Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26740 del 22/12/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. trib., 22/12/2016, (ud. 05/12/2016, dep.22/12/2016),  n. 26740

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10809-2011 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

CASA DI CURA TRUSSO SRL, EQUITALIA POLIS SPA;

– intimati –

Nonchè da:

CASA DI CURA TRUSSO SRL in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA MONTESANTO 52, presso

lo studio dell’avvocato ANTONIO BACCARI, rappresentato e difeso

dall’avvocato CORRADO LANZARA giusta delega a margine;

– controricorrente con ricorso incidentale –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, EQUITALIA POLIS SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 117/2010 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 23/03/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/12/2016 dal Consigliere Dott. TRICOMI LAURA;

udito per il ricorrente l’Avvocato CASELLI che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso principale e il rigetto del ricorso

incidentale;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO FEDERICO che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

principale e il rigetto del ricorso incidentale.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. La Commissione Tributaria Regionale della Campania, con sentenza n. 117/07/10, depositata il 23.03.2010 e non notificata, accoglieva parzialmente l’appello dall’Agenzia delle entrate e riformava la sentenza di primo grado che aveva annullato, per mancata prova della avvenuta comunicazione dell’avviso bonario, la cartella di pagamento n. (OMISSIS) per IVA, IRPEF, IRAP per l’anno di imposta 2003; questa cartella era stata emessa nei confronti della Casa di Cura Trusso SRL, a seguito di controllo automatizzato Il D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, ed D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 54 bis, effettuato sul Modello 770S/2004 (Euro 1.063.915,84) e sul Modello Unico 2004 (Euro 189.006,74).

2. La CTR, ritenuta l’ammissibilità dell’atto di appello, affermava la legittimità della cartella. Osservava che l’avviso bonario non era dovuto in quanto non sussistevano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, giacchè era stato riscontrato il mancato pagamento di imposte liquidate dalla stessa società con la dichiarazione e la cartella era motivata mediante il richiamo alle dichiarazioni presentate dalla contribuente, senza che alcun addebito potesse porsi a carico del Concessionario alla riscossione.

Affermava che la mancata prova della notifica dell’avviso bonario, non avendo la Agenzia provveduto a depositare anche la comunicazione di avvenuta notifica ai sensi dell’art. 139 c.p.c., comma 4, comportava la applicazione delle sanzioni nella misura ridotta ad un terzo rispetto a quella irrogata del 30%, e cioè nella misura del 10%.

Quindi provvedeva a rideterminare nella misura di Euro 354.667,00 l’importo richiesto a seguito del controllo sul Modello 770S, sulla considerazione che l’Amministrazione nelle controdeduzioni in primo grado aveva allegato un Prospetto G-Ritenute operate non versate, dal quale risultavano 39 partite, ammontanti all’importo di cui sopra, di guisa che doveva ritenersi che le altre partite non erano più dovute, versosimilmente per versamenti effettuati successivamente alla dichiarazione. Confermava integralmente la richiesta di pagamento riveniente dal controllo del Modello Unico SC/2004.

3. L’Agenzia delle entrate ricorre per cassazione su cinque motivi, ai quali replica la contribuente con controricorso e ricorso incidentale fondato su tre motivi. L’intimato Concessionario Equitalia Polis SPA non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1. Il primo motivo del ricorso principale, con il quale si denuncia la violazione dell’art. 1335 c.c. e art. 139 c.p.c., comma 4, (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) per avere ritenuto la CTR che la notifica dell’avviso bonario non si era integralmente compiuta in mancanza della prova dell’invio al contribuente dell’ulteriore raccomandata prevista dall’art. 139 c.p.c., comma 4, è fondato e va accolto.

Trova infatti applicazione il principio secondo il quale, in tema d’imposte sui redditi, sia la comunicazione dell’esito della liquidazione il D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, sia l’invito a fornire chiarimenti della L n. 212 del 2000, ex art. 6, non devono seguire le procedure delle notifiche, in quanto le norme richiamate fanno riferimento alla comunicazione e all’invito a mezzo del servizio postale (14147/2016).

2.1. Con il secondo, terzo e quarto motivo viene censurata la decisione della CTR laddove, pronunciando nel merito, ha ridotto l’importo dovuto a titolo di imposta. Le censure sono svolte sotto il profilo della violazione dell’art. 112 c.p.c., per ultrapetizione (secondo motivo, art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) sulla considerazione che la società nel ricorso originario non aveva contestato gli importi richiesti, ma aveva impugnato la cartella per mancato invio dell’avviso bonario e per mancanza di motivazione; sotto il profilo della violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, (terzo motivo, art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) per avere la CTR erroneamente mancato di rilevare l’inammissibilità della eccezione di infondatezza della pretesa tributaria sollevata dalla contribuente in modo generico e tardivo in appello; sotto il profilo della violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. (quarto motivo, art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) per avere erroneamente la CTR valutato nel loro ammonatere le imposte iscritte a ruolo, nonostante la contribuente non avesse mai contestato la circostanza del mancato versamento delle stesse e non avendo assolto all’onere di prendere posizione sul fatto costitutivo della pretesa erariale.

2.2. I motivi secondo, terzo e quarto, possono essere trattati congiuntamente per connessione; sono fondati e vanno accolti.

2.3. Come questa Corte ha già avuto modo di affermare con condiviso principio il processo tributario è annoverabile tra quelli di “impugnazione – merito”, in quanto diretto ad una decisione sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente sia dell’accertamento dell’Ufficio, sicchè il giudice, ove ritenga invalido l’avviso di accertamento per motivi non formali, ma di carattere sostanziale, non può limitarsi al suo annullamento, ma deve esaminare nel merito la pretesa e ricondurla alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte, restando, peraltro, esclusa dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 35, comma 3, ultimo periodo, la pronuncia di una sentenza parziale solo sull'”an” o di una condanna generica (Cass. n. 24611/2014, 13294/2016).

Da tale principio la CTR si è discostata perchè ha ritenuto di poter esaminare il merito della pretesa andando, tuttavia, oltre i limiti della domanda avanzata dalla parte privata, che non aveva contestato nel merito la fondatezza della pretesa impositiva, ma aveva sollevato questioni di carattere formale concernenti la notifica dell’avviso bonario e la motivazione della cartella, mentre solo in appello, tardivamente, aveva avanzato generiche contestazioni sulla fondatezza della pretesa erariale. La decisione sul punto è erronea e va cassata.

3.1. L’esame del quinto motivo, con il quale si denuncia in via subordinata la illogica e contraddittoria motivazione per avere la CTR escluso la debenza di una serie di imposte sulla scorta di una memoria presentata dalla Agenzia in prima grado al solo scopo esemplificativo di illustrare che i dati riportati in cartella concernevano omessi versamenti e del metodo seguito nella liquidazione, è assorbito.

4.1. Si deve quindi passare all’esame del ricorso incidentale.

4.2. Il primo motivo, con il quale si denuncia la violazione e falsa applicazione della L n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, per non avere la CTR ritenuto nulla la iscrizione a ruolo non preceduta dalla comunicazione dell’avviso bonario è infondato e va respinto.

In materia di riscossione, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, l’invio al contribuente della comunicazione di irregolarità, al fine di evitare la reiterazione di errori e di consentire la regolarizzazione degli aspetti formali, è dovuto solo ove dai controlli automatici emerga un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione ovvero un’imposta o una maggiore imposta (cfr. Cass. nn. 13759/2016, 15740/2016, 11292/2016); nel caso in esame il risultato era conseguito al mero accertamento del mancato versamento degli importi dovuti sulla base dei dati dichiarati dalla stessa contribuente e la CTR ha dato corretta applicazione al ricordato principio di diritto. Tale conclusione non viene in alcun modo scalfita dalle prospettazioni meramente ipotetiche contenute nel motivo di ricorso incidentale.

4.3. Il secondo motivo di ricorso incidentale con il quale si denuncia la omessa e/o insufficiente motivazione in ordine alla L. n. 212 del 2000, art. 7, commi 1 e 3, è inammissibile in quanto finisce col censurare argomentazioni giuridiche e statuizioni della sentenza; al riguardo, giova rimarcare che questa stessa sezione ha stabilito che il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, deve essere dedotto mediante esposizione chiara e sintetica del fatto controverso – in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria – ovvero delle ragioni per le quali l’insufficienza rende inidonea la motivazione a giustificare la decisione, fornendo elementi in ordine al carattere decisivo di tali fatti, che non devono attenere a mere questioni o punti” (Cass. n. 16655/2011). Nel caso in esame la doglianza avrebbe dovuto essere prospettata come violazione o falsa applicazione di legge.

4.4. Il terzo motivo, con il quale si denuncia la omessa e/o insufficiente motivazione in ordine all’art. 148 c.p.c. e il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 60 e la illegittimità assoluta della cartella esattoriale per irritualità ed inesistenza giuridica della relativa notificazione, per essere stata apposta la relata di notifica sul frontespizio della cartella e non in calce, va dichiarato inammissibile per carenza di autosufficienza in quanto non è dato evincere dal motivo se e quando la questione sia stata introdotta nel giudizio di merito, tanto che la stessa appare come nuova; il motivo condivide anche le ragioni di inammissibilità esposte sub 4.2.

5.1. In conclusione il ricorso principale va accolto sui motivi primo, secondo, terzo e quarto, assorbito il quinto; il ricorso incidentale va rigettato, infondato il primo motivo ed inammissibili i motivi secondo e terzo; la sentenza impugnata va cassata e, non potendo essere decisa nel merito, va rinviata alla CTR in altra composizione per il riesame e per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte di cassazione:

– accoglie il ricorso principale sui motivi primo, secondo, terzo e quarto, assorbito il quinto;

– rigetta il ricorso incidentale, infondato il primo motivo, inammissibili i motivi secondo e terzo;

– cassa la sentenza impugnata e rinvia la controversia alla CTR della Campania in altra composizione per il riesame e per la statuizione anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 5 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 dicembre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA