Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26838 del 29/11/2013


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Civile Sent. Sez. L Num. 26838 Anno 2013
Presidente: VIDIRI GUIDO
Relatore: MAISANO GIULIO

SENTENZA

sul ricorso 26934-2010 proposto da:
VACCA

ARCANGELO

CCRNG55B14A893T,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA ANASTASIO II N 367, presso lo
studio dell’avvocato FRANCESCO COLELLA, rappresentato
e difeso dall’avvocato COLELLA GIUSEPPE, giusta delega
in atti;
– ricorrente –

2013
3009

contro

I.N.A.I.L – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE
CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, (C.F. 01165400589),
in persona del legale rappresentante pro tempore,

Data pubblicazione: 29/11/2013

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE
144, presso lo studio degli avvocati LA PECCERELLA
LUIGI e FAVATA EMILIA, che lo rappresentano e
difendono giusta delega in atti;
controricorrente

di BARI, depositata il 23/11/2009 R.G.N. 2206/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 23/10/2013 dal Consigliere Dott. GIULIO
MAISANO;
udito l’Avvocato FAVATA EMILIA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIANFRANCO SERVELLO, che ha concluso
per il rigetto del ricorso.

avverso la sentenza n. 3561/2009 della CORTE D’APPELLO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza pubblicata il 7 dicembre 2009 la Corte d’appello di Bari ha
confermato la sentenza del Tribunale di Bari del 14 giugno 2005 con la
quale era stata rigettata la domanda di Vacca Arcangelo intesa ad ottenere
l’elevazione al 90% della rendita INAIL in godimento nella misura del

febbraio 1992. La Corte territoriale ha motivato tale pronuncia ritenendo
corretta la valutazione operata dal CTU nel giudizio di primo grado e che
era pervenuta alla conferma della percentuale di invalidità del 70%
considerando che l’amputazione dell’arto inferiore subita dal ricorrente
comportava la percentuale di invalidità del 55%, mentre l’invalidità
complessiva raggiungeva la suddetta percentuale del 70%.
Il Vacca propone ricorso per cassazione avverso tale sentenza affidato ad
un unico motivo.
Resiste l’INAIL con controricorso illustrato da memoria.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con l’unico motivo si lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 324
cod. proc. civ., omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un
punto decisivo della controversia ex art. 360, primo comma, nn. 3 e 5 cod.
proc. civ. In particolare si deduce che, poiché l’amputazione dell’arto era
stata già valutata nella misura del 70% di invalidità all’esito di un
precedente giudizio, non sarebbe legittimo ridurre tale percentuale al 55%
per poi raggiungere il medesimo grado complessivo di invalidità del 70%
con il riconoscimento di ulteriori invalidità non riconosciute in precedenza.
Il ricorso è infondato. Va rilevato che inconferente è il riferimento ad un
presunto giudicato sulla percentuale di invalidità precedentemente attribuita
alla medesima patologia, in quanto il precedente accertamento, se non può

70% per i postumi conseguenti all’infortunio sul lavoro subito il 13

t

costituire oggetto di una diversa valutazione, non impedisce la valutazione
dei postumi in un momento successivo. Nel caso concreto non vi è stato
alcuna valutazione in contrasto con quella oggetto del precedente giudizio,
in quanto la sentenza impugnata, sulla base della CTU, è pervenuta alle
medesime conclusioni del precedente giudizio, e irrilevante è la circostanza

un percorso logico-argomentativo diverso rispetto a quello seguito nella
precedente valutazione. D’altra parte il consulente ha accertato che non vi è
stato alcun aggravamento rispetto all’epoca della precedente valutazione
per cui, anche sotto tale profilo, non è configurabile alcun contrasto con il
precedente giudicato, essendosi, anzi, co ata la già accertata invalidità
complessiva del 70%.
Comunque il ricorso si presenta infondato in quanto, attraverso esso, si
tenta una rivalutazione delle risultanze processuali ed in particolare si
avanza contro quanto asserito nella consulenza un mero dissenso
diagnostico non supportato da condivisibili e validi elementi scientifici.
Nulla si dispone sulle spese in quanto il nuovo testo dell’art. 152 disp. att.
cod. proc. civ., contenuto nell’art. 42 punto 11 del D.L. n. 269 del 2003, che
nei giudizi promossi per ottenere prestazioni previdenziali limita ai cittadini
aventi un reddito inferiore a un importo prestabilito il beneficio del divieto
di condanna del soccombente al pagamento delle spese processuali, non si
applica ai procedimenti, come quello in esame, incardinati prima
dell’entrata in vigore del relativo provvedimento legislativo.
P.Q.M.
La Corte, rigetta il ricorso;
Nulla sulle spese.
Così deciso in Roma il 23 ottobre 2013.

per cui il consulente medico legale è pervenuto a tali conclusioni seguendo

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