Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26756 del 29/11/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 26756 Anno 2013
Presidente: MERONE ANTONIO
Relatore: BRUSCHETTA ERNESTINO LUIGI

SENTENZA
sul ricorso n. 5951/09 proposto da:
Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore
Centrale

pro tempore,

elettivamente domiciliata in

Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura
Generale dello Stato, che la rappresenta e difende

ope

legis;

ricorrente

293g
ennttel

Edilizia R-2 S.n.c. di Rosso Bruno & C., rappresentata
da Rosso Maria, a mezzo di procura del legale
rappresentante, elettivamente domiciliata in Roma, Via
Vittoria Colonna n. 40, presso lo Studio dell’Avv.
Enrico Dante, che la rappresenta e difende anche

Data pubblicazione: 29/11/2013

disgiuntamente con l’Avv. Lorenzo Bertaggia, giusta
procura in calce al controricorso;

controricorrente

avverso la sentenza n. 67/28/07 della Commissione
Tributaria Regionale della Lombardia, depositata il 15

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 23 ottobre 2013, dal Consigliere Dott.
Ernestino Bruschetta;
udito Lorenzo Bertaggia, per la resistente;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. Ennio Sepe, che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.
Fatto
Con l’impugnata sentenza n. 67/28/07, depositata il 15
gennaio 2008, la Commissione Tributaria Regionale della
Lombardia, respinto l’appello dell’Ufficio, confermava
la decisione n. 310/02/05 della Commissione Tributaria
Provinciale di Varese che aveva annullato la cartella
di pagamento n. 07320020010072725 emessa nei confronti
della contribuente Edilizia R/2 S.n.c. di Rosso Bruno &
C. a seguito di avviso di rettifica e liquidazione
divenuto definitivo in assenza d’impugnazione e
relativo ad un atto di compravendita di terreno
edificabile.
Difatti secondo CTR la cartella era da giudicarsi nulla
per violazione dell’art. 7, comma 3, l. 27 luglio 2000,

2

gennaio 2008;

n.

212,

perché nella stessa mancava “qualsiasi

riferimento al precedente atto di accertamento (ivi
compresa qualsiasi successiva altra motivazione della
pretesa tributaria)”.
Contro la sentenza della CTR, l’Agenzia delle Entrate
proponeva ricorso per cassazione affidato a due motivi.

Diritto
1. Col primo motivo di ricorso, l’Agenzia delle Entrate

censurava la sentenza a’ sensi dell’art. 360, comma l,
n. 3, c.p.c. per “Violazione e falsa applicazione
dell’art. 7, comma 3, 1. 27.7.2012, n. 212”, deducendo,
in particolare, che la CTR aveva errato nel ritenere
che la mancanza dell’indicazione dell’avviso di
accertamento, di per sé stessa sola, potesse dar luogo
a nullità della cartella. Il quesito era: “se alla
presente fattispecie, cioè al caso in cui la cartella
di pagamento la quale, pur non menzionando l’avviso di
rettifica e liquidazione dell’imposta di registro già
notificato alla contribuente e già divenuto definitivo,
contiene esplicitamente il riferimento sia all’atto di
trasferimento immobiliare registrato dalla contribuente
presso l’Ufficio del registro, sia al tributo
richiesto, cioè l’imposta di registro, sia agli
accessori e ai relativi importi, si applichi o no la
norma giuridica, ricavata dall’art. 7, comma 3, 1.
27.7.2000, n. 212, secondo cui «nella cartella di
pagamento, in mancanza del riferimento all’eventuale
precedente atto di accertamento, va riportata la

3

La contribuente resisteva con controricorso.

motivazione della pretesa tributaria>>, anziché la
norma applicata dalla CTR, per la quale nella cartella
di pagamento deve essere contenuto il riferimento al
precedente atto di accertamento”.
Il motivo è fondato, giacché questa Corte ha già avuto
modo di chiarire che l’art. 7, comma 3, 1. 212 cit.

della cartella seguente un avviso d’accertamento
divenuto definitivo, deve semplicemente assolvere la
funzione di porre il contribuente in grado di
comprendere la pretesa tributaria da cui deriva,
funzione che perciò non può esser esclusa pel solo
“formale”

fatto

della

mancata

indicazione

del

prodromico avviso d’accertamento (Cass. sez. trib. n.
15733 del 2012; Cass. sez. trib. n. 11466 del 2011).
2. Col secondo motivo di ricorso, l’Agenzia delle
Entrate censurava la sentenza a’ sensi dell’art. 360,
comma 5, c.p.c., deducendo, in rubrica, “Insufficiente
motivazione circa un fatto controverso e decisivo per
il giudizio”, quest’ultimo individuato nel contenuto
motivazionale dell’impugnata cartella di pagamento;
questo perché, secondo l’Agenzia delle Entrate, la CTR
apoditticamente affermando che la impugnata cartella di
pagamento mancava,

oltreché

dell’indicazione

del

prodromico avviso d’accertamento, altresì di “qualsiasi
accenno alla motivazione della pretesa tributaria”,
nonostante invece la trascritta cartella contenesse sia
la

precisazione

dell’atto

registrato,

sia

la

dettagliata specificazione del tributo richiesto e

4

deve esser interpretato nel senso che il contenuto

degli accessori, non aveva sufficientemente spiegato il
ragionamento seguito.
Il motivo è fondato.
In effetti la CTR, che alla luce del rammentato
principio avrebbe dovuto spiegare perché le indicazioni
contenute nell’impugnata cartella fossero inidonee a

la pretesa tributaria in riscossione pur in assenza di
specificazione del prodromico avviso di accertamento,
non ha sufficientemente chiarito il ragionamento che
l’ha condotta a ritenere che la motivazione della
cartella era inadeguata ad assolvere la sua funzione di
conoscenza della fonte e del tributo.
3. La sentenza della CTR deve esser pertanto cassata,
con rinvio per l’accertamento della idoneità o meno
IL

della motivazione contenuta nella cartella.
P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata
sentenza, rinvia alla Commissione Tributaria Regionale
della Lombardia, altra sezione, che nel decidere la
controversia dovrà uniformarsi ai superiori principi e
regolare le spese di ogni fase e grado.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del
giorno 23 ottobre 2013

2

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porre il contribuente nella condizione di comprendere

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