Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26802 del 13/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2011, (ud. 08/11/2011, dep. 13/12/2011), n.26802

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – rel. Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

MAZZONI PIETRO SPA SOCIO UNICO con sede in (OMISSIS), in

persona

dell’Amministratore Unico pro tempore M.P., rappresentata

e difesa, giusta delega in calce al ricorso, dall’Avv. Beretta

Giovanni, elettivamente domiciliato in Roma, presso lo studio

dell’Avv. Carlo Arnulfo, Viale Liegi n. 49;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato,

nei cui Uffici, in Roma, Via dei Portoghesi, 12, è domiciliata;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 141/24/2009 della Commissione Tributaria

Regionale di Milano – Sezione n. 24, in data 07/07/2009, depositata

il 13 ottobre 2009.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio

dell’08 novembre 2011 dal Relatore Dott. Antonino Di Blasi;

Udito, altresì, l’Avv. Giovanni Beretta per la ricorrente;

Presente il P.M. dott. DESTRO Carlo, che si è riportato alla

relazione in atti.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte:

Considerato che nel ricorso iscritto a R.G. n. 3186/2010, è stata depositata in cancelleria la seguente relazione;

“1 – La CTR, accogliendo l’appello dell’Ufficio, ha confermato gli avvisi di accertamento in rettifica oggetto della presente impugnazione, affermando che, per superare la “presunzione di cessione”, la merce in magazzino con la dicitura “in conto lavorazione” deve, con le modifiche del caso, ritornare al cedente e di ciò deve restare incontestabile traccia.

Ricorre per cassazione la parte privata, con due motivi, resiste la parte erariale con controricorso.

Il ricorso si rivela manifestamente privo di pregio.

Il primo motivo, pur formulato sotto la rubrica di una plurima violazione di norme di diritto, ripropone una inammissibile diversa lettura delle risultanze di causa, in quanto la decisione ha dato congruamente conto della mancata prova, da parte del contribuente, di avere vinto la presunzione di cessione prevista dalle norme di cui si invoca la violazione. In tali termini, la sentenza è in armonia con il consolidato orientamento di questa Corte secondo cui le presunzioni di cessione e di acquisto, poste dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 53 sono presunzioni legali relative, annoverabili tra quelle cosiddette miste, che consentono, cioè, la dimostrazione contraria da parte del contribuente, ma unicamente entro i limiti di oggetto e di mezzi di prova ivi tassativamente prefigurati e stabiliti ad evidenti fini antielusivi (Cass. n. 15312/2008;

21517/2005; 3929/2002 e, in tema di imposte dirette Cass. n. 16483/06).

Manifestamente priva di pregio è anche la seconda censura, essendo formulata in violazione del principio di autosufficienza, dato che non è specificato se e come sia stata formulata nei precedenti gradi; non risultando riferibile alla sentenza impugnata, in assenza di specifiche statuizioni della stessa al riguardo, e non essendo stata, infine, prospettata come violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4 (sempre che ne fosse stata sufficientemente dimostrata la formulazione nei precedenti gradi).

Si ritiene che il ricorso possa trattarsi in Camera di Consiglio.

F.to G. Giacalone”.

La Corte.

Vista la relazione, il ricorso, il controricorso, la memoria 21.10.2011, nonchè gli altri atti di causa;

Considerato che in esito alla trattazione del ricorso, il Collegio, condividendo le argomentazioni svolte nella relazione, ritiene di dover rigettare il ricorso, stante l’inammissibilità dei relativi motivi;

Considerato, infatti, che a diverso opinamento non inducono le deduzioni contenute nella memoria da ultimo depositata dalla ricorrente;

Considerato, in particolare, che a quanto esposto in relazione, può aggiungersi che la censura di violazione di legge, proposta con riferimento alla questione della omessa regolarizzazione delle fatture rimesse alla contribuente dai suoi subappaltatori, è inammissibile perchè su tale questione la Commissione Tributaria Regionale non si è pronunciata, cosicchè la sentenza sarebbe stata eventualmente impugnabile, in parte qua, solo per omissione di pronuncia;

Considerato che le spese del giudizio vanno poste a carico della ricorrente e liquidate in complessivi Euro duemilacento, oltre spese prenotate a debito;

Visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente Agenzia, delle spese del giudizio, in ragione di complessivi Euro duemilacento, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 8 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2011

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