Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26803 del 13/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2011, (ud. 08/11/2011, dep. 13/12/2011), n.26803

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – rel. Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Curatela del Fallimento Michele Dardano e C. s.n.c., in persona del

legale rapp.te pro tempore, elett.te dom.to in Roma, al Lungotevere

delle Navi n. 30, presso lo studio dell’avv. Naccarato Giuseppe,

rapp.to e difeso dall’avv. Serafino Trento, giusta procura in atti;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rapp.te pro tempore;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale della Calabria n. 277/08/09 depositata il 27/10/09;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

giorno 8/11/2011 dal Consigliere Relatore Dott. Marcello Iacobellis;

viste le richieste del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale, dott. DESTRO Carlo.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia promossa da Curatela del Fallimento Michele Dardano e C. s.n.c. contro l’Agenzia delle Entrate è stata definita con la decisione in epigrafe, recante l’accoglimento dell’appello proposto dalla Agenzia contro la sentenza della CTP di Cosenza n. 442/1/2005 che aveva accolto il ricorso della società avverso l’avviso di rettifica (OMISSIS) Iva 1991. Il ricorso proposto si articola in due motivi. Nessuna attività difensiva ha svolto l’intimata. Il relatore ha depositato relazione ex art. 380 bis c.p.c..

Il presidente ha fissato l’udienza del 8/11/2011 per l’adunanza della Corte in Camera di Consiglio. La ricorrente ha depositato memoria; il P.G. ha concluso aderendo alla relazione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con primo motivo (con cui deduce “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) la ricorrente assume che la CTR avrebbe erroneamente ritenuto motivato l’avviso di accertamento oggetto di impugnazione.

La censura è inammissibile. Il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., n. 3 deve essere dedotto, a pena di inammissibilità del motivo, giusta la disposizione dell’art. 366 c.p.c., n. 4, non solo con la indicazione delle norme assuntivamente violate, ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendo alla Corte regolatrice di adempiere il suo istituzionale compito di verificare il fondamento della lamentata violazione. Tali carenze sono riscontrabili nella censura in esame laddove il ricorrente non precisa le affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si assumono in contrasto con il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42 bensì lamenta:” contrariamente a quanto ritenuto dalla Commissione Provinciale di Cosenza l’Ufficio Iva di Cosenza … non aveva in alcun modo assolto all’obbligo della motivazione nell’impugnato avviso di accertamento” “La CTR … non ha dato alcuna valida motivazione in ordine alla ritenuta validità della motivazione dell’avviso di accertamento”, “contrariamente a quanto ritenuto dalla Commissione Tributaria Regionale l’avviso di accertamento impugnato doveva essere dichiarato nulla per difetto di motivazione”. Nè l’assunto vizio può essere desunto dall’erroneo riferimento della sentenza a decisioni di questa Corte.

Con secondo motivo (con cui deduce: “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2 e del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 54 e 55 (anche in relazione agli artt. 26097 e 2729 c.c.) in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Erronea applicazione della percentuale di ricarico) il ricorrente lamenta che la CTR avrebbe ritenuta ammissibile la rettifica della dichiarazione pur in presenza di scritture contabili regolarmente tenute … sul presupposto della esistenza di presunzioni gravi, precise e concordanti in ordine a pretese omesse registrazioni di operazioni imponibili; la Commissione avrebbe ritenuto la legittimità del ricorso all’accertamento induttivo affermando in maniera del tutto errata e veramente apodittica che le operazioni imponibili … avevano a fondamento i riscontri incrociati puntualmente descritti nel processo verbale di constatazione. “Nella specie non sussisteva alcuno dei sopraevidenziati elementi che potessero giustificare il ricorso all’accertamento induttivo da parte dell’Ufficio”.

Anche tale censura è inammissibile in quanto l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa – quale quella prospettata dalla ricorrente allorquando lamenta la insussistenza di presunzioni gravi, precise e concordanti che potessero giustificare il ricorso all’accertamento induttivo – è esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l’aspetto del vizio di motivazione.

Nè a diversa conclusioni può portare l’erroneo riferimento della CTR al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 anzichè al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55 in quanto, in tema di accertamento dell’IVA, il ricorso al metodo induttivo è ammissibile, in presenza di contabilità formalmente regolare (ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54), quando l’attendibilità della stessa risulti inficiata da presunzioni contrarie, anche semplici, purchè gravi, precise e concordanti, presunzioni che, nel caso in esame, sono state ritenute esistenti dalla CTR; ed essendo la censura incentrata, come sopra evidenziato, sull’assunta insussistenza di presunzioni gravi, precise e concordanti che potessero giustificare il ricorso all’accertamento induttivo.

Consegue da quanto sopra il rigetto del ricorso. Nulla per le spese in assenza di attività difensiva.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 8 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2011

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