Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26793 del 22/12/2016

Cassazione civile, sez. II, 22/12/2016, (ud. 17/11/2016, dep.22/12/2016),  n. 26793

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BUCCIANTE Ettore – Presidente –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – rel. Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 24267-2012 proposto da:

C.O., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma, V.

Nomentana 323, presso lo studio dell’avvocato GIAN ROBERTO CALDARA,

rappresentato e difeso dall’avvocato LUIGI ZINGARELLI, come da

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

IMMOBILIARE P. & C SRL, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via

Oslavia 39-F, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE BIANCO, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato NOVENIO FALL come da

procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 476/2011 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 05/10/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/11/2016 dal Consigliere Ippolisto Parziale;

udito l’Avvocato Giuseppe Bianco, che si riporta agli atti e alle

conclusioni assunte;

udito il sostituto procuratore generale, SGROI Carmelo, che conclude

per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Per quanto ancora interessa in questa sede, l’arch. C.O. cita l’Immobiliare P. s.r.l., subentrata alla “Enicoop” nel mandato che tale società gli aveva conferito ai fini della redazione di progetto per la realizzazione di una lottizzazione su diversi terreni, chiedendo il pagamento del compenso residuo per l’attività svolta. La domanda è contestata e in via riconvenzionale la società chiede, tra l’altro, la condanna dell’attore al pagamento del residuo importo delle somme versate ai creditori di tale N.F., in origine proprietario di alcune delle aree cui ineriva la progettazione, importo che l’architetto si era impegnato a restituire.

2. Il Tribunale accoglie solo in parte la domanda dell’attore e condanna la s.r.l. a pagargli Euro 81.370,63; accoglie anche la domanda riconvenzionale della società e condanna l’arch. C. a pagare Euro 74.748,81, quale differenza ancora dovuta.

3. La Corte d’Appello di Perugia accoglie in parte l’appello principale di C.O., riducendo a 59.254,71 la somma da lui dovuta mentre respinge l’appello incidentale della società. Compensa interamente le spese.

4-. Impugna tale decisione C.O., con due motivi, che riguardano il conteggio del debito residuo nei confronti della società in conseguenza del suo obbligo di garanzia di rimborso dei debiti del N.. Resiste con controricorso la parte intimata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione semplificata nella decisione del ricorso.

1. I motivi del ricorso.

1.1 – Col primo motivo si deduce: “omessa ed illogica motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), con specifico riferimento alla pretesa inattendibilità della deposizione della teste F. e della dichiarazione remissoria del debito del C. effettuata dal creditore di esso”.

La Corte di appello aveva erroneamente accolto la domanda riconvenzionale della società relativa alla garanzia prestata dal ricorrente quanto al pagamento debiti contratti dal N. e dalla Cooperativa, condannandolo al pagamento della residua somma di Lire 114.753.120 in più rispetto al previsto di Lire 1.600.000.000 (avendo versato Lire 1.714.753.120), perchè a tale somma residua la società aveva rinunciato, come risultava provato dalla istruttoria orale dalla deposizione della teste F.. La Corte sul punto aveva così motivato: “in effetti un dubbio sulla attendibilità della teste, che impedisce di accoglierne la deposizione con ragionevole tranquillità, rimane in ragione del rapporto di collaborazione lavorativa che lega la teste all’attore”.

Rileva il ricorrente che “si tratta, all’evidenza, di una non motivazione, o per meglio dire di una motivazione meramente apparente ed illogica. L’illogicità e carenza della motivazione nasce innanzi tutto dal fatto che non è stato espresso un giudizio di positiva inattendibilità della teste, ma semplicemente un “dubbio” sulla sua attendibilità, dubbio che non poteva portare a disattendere totalmente le dichiarazione rese da questa, tanto più in quanto assolutamente precise e circostanziate”.

1.2 – Col secondo motivo si deduce: “motivazione omessa e comunque illogica, per sostanziale travisamento dei fatti, circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), con riferimento alla individuazione delle somme pagate dal Petrollini ed oggetto di garanzia da parte del C. e della valenza probatoria del documento n. 50 prodotto dai convenuti a fronte del tenore del contratto di compravendita e dei documenti depositati dalla convenuta sub nn. 39-49”.

Lamenta il ricorrente con il motivo in questione, “da esaminarsi, subordinatamente al rigetto del primo motivo di ricorso” che la Corte di appello ha anche errato nel determinare la somma residua da pagare, avendo egli contestato le prove addotte sui pagamenti effettuati. La prova svolta aveva portato alla conferma della documentazione prodotta ai numeri da 39 a 49, ma non già del documento n. 50. La somma corrispondente ai documenti confermati era pari a Lire 1.657.733.120, e non già Lire 1.744.733.120, cosicchè la somma eventualmente dovuta sarebbe stata pari a Lire 57.733.120 e non in quella maggiore indicata dal Tribunale. Anche ad aggiungere l’ulteriore somma riportata nel documento n. 50 (peraltro contestato), pari a Lire 57.000.000= il totale dovuto sarebbe pari al più ad Euro 29.816,67.

2. Il ricorso è infondato e va rigettato.

2.1 – Il primo motivo è infondato non solo perchè in generale l’attendibilità del teste e della relativa testimonianza è oggetto di valutazione riservata all’apprezzamento del giudice di merito (vedi Cass. 7633/2016) ma anche perchè: a) la dichiarazione è de futuro (vedi l’uso del condizionale “non avrebbe richiesto”), il che già depotenzia l’asserita forza probatoria delle dichiarazioni; vedi in questo senso anche quanto riportato a pagina 13 della sentenza; b) la valutazione di non piena attendibilità non si impernia solo sul rapporto di dipendenza (“tuttofare”, pagina 5 del controricorso), peraltro ex se apprezzabile comunque sotto questo profilo, ma si basa altresì sulla non plausibilità complessiva del dichiarato, che travolge non solo il punto in contestazione sulla dichiarazione abdicativa, ma anche involge la più generale prospettazione – a dire sempre della teste – della globalità della “successione” della nuova Immobiliare in tutti i rapporti e nell’utilizzo degli elaborati progettuali prima riferibili alla sola Eni Coop. Tesi motivatamente ritenuta infondata dai giudici, che hanno respinto la domanda di corrispettivo fondata sulla globalità di quella assunzione debitoria, limitandola invece alla sola pratica della lottizzazione. Dalla valutazione complessiva di tale dichiarazione segue il mancato assolvimento dell’onere probatorio a carico dell’odierno ricorrente.

Va altresì considerato che la ratio decidendi della sentenza è basata anche sulla nota dello stesso attore circa l’accollo del debito.

2.2 – Anche il secondo motivo è infondato se non inammissibile, posto che denuncia una sorta di travisamento di fatti con profili assimilabili a un vizio revocatorio inammissibile in questa sede. Comunque, il motivo è infondato perchè sul punto la corte d’appello in primo luogo ha parzialmente accolto il gravame dell’architetto C., correggendo quello che appare essere un errore materiale, decurtando quindi parzialmente il debito. La Corte d’appello non ha però poi accolto la tesi dell’architetto del minor pagamento sostenuto sulla base della sola documentazione di cui ai numeri 39-49.

La base logica della inclusione dell’importo portato dalla ricevuta n. 50 è costituito dall’avallo testimoniale offerto dal teste B. quanto all’effettivo pagamento delle somme elencate nel capitolo di prova (vedi pagina 8 del controricorso). Sotto tale aspetto nessuna deduzione al riguardo risulta nel ricorso. Sicchè, a tale fine, per contrastare tale motivazione non può considerarsi sufficiente la mera ripetizione della tesi difensiva come fa il ricorso. Peraltro, si tratta di somma quietanzata dalla Pe., moglie del creditore principale N., ricevuta da parte del Petrollini e dunque plausibilmente collegata alle operazioni di cui si tratta, non essendovi altra causale neppure congetturale, che peraltro non viene neanche prospettata.

3. Le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte ricorrente alle spese di giudizio, liquidate in 5.500,00 (cinquemilacinquecento) Euro per compensi e 200,00 (duecento) Euro per spese, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 17 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 dicembre 2016

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