Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26827 del 21/10/2019

Cassazione civile sez. I, 21/10/2019, (ud. 09/07/2019, dep. 21/10/2019), n.26827

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12701/2018 proposto da:

O.S., rappresentato e difeso dall’avv. Federico Carlini

del foro di Ferrara ed elettivamente domiciliato presso il suo

studio in Ferrara, via Borgo dei Leoni, n. 132;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2258/2017 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 16/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

09/07/2019 dal Dott. FEDERICO GUIDO;

udito l’Avvocato;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con ricorso depositato tempestivamente, O.S., cittadino originario della (OMISSIS), impugnava dinanzi al Tribunale di Venezia il provvedimento con cui la Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Verona, gli aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale e di quella umanitaria.

Il ricorrente deduceva di essersi allontanato dalla Nigeria a causa di un’ esplosione che aveva distrutto il negozio della madre.

Il Tribunale di Venezia ha respinto il ricorso.

La Corte d’Appello di Venezia, confermando la sentenza di primo grado, ha escluso il riconoscimento di ogni forma di protezione.

La Corte riteneva che la vicenda narrata dal richiedente e le ragioni del suo allontanamento dal paese di origine fossero state esposte in modo molto dettagliato, ma che non fossero inquadrabili in alcuna delle ipotesi di protezione internazionale.

La Corte riferiva altresì che non sussistevano i presupposti per la protezione umanitaria, non ravvisandosi una concreta situazione di fragilità del richiedente.

Avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione, con due motivi, O.S..

Il Ministero dell’Interno non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il primo motivo denuncia violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, lamentando che la sentenza impugnata è priva di ogni riferimento al paese di provenienza del ricorrente ed all’attuale grave situazione presente in tutto il territorio nigeriano, deducendo in particolare la violazione del dovere di cooperazione istruttoria, poichè la Corte d’appello aveva omesso di rilevare che il paese di provenienza del richiedente era caratterizzato da endemica violenza e dalla mancanza di effettiva protezione da parte delle forze di polizia.

Il motivo è inammissibile per novità della questione.

Il ricorrente non ha infatti assolto all’onere di indicare, in quale atto del giudizio di merito avesse allegato l’esistenza di una determinata situazione socio-politica della propria area di origine della Nigeria, astrattamente idonea ad integrare i presupposti di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) o c).

Anche il presente ricorso è del tutto privo di specificità, in quanto non viene allegata alcuna concreta situazione idonea ad integrare gli estremi della protezione internazionale sussidiaria di cui all’art. 14, lett. c), atteso che il ricorrente si limita a dedurre, in modo del tutto generico, che “il paese di provenienza risulta caratterizzato da endemica violenza e da una mancanza di effettiva protezione delle forze di polizia”.

Il secondo motivo denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo, in relazione alla mancata valutazione del percorso di inserimento lavorativo intrapreso dal richiedente nel nostro paese, avuto riguardo, in particolare, all’attività svolta nell’ambito dell’associazione culturale (OMISSIS), svolgendo attività di manutenzione della sede dell’associazione.

Il motivo è inammissibile per genericità.

Il ricorrente si limita infatti a dedurre genericamente il proprio inserimento sociale e lavorativo in Italia ed afferma apoditticamente la propria condizione di vulnerabilità, la quale non viene peraltro in alcun modo circostanziata, mediante l’allegazione di una ben determinata situazione di fatto da cui tale condizione possa desumersi, nè viene dedotta una effettiva e significativa compromissione dei diritti fondamentali, correlata alla sua situazione personale, posto che il ricorrente sui limita a dedurre il proprio sradicamento dal contesto familiare.

Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile e considerato che il Ministero dell’Interno è rimasto intimato non deve provvedersi sulle spese del presente giudizio.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 9 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 ottobre 2019

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