Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2688 del 01/02/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 01/02/2017, (ud. 15/09/2016, dep.01/02/2017),  n. 2688

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBNARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2993-2014 proposto da:

D.P.M.G., c.f. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA PIAZZA CAVOUR presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dagli Avvocati VINCENZO TERRACCIANO e RAFFAELE BOCCIA giusta

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO INFRASTRUTTURE TRASPORTI, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7346/2013 del TRIBUNALE di NAPOLI, emessa il

06/06/2013 e depositata il 06/06/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MILENA FALASCHI.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

Con sentenza n. 7346 del 2013 (depositata il 06/06/2013 e non notificata) il Tribunale di Napoli rigettava l’appello proposto da D.P.M.G. avverso la sentenza n. 88275 del 2010 emessa dal giudice di Pace di Napoli, il quale aveva respinto l’opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione emessa dalla capitaneria di porto, notificata il 13/10/2009, per aver sostato il (OMISSIS) con la propria autovettura in zona non consentita in località (OMISSIS).

D.P.M.G. ha proposto ricorso per cassazione (con atto notificato il 15/01/2014) avverso la predetta sentenza, formulando cinque motivi.

Con il primo mezzo lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 5; D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 204, comma 1 e art. 205, comma 1; in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

Con il secondo motivo lamenta la violazione per disapplicazione del combinato disposto del D.Lgs. n. 285 del 1990, art. 201, comma 3; art. 149 c.p.c., comma 2; L. n. 890 del 1992, art. 3, comma 1; L. n. 241 del 1990, art. 5 in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

Con la terza doglianza lamenta la violazione e falsa applicazione del combinato disposto del D.Lgs. n. 285 del 1990, art. 201, comma 1; D.P.R. n. 495 del 1992, art. 385, comma 1; art. 1175 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

Con la quarta censura lamenta la violazione e falsa applicazione del combinato disposto del D.Lgs. n. 285 del 1990, art. 201, comma 1; D.P.R. n. 495 del 1992, art. 385, comma 1 in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

Con il quinto motivo lamenta la violazione per disapplicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 6, comma 7 in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

Il MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI ha resistito con controricorso.

Il consigliere relatore, nominato a norma dell’art. 377 c.p.c., ha depositato la relazione di cui all’art. 380 bis c.p.c. proponendo la reiezione del ricorso.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

Vanno condivise e ribadite le argomentazioni e le conclusioni di cui alla relazione ex art. 380 bis c.p.c. che di seguito si riporta: “La ricorrente con il primo motivo deduce una errata interpretazione di diritto, con grave vizio di motivazione, in ordine al rigetto della eccepita nullità/inesistenza per difetto di motivazione della ordinanza – ingiunzione della capitaneria di porto redatta “per relationem”.

La censura appare infondata.

Per consolidato orientamento di questa Corte l’obbligo di motivazione dell’ordinanza con specifico riguardo alle deduzioni sollevate dall’interessato in via amministrativa, nei casi di contestazione dei fatti già esposti nel verbale, al fine della loro confutazione, è assolto con il richiamo al contenuto del corrispondente verbale, costituendo la motivazione per relationem una modalità di esposizione delle ragioni del provvedimento amministrativo, in linea di principio, senz’altro corretta e legittima, oltre che conforme al principio di speditezza dell’azione amministrativa, laddove l’autore del provvedimento ritenga di far proprio, ribadendolo, il giudizio o l’accertamento posto in essere nel corso del procedimento amministrativo (v. Cass. n. 871 del 2007).

Va inoltre considerato che il provvedimento con cui la competente P.A., disattendendo le deduzioni del trasgressore, irroghi a quest’ultimo una sanzione amministrativa è censurabile, da parte del giudice dell’opposizione, sotto il profilo del vizio motivazionale, nel solo caso in cui l’ordinanza-ingiunzione risulti del tutto priva di motivazione (ovvero corredata di motivazione soltanto apparente), e non anche nell’ipotesi in cui la stessa risulti insufficiente, atteso che l’eventuale giudizio di inadeguatezza motivazionale si collega ad una valutazione di merito che non compete al giudice ordinario, essendo oggetto dell’opposizione non il provvedimento della P.A., ma il rapporto sanzionatorio ad esso sotteso (v. Cass. n. 11280/2010 e Cass. SS. UU. n. 1786 del 2010).

In altri termini, a prescindere dall’applicabilità nella specie dell’art. 360 c.p.c., n. 5 come riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54 convertito in L. n. 134 del 2012, il ricorso facoltativo al Prefetto ai sensi del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 204 nonchè il procedimento amministrativo L. 24 novembre 1981, n. 689, ex art. 18introducono un giudizio che non ha ad oggetto l’atto, ma il rapporto, con conseguente cognizione piena del giudice, che potrà valutare le deduzioni difensive proposte in sede amministrativa (eventualmente non esaminate o non motivatamente respinte), in quanto riproposte nei motivi di opposizione, decidendo su di esse con pienezza di poteri, sia che le stesse investano questioni di diritto sia di fatto (v. Cass. Se z. U. n.1786 del 2010 cit.).

Con il secondo motivo, la ricorrente deduce un vizio di motivazione in ordine al rigetto della eccezione di nullità della procedura di notifica del verbale di contestazione per omessa apposizione nella relata delle indicazioni di legge, nonchè della sottoscrizione del notificante in calce alla copia notificata del medesimo verbale.

Del pari è priva di pregio la seconda doglianza.

A tale riguardo questa Corte ha più volte precisato che, qualora, in tema di sanzioni amministrative, comprese quelle relative alla disciplina della circolazione stradale, la notificazione della contestazione sia effettuata da un funzionario dell’amministrazione secondo il regime di cui alla L. n. 890 del 1982, la circostanza che il funzionario abbia omesso di stendere, sulla copia dell’atto, la relazione di notifica prevista dalla richiamata L. n. 890 del 1982, art. 3, comma 1, costituisce una mera irregolarità, che non inficia la validità della notificazione medesima (v. fra le tante Cass. SS. UU. n. 7821 del 1995; Cass. n. 14005 del 2002; Cass.12320 del 2004; Cass. 23024 del 2006).

Si consideri, inoltre, che la notifica del verbale di contravvenzione ha raggiunto compiutamente il suo scopo dal momento che è stato portato a conoscenza di D.P.M.G. la quale ne ha fatto oggetto del presente giudizio di cognizione (v. Cass. n. 2079 del 2008). Ne consegue che la notificazione di ordinanza – ingiunzione eseguita a mezzo del servizio postale, con plico raccomandato recante la indicazione dell’effettivo destinatario ed il suo domicilio, pur in assenza della compilazione della relata di notifica, prevista dal codice di rito, ove l’atto sia stato regolarmente ricevuto, in guisa da consentire all’ingiunto una tempestiva e rituale opposizione, non può comportare la inesistenza dell’atto stesso, ma, eventualmente, la sua nullità, comunque sanata dal raggiungimento dello scopo cui esso era preordinato, ossia dalla proposizione di tempestiva e rituale opposizione (v. Cass. n. 16822 del 2006).

Infondati sono, poi, il terzo ed il quarto motivo di censura, con i quali è lamentato un grave vizio di motivazione in ordine al rigetto della eccezione di omessa indicazione del luogo esatto ove è stata accertata la violazione oltre che di omessa attestazione di esistenza e visibilità del cartello indicante il divieto di sosta.

Tenendo conto dell’ordinanze congiunte n. 29/2004 della Capitaneria di Porto e n. 7/2004 dell’Autorità Portuale di Napoli dell’8/04/2004 che disciplinano il divieto di sosta su tutta l’area del (OMISSIS) e premesso che il verbale proviene da un pubblico ufficiale per cui costituisce prova privilegiata limitatamente ai fatti obiettivi accertati ed avvenuti in sua presenza, la parte opponente avrebbe dovuto dedurre specificatamente e provare gli eventuali fatti impeditivi o estintivi del credito dell’amministrazione per avvalorare la propria tesi difensiva, mentre, si è limitata ad insinuare genericamente il dubbio della mancanza della segnaletica stradale indicante il divieto di sosta, senza dedurre nè provare la mancanza della stessa.

Quanto, infine, alla vigenza del divieto in orario diverso da quello ordinario (ore 8 – 20) per essere stata elevata la contestazione alle ore 22.00, pur in difetto di prova di un divieto di sosta permanente, ne va rilevata la novità non risultando nella sentenza impugnata la circostanza dedotta nei giudizi di merito. Nè la ricorrente deduce in quale atto detto fatto sarebbe stato introdotto nel giudizio di merito.

E’ infondato altresì il quinto motivo, in ordine al rigetto della eccezione di omessa applicazione della normativa di cui al D.Lgs. n. 285 del 1992 in materia di circolazione stradale nelle aree portuali aperte al traffico veicolare, per aver applicato il giudice di merito la sanzione prevista dal codice della navigazione anzichè del codice della strada. L’area, (OMISSIS), appartenente al Demanio Marittimo è soggetta, per l’infrazione commessa su tale zona, alla disciplina prevista dalle ordinane dell’Autorità Portuale n. 07/2004 e della Capitaneria di Porto n. 29/2004, per cui trova applicazione la normativa speciale del codice della navigazione, se non diversamente disposto.”.

Gli argomenti e le proposte contenuti nella relazione di cui sopra, alla quale non sono state rivolte critiche da parte ricorrente, sono condivisi dal Collegio e conseguentemente il ricorso va respinto.

Le spese di lite, liquidate come in dispositivo, seguono il principio della soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte, rigetta il ricorso;

condanna parte ricorrente in solido alla rifusione delle spese processuali del giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 1.000,00, oltre alle spese prenotate e prenotande a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, il 15 settembre 2016.,

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA