Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26801 del 29/11/2013


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 26801 Anno 2013
Presidente: BERRUTI GIUSEPPE MARIA
Relatore: MASSERA MAURIZIO

SENTENZA

sul ricorso 4361-2008 proposto da:
D’ELIA MARCO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
ATERNO 9, presso lo studio dell’avvocato PELLICCIARI
CLAUDIO, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato PEIRANIS DANIELA giusta delega in atti;
– ricorrente contro

COMUNE TORINO 00514490010, in persona del Sindaco pro
tempore on. SERGIO CHIAMPARINO, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI 35, presso
lo studio dell’avvocato VINCENTI MARCO, che lo

Data pubblicazione: 29/11/2013

rappresenta

e

difende

unitamente

all’avvocato

GIGLIOTTI PIER FRANCO giusta delega in atti;
CEAM S.R.L. 00494091200, in persona del Consigliere
Delegato e legale rappresentante pro tempore, sig.
LEONIDA LORQUANDO, elettivamente domiciliata in ROMA,

MARIO, rappresentata e difesa dall’avvocato VENTURINI
MARCELLO giusta delega in atti;
– controricorrenti

avverso la sentenza n. 1353/2007 della CORTE D’APPELLO
di TORINO, depositata il 05/09/2007 R.G.N. 1262/06;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 05/11/2013 dal Consigliere Dott. MAURIZIO
MAS SERA;
udito l’Avvocato CLAUDIO PELLICCIARI;
udito l’Avvocato MARCO VINCENTI;
udito l’Avvocato MARCELLO VENTURINI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. CARMELO SGROI che ha concluso per
l’accoglimento del l ° motivo di ricorso, in subordine
del 2 ° motivo.

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VIA OTRANTO 36, presso lo studio dell’avvocato MASSANO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

.1 – Con sentenza in data 2 – 8 maggio 2006 il Tribunale di
Torino condannò il Comune di Torino al pagamento in favore di
Marco D’Elia di E. 207.569,10 a titolo di risarcimento dei
danni conseguenti all’infortunio patito utilizzando un

la locale Galleria d’Arte Moderna; inoltre condannò la CEAM
S.r.l., società che aveva costruito e installato il
montacarichi, a rimborsare al Comune le somme corrisposte al
D’Elia.
.2 – Con sentenza in data 30 marzo – 5 settembre 2007 la Corte
d’Appello di Torino, pronunciando sull’appello principale
proposto dalla CEAM e sull’appello incidentale del Comune di
Torino, assolse quest’ultimo dalla domanda proposta dal D’Elia
e, conseguentemente, la CEAM S.r.l. dalla domanda di manleva.
La Corte territoriale osservò per quanto interessa: era
preliminare l’esame dell’appello incidentale proposto dal
Comune; l’infortunio era stato cagionato dal comportamento del
D’Elia, il quale aveva volontariamente scalciato contro la
parete in cartongesso rinforzato del montacarichi
determinandone lo sfondamento e ferendosi al piede e alla
gamba; quello descritto era un evento del tutto imprevedibile
ed eccezionale, tale da integrare il caso fortuito e da
escludere la responsabilità del Comune.
.3 – Avverso la suddetta sentenza il D’Elia ha proposto
ricorso per cassazione affidato a due complessi motivi.
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montacarichi mentre stava lavorando nel cantiere aperto presso

Comune di Torino e CEAM S.r.l. hanno resistito con separati
controricorsi.
Il D’Elia ha presentato memoria.
Il ricorso, originariamente chiamato all’udienza del 9.7.2013,
è stato rinviato a causa dell’astensione degli avvocati dalle

MOTIVI DELLA DECISIONE
.1.1 – Il primo motivo adduce violazione e/o erronea
applicazione e/o falsa applicazione degli artt. 99, 100, 112,
333 e 343 c.p.c. con riferimento all’appello incidentale
condizionato svolto dal Comune di Torino soltanto in via
subordinata rispetto alla richiesta di rigetto dell’appello
principale e, quindi, all’esame dell’eventuale accoglimento di
quest’ultimo (art. 360, n. 3 c.p.c.). Nullità della sentenza e
del procedimento per violazione del principio di
corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato di cui all’art.
112 c.p.c., con riferimento al mancato rispetto dell’ordine di
esame e di eventuale accoglimento delle domande svolte il
appello (art. 360, n. 4 c.p.c.). Insufficiente motivazione sul
decisivo punto relativo al mancato esame dell’appello
principale e all’arbitrario stravolgimento dell’ordine di
trattazione delle questioni prospettate dalle parti (art. 360,
n. 5 c.p.c.).
Assume il ricorrente che, in sede di appello, il Comune di
Torino aveva chiesto,

in via principale,

il

rigetto

dell’impugnazione della CEAM S.r.l., la quale aveva negato il
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udienze.

proprio obbligo di manlevare il Comune dalla condanna a
risarcire il D’Elia e, solo in via subordinata e
condizionatamente all’accoglimento dell’appello principale,
aveva chiesto la riforma della sentenza del Tribunale con
rigetto della domanda avanzata dal D’Elia.

l’appello incidentale condizionato, si era completamente
sostituita alla valutazione operata dal Comune in ordine alla
strategia difensiva da adottare, ignorandone l’esplicita
richiesta in ordine a trattazione e accoglimento delle domande
svolte.
.1.2 – La censura, assistita da quesiti idonei a garantire le
finalità perseguite dall’art. 366-bis c.p.c., applicabile al
ricorso ratione temporis, è fondata.
Il motivo in esame presenta il problema della individuazione,
in via interpretativa, di quanto devoluto, con l’appello
principale e con quello incidentale, alla Corte territoriale.
Il Collegio ribadisce che (confronta Cass. n. 15496 del 2007)
il principio secondo cui l’interpretazione di qualsiasi
domanda, eccezione o deduzione di parte dà luogo ad un
giudizio di fatto, riservato al giudice del merito, non trova
applicazione quando si denunci un vizio che sia riconducibile
alla violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto
e il pronunciato oppure del principio del tantum devolutum
quantum appellatum, trattandosi, in tale caso, della denuncia
di un error in procedendo, in relazione al quale la Corte di
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Ne inferisce che la Corte territoriale, esaminando solo

cassazione ha il potere-dovere di procedere direttamente
all’esame e all’interpretazione degli atti processuali.
A tale riguardo è opportuno riferire che, nel giudizio di
primo grado, la CEAM S.r.l., evocata dal Comune di Torino per
esserne garantito, aveva assunto, tra l’altro, di non avere

asserendo che il Comune le aveva appaltate direttamente ad
altra società, tesi ripetuta nel giudizio di secondo grado e
posta a fondamento dell’appello principale,

finalizzato

appunto ad ottenere il rigetto della domanda di manleva del
Comune e, quindi, volto esclusivamente contro il medesimo,
senza prendere in esame e attaccare la posizione del D’Elia e
la statuizione a lui favorevole.
Nel giudizio di appello il Comune di Torino aveva rassegnato
le seguenti conclusioni (riportate nella stessa sentenza
impugnata):

“In via principale: respingere l’appello proposto

dalla CEAM S.r.l. confermando l’obbligo della CEAM S.r.l. a
manlevare il Comune di Torino dalle domande proposte da D’Elia
Marco, condannandola al rimborso di quanto esso Comune fosse
eventualmente tenuto a pagare al predetto per capitale,
interessi e spese. In subordine ed in via condizionata: per
l’ipotesi di accoglimento totale o parziale dell’appello, in
riforma della sentenza n. 2985/06 del 2 – 8 maggio 2006 emessa
dal Tribunale di Torino, sui capi di essa che hanno deciso sui
rapporti intercorsi fra D’Elia Marco e il Comune di Torino,
assolvere il conchiudente da ogni domanda”.
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eseguito le opere murarie all’origine della controversia

Questa Corte è ferma nel ritenere (confronta Cass. n. 24902
del 2008) che la parte parzialmente soccombente possa proporre
appello incidentale tardivo, ai sensi dell’art. 334 c.p.c.,
anche in riferimento ai capi della sentenza di merito non
oggetto di gravame con l’impugnazione principale, a condizione

rapporto, mentre, qualora si tratti di distinti rapporti
dedotti nello stesso giudizio, ovvero in cause diverse poi
riunite, ciascuna parte deve proporre impugnazione per i capi
della sentenza che la riguardino nei termini di cui agli artt.
325 e 327 c.p.c.
L’inversione dell’ordine di trattazione dei due appelli ha
violato il principio devolutvo, in quanto la Corte
territoriale ha esaminato per primo e accolto – dichiarando
assorbito l’appello principale – il gravame che la parte
interessata aveva chiaramente subordinato compiendo una
scelta processuale che rientrava nella sua disponibilità
esclusiva, in quanto tale insindacabile – all’accoglimento del
ricorso principale. In tal modo ha esaminato un tema che non
era stato proposto da quest’ultimo e riguardante la posizione
di un soggetto diverso da quello contro cui era rivolto
l’appello principale.
Con riferimento al ricorso per cassazione, le Sezioni Unite di
questa Corte hanno già da tempo chiarito (Cass. Sez. Un. n.
5456 del 2009) che, anche alla luce del principio
costituzionale della ragionevole durata del processo, secondo
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che si tratti di impugnazioni proposte in relazione ad unico

cui fine primario di questo è la realizzazione del diritto
delle parti ad ottenere risposta nel merito, il ricorso
incidentale proposto dalla parte totalmente vittoriosa nel
giudizio di merito, che investa questioni pregiudiziali di
rito, ivi comprese quelle attinenti alla giurisdizione, o

indipendentemente da ogni espressa indicazione di parte, e
deve essere esaminato con priorità solo se le questioni
pregiudiziali di rito o preliminari di merito, rilevabili
d’ufficio, non siano state oggetto di decisione esplicita o
implicita (ove quest’ultima sia possibile) da parte del
giudice di merito. Qualora, invece, sia intervenuta detta
decisione, tale ricorso incidentale va esaminato dalla Corte
di cassazione, solo in presenza dell’attualità dell’interesse,
sussistente unicamente nell’ipotesi della fondatezza del
ricorso principale (principio recentemente ribadito da Cass.
Sez. Un. n. 7381 del 2013).
Ritiene il Collegio che si tratti di principio di carattere
generale in tema di impugnazioni e che, quindi, risulti
applicabile anche nel giudizio di appello.
Inoltre, nel caso di specie, la Corte territoriale avrebbe
dovuto confrontarsi anche con il principio, ben espresso da
Cass. n. 1197 del 2010, in base al quale, nel caso di
chiamata in causa per garanzia impropria – che si verifica
allorché colui che sia stato convenuto in giudizio dall’attore
intende essere rilevato dal garante di quanto sia
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preliminari di merito, ha natura di ricorso condizionato,

eventualmente condannato a pagare – l’azione principale e
quella di garanzia sono fondate su due titoli diversi, sicché
le due cause sono distinte e scindibili.
Ove la Corte territoriale avesse esaminato i due appelli
nell’ordine sopra indicato (ossia iniziando dall’appello

l’appello incidentale condizionato) si sarebbe ovviamente
verificata una delle due seguenti ipotesi alternative: 1)
accoglimento dell’appello principale della CEAM, con
riconoscimento della sua carenza della titolarità passiva del
rapporto giuridico dedotto in giudizio; in questo caso l’esame
del ricorso incidentale proposto dal Comune di Torino avrebbe
portato verosimilmente ad una decisione sostanzialmente
analoga sul piano sostanziale a quale in concreto adottata; 2)
rigetto dell’appello principale con conferma della statuizione
del Tribunale di condanna della CEAM a manlevare il Comune di
Torino; in questo caso la Corte d’Appello avrebbe dovutp
dichiarare assorbito l’appello incidentale condizionato,
proprio perché proposto non in via autonoma, ma con riguardo
esclusivo all’accoglimento del gravame principale.
La sentenza impugnata non ha considerato neppure che l’appello
incidentale risultava tardivo, in quanto proposto in data 15
novembre 2006, quindi oltre il termine previsto dall’art. 327,
comma l c.p.c. di 30 giorni dal 19 giugno 2006, data di
notifica dell’appello principale che, comportando la
conoscenza legale della sentenza impugnata, aveva determinato
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principale e solo in caso di suo accoglimento scrutinando

il decorso del termine utile all’impugnazione per tutte le
parti interessate.
Da ciò emerge che la stessa efficacia del ricorso incidentale
era condizionata all’ammissibilità del ricorso principale
della CEAM, che anche per questa ragione doveva essere

dell’appello incidentale del Comune all’eventuale accoglimento
del predetto.
In definitiva la precedenza accordata all’esame del ricorso
incidentale condizionato e la statuizione consequenziale di
assorbimento del ricorso principale hanno comportato la
violazione del regime delle impugnazioni, come disciplinato
dal codice di rito e, nel contempo, hanno portato la Corte
territoriale a superare i limiti del quantum devolutum dalle
parti in causa.
Fermo quanto sopra statuito, si osserva ancora per ragioni di
completezza che è ipotizzabile che la Corte territoriale non
si sia resa conto della natura condizionata dell’appello
incidentale. Infatti, anche se nell’epigrafe della sentenza
vengono riportate le conclusioni delle parti, da cui ciò
risulta chiaramente, sia nella parte espositiva (a pag. 5),
sia nella parte motiva (ancora alla pag. 5 e alla successiva
pag. 6) viene menzionato l’appello incidentale del Comune di
Torino senza mai specificare che esso era condizionato.
.2 – L’accoglimento del primo motivo comporta l’assorbimento
del secondo, mediante il quale il ricorrente, sotto il duplice
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esaminato per primo, restando condizionato l’esame

profilo di violazione e falsa applicazione di norme di diritto
processuale e sostanziale e di vizio di motivazione, ha
censurato la statuizione con la quale la Corte territoriale ha
escluso qualsiasi responsabilità in capo al Comune di Torino.
.3 – Pertanto, cassata la sentenza de qua, il giudice di

composizione diversa, esaminerà gli appelli nell’ordine sopra
indicato e provvederà anche alle spese del giudizio di
cassazione.
P.Q.M.
Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo.
Cassa in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le
spese del giudizio di cassazione, alla Corte di Appello di
Torino in diversa composizione.
Roma 5.11.2013.

rinvio, che si designa nella medesima Corte d’Appello in

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