Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26822 del 22/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 22/12/2016, (ud. 21/10/2016, dep.22/12/2016),  n. 26822

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19231/2015 proposto da:

P.N., D.M.V., D.M.G.,

D.M.L., D.M.C., tutti nella qualità di eredi di

De.Ma.Ci., nonchè D.C.C., nella qualità di erede di

Di.Ca.Ca. e di S.A., rappresentati e difesi dagli Avv.

VINCENZO RICCARDI e CLEMENTINA DI ROSA;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende per legge;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il

30/01/2015, n. 51034 (al quale riunito il proc. 52114) R.G. VOL.

GIURISDIZIONE;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/10/2016 dal Consigliere Dott. Alberto Giusti.

Fatto

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO

1. – P.N. ed altri e S.A. ed altra, con ricorsi alla Corte d’appello di Roma in data 9 febbraio 2011 e in data 15 marzo 2011, hanno chiesto, ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, la condanna del Ministero dell’economia e delle finanze al pagamento dell’indennizzo a titolo di equa riparazione per l’irragionevole durata di un processo amministrativo svoltosi dinanzi al TAR della Campania dal 22 gennaio 1992 ed ancora pendente alla data di deposito del ricorso, in relazione al quale era stata depositata istanza di prelievo in data 2 gennaio 2009.

2. – La Corte d’appello di Roma, con decreto in data 30 gennaio 2015, ha rigettato la domanda di equa riparazione, compensando le spese di lite.

Richiamato il disposto del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, convertito nella L. 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dal codice del processo amministrativo (D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104), la Corte territoriale ha osservato che il giudizio presupposto era pendente alla data del 16 settembre 2010 (data di entrata in vigore del codice del processo amministrativo) e la domanda di equa riparazione era invece successiva, e ha valutato che dalla data della istanza di prelievo (2 gennaio 2009) a quella della presentazione della domanda di equa riparazione non è stato superato il periodo di durata ragionevole del giudizio di primo grado, pari a tre anni.

3. – Per la cassazione del decreto della Corte d’appello P.N. e gli altri litisconsorti indicati in epigrafe hanno proposto ricorso, con atto notificato il 14 luglio 2015, sulla base di sette motivi.

Il Ministero ha resistito con controricorso.

4. – Con i proposti motivi i ricorrenti si dolgono che il termine di durata del processo sia stato calcolato dalla data di deposito della istanza di prelievo, escludendo dal computo il periodo anteriore al detto deposito.

5. – Il ricorso è fondato.

Questa Corte ha già statuito che, nel caso in cui nel giudizio presupposto si sia verificato il presupposto processuale della domanda di equa riparazione ai sensi del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, convertito, con modificazioni, nella L. 6 agosto 2008, n. 133, nel testo applicabile, in conseguenza delle modifiche apportate dal codice del processo amministrativo, a partire dal 16 settembre 2010, deve escludersi che il periodo di tempo decorso anteriormente alla avvenuta presentazione dell’istanza di prelievo sia irrilevante al fine del computo del termine di durata ragionevole del giudizio (Sez. 6-2, 12 novembre 2013, n. 25447; Sez. 6-2, 18 marzo 2016, n. 5434).

Nella specie, dal decreto impugnato emerge che l’istanza di prelievo è stata presentata nel giudizio presupposto, sicchè la Corte d’appello, nell’escludere la rilevanza del periodo anteriore al 2 gennaio 2009, si è discostata dal richiamato principio.

6. – Il decreto impugnato è cassato.

Essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve essere rinviata alla Corte d’appello di Roma, che la deciderà in diversa composizione.

Il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, della Corte Suprema di Cassazione, il 21 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 dicembre 2016

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