Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26899 del 26/11/2020

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2020, (ud. 17/11/2020, dep. 26/11/2020), n.26899

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – rel. Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

E.J.O., ( E.) rappr. e dif. dall’avv. Caterina

Bozzoli, caterina.bozzoli.ordineavvocatipadova.it, elett. dom.

presso lo studio dello stesso in Padova, via Trieste n. 49, come da

procura spillata in calce all’atto;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, rappr. e dif. ex lege dall’Avvocatura

generale dello Stato, presso i cui Uffici in Roma, in via dei

Portoghesi n. 12, è domiciliato;

– costituito –

per la cassazione della sentenza App. Venezia 19.11.2018, n.

3132/2018, in R.G. 3688/2017;

udita la relazione della causa svolta dal Presidente relatore Dott.

Massimo Ferro alla camera di consiglio del 17.11.2020.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

1. E.J.O. ( E.) impugna la sentenza App. Venezia 19.11.2018, n. 3132/2018, in R.G. 3688/2017 che ne ha ritenuto inammissibile l’appello avverso l’ordinanza Trib. Venezia 3.6.2017, la quale aveva escluso i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato, la protezione sussidiaria e altresì quella umanitaria con concessione del permesso di soggiorno;

2. la corte d’appello, rilevata l’applicazione alla controversia delle modifiche del D.Lgs. n. 142 del 2015, art. 27, comma 1, lett. f) operate sul D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 9 ha ritenuto che l’impugnazione dovesse essere introdotta con ricorso, al fine di permettere all’Ufficio di rispettarne la definizione nei sei mesi decorrenti proprio da tale adempimento di parte, e non con atto di citazione ad udienza fissa, come invece prescelto dall’appellante; il gravame, peraltro e al di là della sua forma introduttiva, era inammissibile, poichè tardivo, in quanto depositato con iscrizione a ruolo solo il 10 ottobre 2017, dunque oltre 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento impugnato, avvenuta il 11 agosto 2017;

3. il ricorso è su un motivo, con esso invocando il ricorrente il principio tempus regit actum al fine di giustificare la correttezza della introduzione dell’appello effettuata con citazione anzichè con ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

1.il ricorso è inammissibile, per plurimi profili;

2. rileva il Collegio che la procura al difensore, pur se materialmente congiunta al ricorso, risulta dal suo testo conferita il 30.9.2017, cioè in data anteriore al provvedimento impugnato (pubblicato il 19.11.2018), oltre che in apparenza indicante un numero di codice fiscale della parte diverso da quello riportato in ricorso (con 10 caratteri non coincidenti), senza alcun richiamo alla sentenza che con l’atto si è inteso impugnare e oltretutto recante l’apposizione della “firma digitale” del difensore il 2.10.2017, quando ancora – appunto – il provvedimento non era stato depositato; va dunque applicato, alla fattispecie e con la relativa eccezione delimitativa, il principio per cui “la procura per il ricorso per cassazione è validamente conferita, soddisfacendo il requisito di specialità di cui all’art. 365 c.p.c., anche se apposta su di un foglio separato, purchè materialmente unito al ricorso e benchè non contenente alcun riferimento alla sentenza impugnata o al giudizio da promuovere, in quanto, ai sensi dell’art. 83 c.p.c. (come novellato dalla L. 27 maggio 1997, n. 141), si può ritenere che l’apposizione topografica della procura sia idonea – salvo diverso tenore del suo testo – a fornire certezza della provenienza dalla parte del potere di rappresentanza e a far presumere la riferibilità della procura medesima al giudizio cui l’atto accede” (Cass. 29785/2008, 18915/2012); nè l’inequivoco “diverso tenore del testo”, oltre che la contraddittorietà del contesto di rilascio, appaiono superabili per via del rinvenimento, nel fascicolo di parte del presente procedimento, di una procura di data 2.6.2019, inammissibilmente successiva alla notifica dello stesso ricorso (Cass. 34259/2019), in un foglio autonomo e quale elemento assente nella vicenda notificatoria e d’instaurazione dell’impugnazione;

3. si rileva inoltre la tardività del ricorso, risultando avvenuta la sua comunicazione telematica, a cura della cancelleria ai sensi del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 9-bis con prelievo del contributo unificato, già il 19 novembre 2018, conseguendone – anche per tale profilo – la inammissibilità rispetto al termine ordinario, posta la notifica all’Avvocatura dello Stato effettuata solo il 20 maggio 2019;

4. E’ pacifico che, in relazione al testo del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 19, comma 9 come sostituito dal D.Lgs. 18 agosto 2015, n. 142, art. 27, comma 1, lett. f), la forma di introduzione dell’impugnazione del provvedimento del tribunale consiste nel ricorso e non nell’atto di citazione; in questo senso Cass. s.u. ha chiarito che “l’appello ex art. 702 quater c.p.c. proposto avverso la decisione di primo grado sulla domanda volta al riconoscimento della protezione internazionale deve essere introdotto con ricorso e non con citazione, in aderenza alla volontà del legislatore desumibile dal nuovo tenore letterale della norma. Tale innovativa esegesi, in quanto imprevedibile e repentina rispetto al consolidato orientamento pregresso, costituisce un “overrulling” processuale che, nella specie, assume carattere peculiare in relazione al momento temporale della sua operatività, il quale potrà essere anche anteriore a quello della pubblicazione della prima pronuncia di legittimità che praticò la opposta esegesi (Cass. n. 17420 del 2017), e ciò in dipendenza dell’affidamento sulla perpetuazione della regola antecedente, sempre desumibile dalla giurisprudenza della Corte, per cui l’appello secondo il regime dell’art. 702 quater c.p.c. risultava proponibile con citazione”;

5. tuttavia le stesse Sezioni Unite hanno altresì circoscritto la operatività del citato overruling ribadendo il principio per cui “quando è prescritta la forma del ricorso e si usa la citazione, ciò che rileva per salvare l’impugnazione è che nonostante l’uso della forma contenutistica diversa, si realizzi la “presa di contatto” con il giudice nel termine prescritto, cioè mediante il deposito della citazione. Altrimenti non è possibile dare rilievo salvifico all’attività di deposito perchè realizza quella “presa di contatto” oltre il termine”; ne consegue che “l’errore nella scelta dell’atto di proposizione dell’impugnazione sotto il profilo del contenuto-forma che non abbia realizzato la “presa di contatto” prescritta, può essere rimediato esclusivamente tramite eventuali attività integrative successive all’adozione dell’atto idonee a realizzare quella “presa di contatto” entro il termine di impugnazione e non già oltre quel termine”; nella specie, la parte ha omesso di riportare, almeno nei tratti essenziali, la sequenza notificatoria dell’atto di citazione avanti alla corte d’appello, così non censurando la parte della motivazione della sentenza impugnata in cui si evidenzia la tardività proprio rispetto alla menzionata presa di contatto con l’Ufficio, nonostante la comunicazione della pronuncia di primo grado già il 11 agosto 2017 e il deposito in cancelleria con l’iscrizione a ruolo avvenuti, ben oltre i 30 giorni di cui al 702-quater c.p.c. ed invero il 10 ottobre 2017, eccedendo il rispetto dello stesso termine feriale;

il ricorso è pertanto inammissibile; stante la mera costituzione del Ministero, senza attività difensiva, non ricorrono gli elementi per una disciplina delle spese secondo soccombenza; sussistono i presupposti processuali per il cd. raddoppio del contributo unificato (Cass. s.u. 4315/2020).

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 17 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2020

 

 

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