Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26779 del 29/11/2013


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Civile Sent. Sez. U Num. 26779 Anno 2013
Presidente: RORDORF RENATO
Relatore: PICCININNI CARLO

Svolgimento del processo
Con atto di citazione ritualmente notificato Fernando,
Marco, Andrea, Francesco, Filippo, Matteo e Federico
Caldara convenivano in giudizio davanti al Tribunale di
Bergamo il Comune di Curno, per sentir accertare che
l’ampliamento ed il prolungamento della via Fermi,
realizzato anche su terreno di loro proprietà, fosse
avvenuto in assenza di valida dichiarazione di pubblica
utilità dell’opera e sentirlo quindi condannare al
conseguente risarcimento del danno, a far tempo dalle
occupazioni delle aree in questione fino al soddisfo.
Il Comune, costituitosi, eccepiva preliminarmente il
difetto di giurisdizione del giudice adito e comunque
la prescrizione del diritto azionato, mentre nel merito
della richiesta sollecitava il rigetto della domanda.

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Data pubblicazione: 29/11/2013

Il Tribunale accoglieva la prima eccezione, in ragione
del fatto che il richiamo ai termini previsti nella
convenzione di lottizzazione per la realizzazione
dell’opera stipulata dal Comune con la Curno Shopping
Center s.p.a. avrebbe fatto escludere l’inesistenza

comportamento conseguente della Pubblica
Amministrazione causativo di danno ingiusto sarebbe
stato pur sempre riconducibile all’esecuzione di
provvedimenti amministrativi.
La decisione, impugnata dai Caldara, veniva poi
confermata dalla Corte di Appello di Brescia, che
segnatamente escludeva in punto di fatto che la
delibera del Consiglio Comunale di Curno n. 41 del
6.3.1990 fosse priva dell’indicazione dei termini
iniziali e finali per la procedura espropriativa, che
sarebbero stati viceversa fissati rispettivamente in
sei mesi dalla delibera e nei cinque anni ad essa
successivi mentre riteneva, in relazione alla data
iniziale e finale dei lavori, che implicito richiamo
fosse stato fatto al riguardo con il riferimento al
progetto esecutivo degli stessi.
Secondo la Corte territoriale il richiamo ” de relato ”
ad un atto diverso, peraltro correttamente individuato
e agevolmente consultabile, avrebbe dovuto dunque

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della delibera, e da ciò sarebbe derivato che il

necessariamente ” risolversi in una doglianza circa un
difetto di motivazione dell’atto, come tale deducibile
dinanzi al giudice amministrativo ”
Avverso la sentenza Fernando, Marco, Andrea, Francesco,
Filippo, Matteo e Federico Caldara hanno proposto

ulteriormente illustrati da memoria, cui non ha
resistito l’intimato.
La

controversia

veniva

quindi

decisa

all’esito

dell’udienza pubblica del 12.11.2013.
Motivi della decisione
Con i tre motivi di impugnazione i Caldara hanno
rispettivamente denunciato: l ) violazione dell’art. 28
l. 1942/1150 e vizio di motivazione sotto il profilo
della inutilizzabilità degli strumenti espropriativi,
poiché le aree in questione sarebbero all’interno del
perimetro della lottizzazione, mentre la Convenzione
urbanistica sarebbe di epoca anteriore ( 1989 )
rispetto alla delibera comunale di approvazione del
progetto ( 1990 ).
Con la scelta del modello negoziato di pianificazione,
infatti, il Comune avrebbe rinunciato all’opzione
autoritativa, e quindi all’espropriazione, sicchè la
successiva dichiarazione di pubblica utilità delle aree
in questione sarebbe imputabile ad errore ” presunto o

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ricorso per cassazione affidato a tre motivi, poi

voluto “;
2 ) violazione degli artt. 13 l. 1865/2359, 37 c.p.c.,
133 lett. G ) c.p.a., in relazione all’erroneità del
giudizio secondo il quale i termini di inizio e fine
lavori sarebbero desumibili dalla deliberazione del

Ed infatti il richiamo al progetto esecutivo dei lavori
sarebbe indeterminabile, atteso che la detta delibera,
pur disponendo l’approvazione del progetto,

non

conterrebbe i relativi estremi di identificazione.
Ad identiche conclusioni dovrebbe poi pervenirsi ove il
termine di riferimento da considerare fosse la
convenzione di lottizzazione, anziché la sopra citata
delibera, e ciò in quanto si sarebbero succeduti almeno
tre piani di lottizzazione per la sistemazione delle
aree oggetto di giudizio, non sarebbe possibile
comprendere a quale piano di

lottizzazione si

intendesse fare riferimento, i termini di inizio e fine
lavori non sarebbero conseguentemente enucleabili;
3 ) violazione dell’art. 5 1. 1865, n. 2248, all. E,
per il fatto che, coerentemente con l’affermata
illegittimità della citata deliberazione consiliare n.
41, la Corte di appello avrebbe dovuto disapplicarla

N%

e, preso atto della sua inutilizzabilità nel presente
giudizio, concludere per la propria giurisdizione

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Consiglio Comunale n. 41 del 6.3.1990.

anziché declinarla ”

Osserva il collegio che è fondata la censura
prospettata con il secondo motivo di impugnazione,
con il quale i ricorrenti hanno denunciato
l’erroneità della statuizione nella parte in cui la

attinenti all’inizio ed alla fine dei lavori
risultassero implicitamente dal relativo progetto
esecutivo.
Ed infatti al riguardo va premesso che è
incontestata la circostanza secondo la quale il
provvedimento amministrativo contenente la
dichiarazione di pubblica utilità priva dei termini
per il compimento dell’espropriazione e dell’opera
” è radicalmente nullo ed inefficace ” ( p. 6 della
sentenza impugnata, che sul punto richiama la
giurisprudenza di questa Corte ), così come è
analogamente incontestata la legittimità di una
loro indicazione ” de relato “, vale a dire facendo
specifico riferimento ad un atto diverso.
Quello che invece è stato contestato dai ricorrenti
è proprio la concreta possibilità di ricavare i
detti termini dall’esame dell’atto di riferimento,
individuato dalla Corte di appello nel progetto
esecutivo dei lavori.

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Corte di appello aveva ritenuto che i termini

Sul punto occorre innanzitutto precisare che la
Corte territoriale non ha affermato di aver
esaminato il detto progetto e di aver appreso,
dall’esame del relativo contenuto, quali fossero i
due termini in questione, ma ha piuttosto ritenuto,

caratteristiche di tale atto, che ” il richiamo ad
un atto diverso, peraltro specificamente
individuato ed agevolmente consultabile presso i
competenti uffici comunali ” ( p. 7 ) consentisse
la necessaria rilevazione.
Peraltro la deliberazione citata a sostegno della
decisione censurata è quella n. 41 adottata dal
Consiglio Comunale di Curno in data 6 marzo 1990,
delibera avente ad oggetto l’approvazione del
progetto esecutivo

NN

inerente l’allargamento e

prolungamento della via Fermi senza alcun
riferimento, tuttavia, ai termini stabiliti per il
compimento dei relativi lavori.
Né può dirsi che tali termini siano ugualmente
ricavabili dall’esame della documentazione in atti,
e ciò in quanto, in conformità di quanto anche
formalmente eccepito dai ricorrenti ( p. 41 del
ricorso ), il progetto esecutivo non risulta
prodotto ed allegato agli atti processuali.

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verosimilmente in ragione della natura e delle

D’altra parte la mancata produzione ora richiamata
risulta pure per altro verso, vale a dire per la
differente indicazione dell’atto di riferimento ai
fini dell’individuazione dei termini in questione
operata dal primo e dal secondo giudice del merito.

dei lavori sarebbe stato desumibile dalla
convenzione per la lottizzazione dell’il agosto
1989, mentre secondo la Corte di appello, come
detto, risulterebbe dal progetto esecutivo dei
lavori.
Conclusivamente deve dunque ritenersi che dalla
illegittimità della dichiarazione di pubblica
utilità per la mancata indicazione dei termini per
lo svolgimento dei lavori discende che
l’occupazione delle aree è riconducibile ad un
comportamento materiale della P.A., non
ricollegabile in alcun modo ad un esercizio dei
poteri ad essa conferiti, circostanza che a sua
volta comporta che spetta al giudice ordinario la
giurisdizione sulla domanda risarcitoria proposta
dal privato.
Il secondo motivo di impugnazione va quindi
accolto, mentre restano assorbiti gli altri, con
conseguente cassazione della sentenza impugnata e

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Secondo il tribunale, infatti, il termine finale

rinvio al Tribunale di Bergamo ai sensi dell’art.
383, terzo coma, c.p.c., anche per le spese del
giudizio di legittimità.
P.Q.M.
Accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbiti

ordinario, cassa la sentenza impugnata e rinvia al
Tribunale di Bergamo in diversa composizione, anche
per le spese del giudizio di legittimità.
Roma, 12.11.2013
Il consigliere estensore

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gli altri, dichiara la giurisdizione del giudice

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