Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2683 del 05/02/2010

Cassazione civile sez. lav., 05/02/2010, (ud. 22/12/2009, dep. 05/02/2010), n.2683

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCIARELLI Guglielmo – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 15002-2006 proposto da:

S.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

RICOTTI 6 SC. C INT 1, presso lo studio dell’avvocato DEL SOLE

MARCANTONIO, rappresentato e difeso dall’avvocato FASANO MASSIMO,

giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro in

carica, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

e contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, PULLI CLEMENTINA, VALENTE NICOLA, giusta mandato in calce

alla copia notificata del ricorso;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 2155/2005 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 23/11/2005 R.G.N. 406/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/12/2009 dal Consigliere Dott. GIANFRANCO BANDINI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 10.12.2003 il Tribunale di Lecce, pronunciando sul ricorso proposto da S.P. nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Inps, ritenuta la legittimazione passiva del solo Ministero, dichiarò il diritto del ricorrente a beneficiare dell’assegno mensile di invalidità con decorrenza 1.12.2002.

Pronunciando sul gravame proposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Corte d’Appello di Lecce, sulla resistenza dello S. e nella contumacia dell’Inps, con sentenza del 24.10 – 23.11.2005, dichiarò la nullità dell’atto introduttivo di primo grado per mancata notifica presso l’Avvocatura dello Stato, con conseguente rimessione della controversia al primo Giudice.

Avverso l’anzidetta sentenza della Corte territoriale S. P. ha proposto ricorso per cassazione fondato su tre motivi.

L’intimato Ministero dell’Economia e delle Finanze ha resistito con controricorso.

L’intimato Inps ha depositato procura.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del R.D. n. 1611 del 1933, art. 11 e art. 156 c.p.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) per non avere la Corte territoriale rilevato l’intervenuta sanatoria della nullità della notificazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze dell’atto introduttivo del giudizio, stante l’avvenuta partecipazione alle operazioni peritali di un consulente tecnico nominato dall’Avvocatura di Stato.

Con il secondo motivo il ricorrente denuncia vizio di motivazione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) per non avere la Corte territoriale spiegato le ragioni per cui la nullità della notificazione del ricorso di primo grado non era stata sanata.

Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 352 e 354 c.p.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), nonchè vizio di motivazione, per avere la Corte territoriale dichiarato la nullità della notificazione del ricorso introduttivo di primo grado nei confronti di una parte della quale, nella motivazione della sentenza, aveva ritenuto il difetto di legittimazione passiva.

2. Secondo il condiviso orientamento di questa Corte la nullità della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio per inosservanza delle norme disciplinanti le notifiche presso l’Avvocatura dello Stato (R.D. n. 1611 del 1933, art. 11) è suscettibile di rinnovazione (art. 291 c.p.c.) ovvero di sanatoria nel caso in cui l’Amministrazione si costituisca (cfr. ex plurimis, Cass., n. 5212/2008), in applicazione del principio di cui all’art. 156 c.p.c., comma 3 (raggiungimento dello scopo dell’atto).

La costituzione in giudizio testimonia infatti che, malgrado l’irritualità della notificazione, l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato, ossia è venuto a conoscenza del destinatario (cfr.

Cass., n. 1184/2001), così come analogo effetto sanante deve essere riconosciuto a quei comportamenti processuali che, pur in difetto di costituzione, dimostrino che la parte è venuta regolarmente a conoscenza del giudizio instaurato nei suoi confronti (cfr. Cass., n. 4824/1987, per il caso di avvenuta riposta all’interrogatorio libero da parte del convenuto non costituitosi, ma presentatosi all’udienza di discussione assistito dal difensore).

Nel caso di specie il ricorrente sostiene che la nullità della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze avrebbe dovuto ritenersi sanata perchè, secondo quanto risultante dalla relazione del CTU, alle operazioni peritali era presente un soggetto qualificato come “C.T.P. dell’Avvocatura dello Stato”.

Osserva la Corte che le anzidette indicazioni contenute nella relazione del CTU non sono affatto dimostrative dell’effettiva conoscenza dell’atto introduttivo del giudizio da parte dell’Avvocatura dello Stato, non costituendo le stesse neppure prova dell’effettiva avvenuta nomina del soggetto in questione quale consulente tecnico, a norma dell’art. 201 c.p.c., comma 1 da parte dell’Avvocatura medesima (nomina da attuarsi mediante dichiarazione ricevuta dal cancelliere, del cui contenuto, delle modalità e dei tempi di effettuazione, in violazione del principio di autosufficienza, non è indicazione alcuna nel ricorso per cassazione).

Il motivo di ricorso all’esame va quindi disatteso.

3. La Corte territoriale ha accolto l’eccezione di nullità della sentenza di primo grado per mancata notifica presso l’Avvocatura dello Stato sul rilievo che il ricorso introduttivo non aveva raggiunto lo scopo.

Trattasi di motivazione aderente ai suindicati principi in tema di sanatoria delle nullità degli atti processuali e scevra da vizi logici, sicchè, nella sua sinteticità, si sottrae alle censure svolte con il secondo motivo di ricorso.

4. Il rilievo della nullità (non sanata) della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio e della conseguente nullità della sentenza di primo grado è, sul piano logico giuridico, assorbente di ogni ulteriore questione di merito sollevata con l’atto d’appello.

Ne consegue che le considerazioni svolte nella sentenza impugnata in tema di legittimazione passiva degli originari convenuti costituiscono null’altro che un obiter dictum, cosicchè deve escludersi che, in forza delle stesse, potesse essere disattesa la disposizione cogente di cui all’art. 354 c.p.c., comma 1. Anche il terzo motivo di ricorso è pertanto infondato.

5. Per quanto precede il ricorso deve quindi essere rigettato.

Non è luogo a pronunciare sulle spese a mente dell’art. 152 disp. att. c.p.c. (applicabile, ratione temporis, nel testo precedente la modifica introdotta dal D.L. n. 269 del 2003, convertito nella L. n. 326 del 2003).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 22 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 5 febbraio 2010

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