Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26782 del 22/12/2016


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Cassazione civile, sez. I, 22/12/2016, (ud. 27/10/2016, dep.22/12/2016),  n. 26782

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALVAGO Salvatore – Presidente –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 8804-2015 proposto da:

AZIENDA SANITARIA LOCALE DELLA PROVINCIA DI FOGGIA, succeduta alla

A.U.S.L. FG/(OMISSIS), in persona del Direttore generale pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L. MANTEGAZZA, 24,

presso il dott. MARCO GARDIN, rappresentata COSTANTINO VENTURA,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

EDILMANUTENZIONI DI D.C.N. & C. S.N.C. IN LIQUIDAZIONE;

– intimata –

Nonchè da:

EDILMANUTENZIONI DI D.C.N. & C. S.N.C. IN LIQUIDAZIONE,

in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA SESTIO CALVINO 72, presso l’avvocato

ALESSANDRO PORTOGHESE, rappresentata e difesa dall’avvocato

GIANPIERO BALENA, giusta procura a margine del controricorso e

ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

AZIENDA SANITARIA LOCALE DELLA PROVINCIA DI FOGGIA, succeduta alla

A.U.S.L. FG/(OMISSIS), in persona del Direttore generale pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L. MANTEGAZZA, 24,

presso il dott. MARCO GARDIN, rappresentata e difesa dall’avvocato

COSTANTINO VENTURA, giusta procura in calce al ricorso principale;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di BARI, depositata il

10/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/10/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO VALITUTTI;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato COSTANTINO VENTURA che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso principale, il rigetto del

ricorso incidentale;

udito, per la controricorrente e ricorrente incidentale, l’Avvocato

GIANPIERO BALENA che ha chiesto il rigetto del ricorso principale,

l’accoglimento dell’incidentale;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CARDINO Alberto, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

principale, rigetto del ricorso incidentale.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con atto di citazione notificato il 27 dicembre 2000, l’AUSL FG (OMISSIS) proponeva, dinanzi al Tribunale della stessa città, opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 73 del 28 novembre 2000, con il quale era stato ingiunto all’ente il pagamento della somma di Lire 128.975.436, oltre interessi e spese, a favore della Edilmanutenzioni di D.C.N. & C. s.n.c., a titolo di canone – relativo al periodo gennaio-settembre 2000 – per l’assistenza alla manutenzione ordinaria dell’impiantistica delle strutture dislocate sul territorio di competenza dell’ASL, assunta dalla predetta società con contratto di appalto del 18 settembre 1998. L’opposizione veniva accolta dal Tribunale adito, con sentenza definitiva n. 1161/2011, dopo che, con sentenza non definitiva n. 484/2008, erano state risolte le questioni di rito concernenti l’ammissibilità o inammissibilità delle domande riconvenzionali reciprocamente proposte dalle parti in lite.

2. Avverso la decisione non definitiva proponeva appello la Edilmanutenzioni s.n.c. che veniva parzialmente accolto dalla Corte di Appello di Bari, con sentenza n. 159/2015 depositata il 10 febbraio 2015. Con tale pronuncia il giudice del gravame riteneva anzitutto inammissibile la precisazione della domanda riconvenzionale dell’AUSL FG (OMISSIS), effettuata con la memoria ex art. 183 c.p.c., comma 5, depositata il 10 gennaio 2002. La medesima sentenza dichiarava, poi, inammissibile anche la domanda riconvenzionale proposta dall’opposta Edilmanutenzione s.n.c., con la propria comparsa di risposta, come successivamente emendata nella memoria ex art. 183 c.p.c., comma 4, depositata il 10 gennaio 2002.

3. Per la cassazione di tale sentenza ha, quindi, proposto ricorso l’Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Foggia (succeduta ex L.R. n. 39 del 2006 alla AUSL FG/(OMISSIS)) nei confronti della Edilmanutenzioni di D.C.N. & C. s.n.c. in liquidazione, sulla base di un solo motivo, illustrato con memoria.

4. La resistente ha replicato con controricorso, contenente, altresì, ricorso incidentale affidato a due motivi.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con l’unico motivo di ricorso principale la ASL FG denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 99 e 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

1.1. Si duole la ricorrente del fatto che la Corte di Appello abbia erroneamente ritenuto che la puntualizzazione della domanda riconvenzionale effettuata dall’ente opponente nella memoria ex art. 183 c.p.c. – depositata nel procedimento di opposizione al decreto ingiuntivo n. 737/2000, emesso dal Tribunale di Foggia su ricorso della Edilmanutenzioni s.n.c., e nella quale l’originario importo delle somme percette in eccedenza dall’impresa nel corso del rapporto scaturente dal contratto di appalto in data 18 settembre 1998, e richieste in restituzione dall’ASL, era stato elevato dalla somma di Lire 7.852.149 a quella di Lire 397.516.910 – fosse da considerarsi una non consentita mutatio libelli. E ciò, per avere l’opponente operato una modifica della causa petendi della domanda riconvenzionale, ancorando la richiesta di restituzione di una somma maggiore alla rescissione del contratto operata dall’ASL, ai sensi del R.D. n. 350 del 1895, art. 27 anzichè – come richiesto in citazione – alla risoluzione per inadempimento del contratto stipulato inter partes il 18 settembre 1998.

1.2. In realtà, l’azienda sanitaria – a parere della deducente – si sarebbe limitata a precisare quantitativamente la medesima domanda di restituzione di dette somme, a seguito della delibera del Commissario Straordinario n. 890 del 15 maggio 2001, che aveva provveduto a rescindere il contratto di appalto in questione per negligenza e frode dell’impresa appaltatrice, e della Delib. 2 luglio 2001, n. 1240 che aveva approvato la contabilità finale dei lavori, accertando l’effettivo debito dell’impresa, senza neppure porre a base della domanda di restituzione una diversa causa petendi (rescissione del contratto R.D. n. 350 del 1895, ex art. 27anzichè risoluzione ex art. 1453 c.c.).

1.3. La doglianza è fondata.

1.3.1. Secondo la più recente giurisprudenza di questa Corte, invero, la modificazione della domanda ammessa ex art. 183 c.p.c. può riguardare anche uno o entrambi gli elementi oggettivi della stessa domanda proposta (“petitum” e “causa petendi”), sempre che la domanda così modificata risulti comunque connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio e senza che, perciò solo, si determini la compromissione delle potenzialità difensive della controparte, ovvero l’allungamento dei tempi processuali (cfr. Cass. S.U. 12310/2015).

1.3.2. Ebbene, non è revocabile in dubbio che il mutamento quantitativo della domanda – seppure, in via di ipotesi, fosse stato ancorato dall’opponente alla sopravvenienza processuale costituita dall’intervenuta rescissione del contratto, anzichè alla domanda di risoluzione – è certamente connesso alla medesima situazione sostanziale (l’eccedenza delle somme percette dall’impresa rispetto alle prestazioni erogate, in relazione al medesimo contratto del 18 settembre 1998) dedotta in giudizio con l’atto introduttivo.

1.4. Il ricorso principale della ASL FG va, pertanto, accolto.

2. Passando, quindi, all’esame del ricorso incidentale proposto dalla Edilmanutenzioni s.n.c. in liquidazione, va rilevato che, con i due motivi di ricorso, che – per la loro evidente connessione – vanno esaminati congiuntamente, la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 167, comma 2, art. 183, comma 4 (nel testo applicabile ratione temporis) e art. 645, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

2.1. Avrebbe errato il giudice di seconde cure – a parere della istante – nel ritenere inammissibile la domanda riconvenzionale proposta dall’opposta Edilmanutenzioni s.n.c. nella propria comparsa di risposta, e successivamente modificata nella memoria ex art. 183 c.p.c. in data 10 gennaio 2002, ritenendola non consequenziale alla domanda riconvenzionale spiegata dalla AUSL. E ciò sulla base del rilievo secondo cui – rivestendo l’opposto la qualità di attore in senso sostanziale – dovrebbe trovare applicazione il disposto dell’art. 183 c.p.c., comma 4 (nel testo applicabile ratione temporis), secondo cui “l’attore può proporre le domande ed eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto”, in combinato disposto, peraltro, con l’art. 167 c.p.c., comma 2, giacchè la sua qualità di convenuto in senso formale rispetto alla domanda proposta dall’opponente, imporrebbe all’opposto di proporre la cd. reconventio reconventionis già nella comparsa di risposta.

2.2. Ritiene, per contro, la ricorrente che la qualità di convenuto a fronte della riconvenzionale dell’opponente, rivestita dall’opposto, dovrebbe comportare la soggezione del medesimo al solo disposto dell’art. 167, comma 2, quanto al tempo di proposizione della domanda riconvenzionale (solo nella comparsa di risposta), con l’unico limite dettato dall’art. 36 c.p.c., della dipendenza di tale domanda dal titolo dedotto in giudizio dall’attore. Per il che sarebbe sufficiente, ai fini della ammissibilità della cd. reconventio recontentionis nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, che la nuova domanda dell’opposto venga proposta con la comparsa di risposta, depositata in cancelleria nel termine di cui all’art. 166 c.p.c., e che la medesima risulti oggettivamente connessa per il titolo a quella formulata dall’opponente nell’atto di citazione, senza alcun necessario rapporto di consequenzialità con tale ultima domanda.

In ogni caso, ad avviso della deducente, seppure dovesse diversamente opinarsi sulla suesposta questione processuale, resterebbe pur sempre il fatto che la domanda formulata dalla Edilmanutenzioni sarebbe da considerarsi comunque consequenziale rispetto alla domanda riconvenzionale proposta dall’opponente AUSL.

2.3. I due motivi di ricorso sono fondati, sia pure con le precisazioni che seguono.

2.3.1. Va osservato – sul piano generale e con riferimento al giudizio ordinario di cognizione – che, secondo il costante insegnamento di questa Corte, che ha origini risalenti nel tempo, l’attore contro il quale il convenuto abbia proposto domanda riconvenzionale, ben può opporre, a sua volta, altra riconvenzionale, avendo egli qualità di convenuto rispetto alla prima (cfr. già, in tal senso, Cass. 2076/1964). Più di recente si è ribadito che, nel giudizio di cognizione ordinario che si instaura con la proposizione di una domanda mediante atto di citazione, l’attore non può proporre domande diverse rispetto a quelle originariamente formulate nell’atto di citazione, trovando peraltro tale principio una deroga nel caso in cui, per effetto di una domanda riconvenzionale proposta dal convenuto, l’attore venga a trovarsi, a sua volta, in una posizione processuale di convenuto, così che al medesimo, rispetto alla nuova o più ampia pretesa della controparte, non può essere negato il diritto di difesa mediante la cd. “reconventio reconventionis” (Cass. 3639/2009).

2.3.2. E tuttavia, è evidente che la posizione di convenuto che l’originario attore viene ad acquisire per effetto della riconvenzionale proposta dalla controparte, non può valere a far assumere al medesimo la posizione di convenuto in senso sostanziale, come tale assoggettabile al regime di cui all’art. 36 c.p.c. e art. 167c.p.c., comma 2. La cd. reconventio reconventionis non è – per vero assimilabile tout court alla domanda riconvenzionale proposta dal convenuto ai sensi delle norme succitate, costituente un’azione autonoma che in quanto tale – per trovare ingresso nel medesimo processo – deve presentare identità di tiolo con la domanda proposta dall’attore, ai sensi dell’art. 36 c.p.c., atteso che essa è caratterizzata dal fatto che viene introdotta esclusivamente per l’esigenza di rispondere ad una riconvenzionale del convenuto, ossia per assicurare all’attore un’adeguata difesa di fronte alla domanda riconvenzionale e/o alle eccezioni del convenuto. Ed è questa la ragione per cui l’art. 183 c.p.c., comma 4, (nel testo applicabile ratione temporis) prevede che la cd. reconventio reconventionis debba essere formulata in conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto. In ogni altro caso, all’attore è inibito proporre nuove domande nell’udienza di trattazione, rispetto a quelle proposte nell’atto introduttivo della lite, come si desume dalla previsione di ammissibilità, in deroga al suddetto divieto implicito, delle sole domande conseguenti alle difese articolate dal convenuto (cfr. Cass. S.U. 12310/2015).

2.3.3. Tanto premesso con riferimento al processo ordinario di cognizione, non può revocarsi in dubbio che alla medesima conclusione debba pervenirsi anche per quanto concerne il procedimento di ingiunzione nel quale, secondo un orientamento costante nella giurisprudenza di questa Corte, nell’ordinario giudizio di cognizione, che si instaura a seguito della opposizione a decreto ingiuntivo, in via generale solo l’opponente, nella sua sostanziale posizione di convenuto, può proporre domande riconvenzionali, ma non anche l’opposto, che, rivestendo la posizione sostanziale di attore, non può proporre domande diverse da quelle fatte valere con l’ingiunzione. Tale principio è, tuttavia, derogabile allorquando, per effetto di una riconvenzionale proposta dall’opponente, la parte opposta venga a trovarsi in una posizione processuale di convenuto, al quale non può essere negato il diritto di difesa rispetto alla nuova o più ampia pretesa della controparte, il cui ingresso nel medesimo processo sia stato consentito dal giudice (cfr., ex plurimis, Cass. 13445/2000; 16331/2002; 18767/2004; 2529/2006; 21245/2006; 8077/2007; 21101/2015). Ne consegue che, rivestendo l’opposto la qualità di convenuto in senso formale, per non essere tardiva, tale domanda può essere introdotta solo nella comparsa di risposta, ai sensi dell’art. 167, comma 2, e non nel corso del giudizio di primo grado (Cass. 22754/2013). Nello stesso tempo, però, essendo l’opposto attore in senso sostanziale, è evidente che l’eventuale reconventio reconventionis debba essere conseguenza della domanda riconvenzionale proposta dall’opponente, ai sensi dell’art. 183 c.p.c., comma 4, incorrendo altrimenti il medesimo nel divieto implicito summenzionato.

2.3.4. Da tutto quanto precede discende, pertanto, che non coglie nel segno l’assunto della ricorrente in via incidentale, secondo la quale la reconventio reconventionis, in quanto proposta dall’opposto convenuto (formale) rispetto alla domanda riconvenzionale dell’opponente (attore formale in via di riconvenzione) potrebbe scontare solo il limite dell’identità di titolo di cui all’art. 36 c.p.c., e non quello della proponibilità solo in conseguenza delle domande o delle eccezioni del convenuto sostanziale (l’opposto).

Ciò nondimeno, deve ritenersi che – nel caso concreto – la domanda proposta dall’opposta nella comparsa di risposta fosse conseguenza della riconvenzionale della AUSL la quale, nell’atto di opposizione, oltre al risarcimento danni, aveva chiesto anche la restituzione di somme pagate in eccedenza rispetto ai lavori di manutenzione edile ed di impiantistica – ulteriori rispetto all’assistenza alla manutenzione retribuita con un canone annuale prefissato, oggetto di ingiunzione – effettivamente eseguiti dalla Edilmanutenzioni s.n.c. (v. sentenza di appello, p. 3). Sicchè la reconventio di quest’ultima diretta ad ottenere il pagamento degli aggiornamenti Istat del predetto canone di manutenzione per l’attività di assistenza, nonchè del corrispettivo per i lavori di impiantistica eseguiti – quest’ultimo divenuto liquido ed esigibile solo con la contabilizzazione dei lavori, per il periodo maggio 1998 – maggio 2000, e quindi non azionabile con la richiesta di provvedimento monitorio -, è chiaramente consequenziale alla riconvenzionale dell’opponente ed è diretta a consentire all’opposta di articolare al meglio le proprie difese, anche mediante la compensazione delle poste creditorie reciproche delle parti in causa.

3. L’accoglimento del ricorso principale e di quello incidentale, nei limiti di cui sopra, comporta, quindi, la cassazione dell’impugnata sentenza, con rinvio alla Corte di Appello di Bari in diversa composizione, la quale dovrà procedere a nuovo esame della controversia, attenendosi ai seguenti principi di diritto: “la modificazione della domanda ammessa ex art. 183 c.p.c. può riguardare anche uno o entrambi gli elementi oggettivi della stessa domanda proposta (“petitum” e “causa petendi”), sempre che la domanda così modificata risulti comunque connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio, con la conseguenza che, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, il mutamento quantitativo della domanda operato, nell’ambito dei rapporti di dare ed avere tra le parti di un medesimo contratto, nella memoria ex art. 183 c.p.c., seppure ancorato ad un titolo diverso, è da considerarsi connesso alla medesima situazione sostanziale dedotta in giudizio con l’atto introduttivo; nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, rivestendo l’opposto la qualità di convenuto in senso formale la cd. reconventio reconventionis, per non essere tardiva, deve essere introdotta solo nella comparsa di risposta, ai sensi dell’art. 167, comma 2, e non nel corso del giudizio di primo grado, nello stesso tempo, però, essendo l’opposto attore in senso sostanziale, tale domanda deve costituire conseguenza della domanda riconvenzionale proposta dall’opponente, ai sensi dell’art. 183 c.p.c., comma 4, (nel testo applicabile ratione temporis).

4. Il giudice di rinvio provvederà, altresì, alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte Suprema di Cassazione;

accoglie il ricorso principale e quello incidentale nei termini di cui in motivazione; cassa l’impugnata sentenza con rinvio alla Corte di Appello di Bari in diversa composizione, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 27 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 dicembre 2016

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