Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2689 del 30/01/2019

Cassazione civile sez. II, 30/01/2019, (ud. 19/09/2018, dep. 30/01/2019), n.2689

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4435-2018 proposto da:

D.Z.M.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PAOLO

EMILIO N.7, presso l’avvocato ESTER PERIFANO che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto proc. n.51434/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositato il 18/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/09/2018 dal Consigliere GIUSEPPE GRASSO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che il 19/6/1996 D.Z.M.R. e P.G. si costituirono nel giudizio di fronte al TAR Napoli, avente ad oggetto l’assegnazione ruolo biologi;

che la Corte d’appello di Roma, investita della domanda di riparazione per equa riparazione, iscritta il 12/3/2012, sotto la vigenza del Decreto n. 112 del 2008, art. 54 come modificato dal D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 3, comma 23, all. 4,entrato in vigore il 16/9/2010, in pendenza del giudizio amministrativo, affermando che avrebbe dovuto constarsi la presenza rituale istanza di prelievo, non ritenne equiparabile la precedente istanza di fissazione d’udienza, che le interessate avevano depositato, evocando l’abrogato R.D. n. 642 del 1907, art. 91 dichiarò la domanda improponibile;

ritenuto che la D.Z. propone ricorso avverso la statuizione della Corte d’appello, sulla base di due motivi, ulteriormente illustrati da memoria e che l’Amministrazione non ha svolto difese;

ritenuto che con il primo motivo la ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 6, p. 1 e art. 13, CEDU, siccome interpretati dalla Corte EDU, in combinazione con gli artt. 10 e 11, Cost., nonchè della L. n. 89 del 2001, art. 2,D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, conv. con mod. nella L. 8 agosto 2008, n. 133, art. 3, comma 23, all. 4, D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 e succ. mod., assumendo che:

– per principio convenzionale la tutela, siccome affermato dalla Corte EDU, deve essere effettiva: “the domestic remedies must be effettive”;

– aveva depositato tre istanze (5/12/1995, 18/11/2010, 7/3/2012) e il contenuto, nonchè la funzione delle istanze di cui detto, pur presentate ai sensi del R.D. n. 642 del 1907, art. 54 erano identici a quella introdotta dal D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 71 poichè in entrambi casi si era sollecitata la decisione, mostrando di averne interesse;

considerato che la censura è fondata, per quanto segue:

– la decisione impugnata, pur riconoscendo che l’interessata aveva presentato istanza di fissazione udienza, ha escluso che la stessa potesse essere equiparata a quella di prelievo;

– questa Corte ha di recente, con provvedimento pienamente condiviso dal Collegio, spiegato la ragione per la quale l’asserto non può essere condiviso, precisandosi che “Non vale in senso contrario il fatto che l’istanza di prelievo depositata dalla ricorrente richiami, nell’intestazione, il R.D. n. 642 del 1907, art. 51, comma 2, abrogato a decorrere dal 16 settembre 2010, perchè quel che rileva, al fine di ritenere soddisfatta la condizione di proponibilità della domanda di equa riparazione, di cui al D.L. n. 112 del 2008, art. 54 è che l’istanza di prelievo sia stata effettivamente presentata, con ciò segnalandosi l’urgenza del ricorso. In altri termini, non è di ostacolo alla ritualità della richiesta di prelievo la circostanza che l’istanza sollecitatoria menzioni, anzichè l’art. 71 cod. proc. amm., il non più vigente art. 51 del regolamento di procedura del 1907, occorrendo guardare al contenuto della richiesta senza fermarsi al dato formale dell’articolo di legge in essa menzionato, e ciò trattandosi della stessa istanza prevista da due fonti diacroniche” (Sez. 2 n. 27921/2017);

considerato che l’accoglimento dell’anzidetto motivo priva di rilevanza la eccezione d’incostituzionalità sollevata dalla ricorrente col secondo motivo, per prospettato contrasto del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2 conv., con modif., nella L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1, in vigore dal 22/8/2008, con gli artt. 10,11 e 117 Cost., nonchè con riferimento agli artt. 6, p. 1, 13, 41 e 46, p. 1, EDU, così come interpretati dalla Corte EDU, per difetto di effettività della tutela (Scordino c. Italia 29/3/2006 e Oliveri c. Italia, 25/2/2016), poichè, secondo l’assunto, l’stanza di prelievo non garantirebbe l’effettività della tutela;

considerato che, pertanto, il decreto impugnato deve essere cassato con rinvio, in relazione al principio di diritto sopra ribadito, rimettendosi al Giudice del rinvio il regolamento delle spese del presente giudizio.

PQM

accoglie il primo motivo e dichiara assorbito il secondo, cassa e rinvia, anche per il regolamento delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Roma, in altra composizione.

Così deciso in Roma, il 19 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2019

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