Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2675 del 30/01/2019

Cassazione civile sez. lav., 30/01/2019, (ud. 08/11/2018, dep. 30/01/2019), n.2675

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 23238/2016 proposto da:

TRENITALIA S.P.A., C.F. (OMISSIS) – Società con socio unico,

soggetta all’attività di direzione e coordinamento di Ferrovie

dello Stato Italiane S.p.A., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L.G. FARAVELLI

22, presso lo studio dell’avvocato ARTURO MARESCA, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

C.F., F.A., domiciliati in ROMA PIAZZA CAVOUR

presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dall’avvocato ROSANNA MAGRO;

– controricorrenti –

e contro

R.P.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 333/2016 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 07/04/2016 R.G.N. 314/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/11/2018 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato ROBERTO ROMEI per delega verbale Avvocato ARTURO

MARESCA;

udito l’Avvocato ANGELO GRANDONI per delega verbale Avvocato ROSANNA

MAGRO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. C.F., F.A. e R.P., premesso di avere lavorato dal febbraio 2006 al febbraio 2010 alle dipendenze della P.M. Ambiente s.p.a. nell’ambito dell’appalto conferito a quest’ultima da Trenitalia s.p.a., di avere cessato di lavorare per tale società nel febbraio 2010 in seguito a cambio di appalto, hanno agito in via monitoria nei confronti della committente per il pagamento di somme loro dovute dalla società appaltatrice a titolo di tfr, invocando la responsabilità solidale, D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, ex art. 29, comma 2.

2. Il giudice di prime cure, pronunziando sull’opposizione di Trenitalia s.p.a., ha revocato i decreti ingiuntivi ottenuti dai lavoratori e condannato la società Trenitalia al pagamento delle minori somme corrispondenti al tfr maturato dai lavoratori nell’ambito dell’appalto tra Trenitalia s.p.a. e P.M. Ambiente s.p.a. escludendo, quindi, la spettanza di quote di tfr maturate in relazione ad attività di lavoro dipendente prestata presso precedente impresa appaltatrice.

3. La sentenza di primo grado, appellata dai soli lavoratori, è stata riformata dalla Corte di appello di Firenze la quale ha respinto integralmente le opposizioni di Trenitalia.

3.1. Il giudice di appello, premesso che l’ambito del devoluto concerneva esclusivamente l’estensione della garanzia cit. D.Lgs. n. 276 del 2003, ex art. 29, comma 2, ha osservato che, per come pacifico, con “accordo di confluenza” raggiunto per regolare le formalità di successione nell’appalto, P.M. Ambiente s.p.a. e Bucalossi Ferroviaria s.r.l. avevano convenuto il “conferimento” alla prima società delle quote di tfr maturate nel corso del rapporto con Bucalossi s.p.a. dai dipendenti interessati dal cambio di appalto, ulteriormente evidenziando che il CUD rilasciato dalla società Mazzoni Ambiente, al termine del rapporto di lavoro, recante l’importo maturato dal lavoratore fin dall’inizio del rapporto con la società Bucalossi Ferroviaria, si configurava quale riconoscimento di debito; in conseguenza, anche in relazione a tali quote doveva ritenersi operante la garanzia di cui al cit. D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2. Il giudice di appello ha, quindi, evidenziato che, in ragione dell’ambito devoluto con l’atto di appello, non era più in contestazione che ciascun lavoratore avesse prestato servizio, sebbene per altro datore di lavoro, pur sempre nell’ambito ed in esecuzione del medesimo appalto conferito da Trenitalia (lotto 7-Toscana).

4. Per la cassazione della decisione ha proposto ricorso Trenitalia s.p.a. sulla base di un unico motivo; C.F. e F.A. hanno depositato tempestivo controricorso; R.P. è rimasto intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso Trenitalia s.p.a. deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 633 c.p.c. e del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, art. 29. Sotto il primo profilo, richiamata la giurisprudenza di legittimità secondo la quale la domanda del creditore opposto deve individuarsi nei suoi limiti e nel suo contenuto nel ricorso per ingiunzione, assume che con il ricorso monitorio i lavoratori avevano invocato la responsabilità solidale di Trenitalia s.p.a. solo in relazione alle quote di tfr maturate nell’ambito dell’esecuzione dell’appalto della P.M. Ambiente s.p.a. nel periodo 2006/2010 e non anche in relazione al periodo precedente. Sotto il secondo profilo si duole che l’accertamento della responsabilità cit. D.Lgs n. 276 del 2003, ex art. 29, comma 2, avesse avuto ad oggetto quote di tfr maturate in periodi di gran lunga precedenti all’appalto in relazione al quale era stato invocato il regime di solidarietà previsto dalla norma richiamata.

2. Il motivo è da respingere. Non sussiste la prospettata violazione dell’art. 633 c.p.c.. In primo luogo, la sentenza impugnata non contiene alcuna affermazione in diritto in contrasto con la giurisprudenza di questa Corte, invocata dalla odierna ricorrente, secondo la quale nel rito del lavoro al ricorso per ingiunzione è applicabile l’onere per il creditore procedente di indicare gli elementi essenziali dell’azione, ossia il fondamento o titolo “causa petendi” e l’oggetto “petitum” della pretesa azionata giudizialmente, rispetto ai quali la memoria di costituzione nel giudizio di opposizione assume natura di atto integrativo, dovendosi escludere la possibilità di mutatio libelli (Cass. 28/08/2004 n. 17275; Cass. 01/03/2002 n. 3004; Cass. 06/02/2002 n. 1568; Cass. 03/03/2001 n. 3114). Il giudice di appello mostra, anzi, implicitamente di ritenere pacifico che con il ricorso monitorio si sia inteso invocare la responsabilità solidale anche in relazione alle quote di tfr maturate per l’attività prestata in relazione a precedente appalto.

2.1. Peraltro, ove al di là della formale enunciazione di violazione di norma di diritto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dovesse ritenersi denunziata l’errore del giudice di merito nella interpretazione della originaria domanda la relativa censura avrebbe dovuto essere proposta ed articolata specificamente sotto il profilo del vizio di motivazione, atteso che la interpretazione della domanda giudiziale dà luogo ad accertamento di fatto riservato al giudice di merito (Cass. 13/08/2018 n. 20718; Cass. 27/10/2015 n. 21784).

2.2. La seconda censura è infondata. La Corte di merito ha in fatto accertato che la somma richiesta col decreto ingiuntivo a titolo di tfr era comprensiva del trattamento di fine rapporto maturato con i due datori di lavoro succedutisi nell’appalto ed ha evidenziato che con accordo “di confluenza” raggiunto per regolare le formalità di successione nell’appalto Trenitalia, le parti – Bucalossi Ferroviaria s.r.l. e P.M. Ambiente vevano convenuto il conferimento a quest’ultimo soggetto della quota di tfr maturata presso l’originaria società appaltatrice; tale quota non era stata, quindi, versata al lavoratore ma trasferita alla società subentrata nell’appalto con Trenitalia. Con accertamento di merito a lei riservato, poi, la Corte territoriale ha verificato che era stata documentalmente provata la continuità nell’appalto nel passaggio da una società all’altra (sempre sul lotto 7 Toscana) e che nessuna specifica contestazione era stata mossa al riguardo.

2.3. Si tratta all’evidenza di accertamenti di fatto non suscettibili di nuova e diversa valutazione davanti a questa Corte di legittimità. Ne consegue che non si configurano le denunciate violazioni di norme di legge. La Corte ha correttamente ritenuto la responsabilità solidale della committente su un credito che ha accertato che era maturato nel corso del medesimo appalto di servizi (sul quale si erano succedute due differenti società appaltatrici).

3. A tanto consegue il rigetto del ricorso e il regolamento delle spese di lite secondo soccombenza.

4. Sussistono i presupposti per l’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna Trenitalia s.p.a. alla rifusione delle spese di lite che liquida in favore dei controricorrenti in Euro 3.000,00 per compensi professionali Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 8 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2019

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