criminale professionista;

i motivi possono essere trattati congiuntamente perchè strettamente connessi e, sebbene col secondo motivo si lamenti la violazione di una disposizione di legge (art. 1900 c.c., comma 2), in realtà, il ricorrente con entrambe le censure richiede alla Corte di legittimità una rivalutazione degli elementi istruttori, prospettando una ricostruzione più appagante e contestando, sostanzialmente, la congruità della motivazione;

in sostanza, parte ricorrente, nella specie, pur denunciando, formalmente, ipotetiche violazioni di legge che vizierebbero la sentenza di secondo grado, (perchè in contrasto con gli stessi limiti morfologici e funzionali del giudizio di legittimità) sollecita a questa Corte una nuova inammissibile valutazione di risultanze di fatto (ormai definitivamente cristallizzate sul piano processuale) sì come emerse nel corso dei precedenti gradi del procedimento, così strutturando il giudizio di cassazione in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto, ormai consolidatosi, di fatti storici e vicende processuali, quanto l’attendibilità maggiore o minore di questa o di quella ricostruzione probatoria, quanto ancora le opzioni espresse dal giudice di appello non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata – quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa fossero ancora legittimamente proponibili dinanzi al giudice di legittimità;

ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; le spese del presente giudizio di cassazione liquidate nella misura indicata in dispositivo – seguono la soccombenza. Infine, tenuto conto del tenore della decisione, mancando ogni discrezionalità al riguardo (Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) va dichiarato che sussistono i presupposti processuali per il pagamento del doppio contributo se dovuto.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese in favore della controricorrente, liquidandole in Euro 4.100,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 1,3 comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile-3, il 16 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2020

 

 

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