Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26775 del 29/11/2013


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Civile Sent. Sez. U Num. 26775 Anno 2013
Presidente: RORDORF RENATO
Relatore: NOBILE VITTORIO

Data pubblicazione: 29/11/2013

SENTENZA
sul ricorso 24974-2012 proposto da:
PICCIONI MARIO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
ALESSIO OLIVIERI 180, presso lo studio dell’avvocato
D’ALESSANDRO COSIMO, che lo rappresenta e difende, per
delega a margine del ricorso;
– ricorrente contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro protempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– controricorrente

STATO, depositata il 25/05/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 22/10/2013 dal Consigliere Dott. VITTORIO
NOBILE;
uditi gli avvocati Cosimo D’ALESSANDRO, Giancarlo
PAMPANELLI dell’Avvocatura Generale dello Stato;
udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott.
UMBERTO APICE, che ha concluso per il rigetto del
ricorso.

avverso la sentenza n. 3093/2012 del CONSIGLIO DI

K
Pgz

R.G. 24974/2012
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza n. 3847 del 4-5-2011 il TAR del Lazio, Sez. I , in parte
dichiarava la cessazione della materia del contendere, in parte respingeva il

formatosi sulla sentenza della Corte d’Appello di Roma, sez. lavoro, del 25-52010 n. 3622.
Il dott. Piccioni, che svolgeva l’incarico di Direttore della Direzione
generale delle risorse materiali, dei beni e dei servizi nell’ambito del
Dipartimento per la giustizia minorile del Ministero della Giustizia, aveva
subito la interruzione anticipata di tale incarico (che avrebbe dovuto cessare il
15-1-2009) ai sensi dell’art. 19, co. 8, d.lgs. n. 165/2001, come mod. dall’art.
2, co. 161, d.l. n. 262/2006.
La Corte d’Appello di Roma, con la citata sentenza, in accoglimento
dell’appello del dott. Piccioni, aveva condannato il Ministero della Giustizia a
reintegrarlo nell’incarico apicale per il periodo residuo di durata contrattuale
corrispondente al periodo di illegittima interruzione, posto che “l’unico motivo
indicato nel provvedimento di interruzione dell’incarico era quello di cui alla
norma dichiarata incostituzionale, mancando qualsiasi profilo di responsabilità
dirigenziale” (v. C. Cost. n. 161/2008) ed aveva dichiarato il diritto del
dirigente alla riassegnazione di tale incarico precedentemente revocato, per il
periodo residuo di durata, detratto il periodo di illegittima revoca.
Tanto premesso il TAR, adito per l’ottemperanza, premesso che l’astratta
ammissibilità di pronunce di tipo reintegratorio deve essere distinta dalla
coercibilità dell’ordine di reintegrazione e, quindi, dall’effettività della tutela
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ricorso proposto dal dott. Mario Piccioni per l’ottemperanza al giudicato

reale, sicché non tutte le suddette pronunce sono idonee ad essere eseguite in
forma specifica, affermava che la sentenza della Corte d’Appello non poteva
essere eseguita in forma specifica in quanto il contratto a suo tempo stipulato
dal dott. Piccioni era scaduto in data 15-1-2009 e l’incarico era attualmente

Avverso tale sentenza il dott. Piccioni proponeva appello, chiedendone la
riforma.
Il Ministero si costituiva e resisteva al gravame.
Il Consiglio di Stato, sez. quarta, con sentenza depositata il 25-5-2012,
rigettava l’appello e compensava le spese.
In sintesi il Consiglio di Stato affermava che, come si evinceva dalla
motivazione della sentenza della Corte d’Appello, alla luce della quale andava
rettamente letto e interpretato il dispositivo, la detta Corte aveva affermato
chiaramente che il dirigente aveva “diritto alla riassegnazione dell’incarico
precedentemente revocato, per il tempo residuo di durata, detratto il periodo di
illegittima revoca”, ciò significando che la possibilità di tutela reintegratoria
era limitata al periodo residuo dell’incarico, ove ancora di “periodo residuo” si
potesse parlare al momento della pronuncia, in relazione al termine conclusivo
originariamente stabilito. Tale essendo l’unica spiegazione possibile del
giudicato, sul piano letterale, il Consiglio di Stato rilevava che tale
interpretazione coincideva con i principi statuiti da Cass. S.U. 16-2-2009 n.
3677, mentre, al contrario, l’interpretazione offerta dall’appellante
presupponeva un periodo di incarico “non svolto”, senza considerare la
detrazione del “periodo di illegittima revoca” e concludeva che, poiché
l’incarico conferito al dirigente pubblico è esclusivamente temporaneo e la
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ricoperto da altro dirigente.

pronuncia di ripristino ha in ogni caso effetti limitati, inevitabilmente
circoscritti alla scadenza prefissata, una volta intervenuta tale scadenza non era

Pdia

possibile disporre l’ottemperanza, nel senso di ricostituire “ora per allora” il
rapporto (per il tempo di incarico non svolto).

giurisprudenza amministrativa, in base al quale le sopravvenienze di fatto e di
diritto anteriori alla notifica della sentenza costituiscono un ostacolo ed un
limite all’esecuzione del giudicato, laddove le stesse comportino un diverso
assetto dei pubblici interessi che sia inconciliabile con l’interesse privato
salvaguardato dal giudicato.
Per la cassazione di tale sentenza il dott. Piccioni ha proposto ricorso ex
art. 111 ult. comma Cost., 362, 1° comma, c.p.c. e 110 C.P.A. articolato in due
motivi (denominati “questioni di diritto”).
Il Ministero della Giustizia ha resistito con controricorso.
Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
MOTIVI DELLA DECISIONE
Dopo aver rilevato che la Corte d’Appello di Roma ha disposto la
reintegrazione del ricorrente nel posto di lavoro tenendo conto anche del fatto
che il termine finale del rapporto era già scaduto e che l’esecuzione di tale
disposto non poteva essere impedito dal fatto che l’Amministrazione avesse
nominato altro dirigente (dott. Caldera), riconfermandolo dopo la pronuncia
della Corte Costituzionale, il Piccioni, in premessa, evidenzia che tuttora ha
interesse alla piena e puntuale esecuzione di tale sentenza al fine di conseguire
il triennio nelle funzioni di Direttore Generale per maturare il diritto a passare
alla qualifica di Dirigente di prima fascia ex art. 23 d.lgs. n. 165/2001.

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