Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26733 del 29/11/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 26733 Anno 2013
Presidente: VIRGILIO BIAGIO
Relatore: CRUCITTI ROBERTA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
GIGLIOLI GIORGIO,

elettivamente domiciliato in Roma,

via G.Koch n.64 presso lo studio dell’Avv.Anna maría
Lucíaní Asta e rappresentato e difeso, per procura a
margine del ricorso, dall’Avv.Paola Maria Iannicola.
-ricorrente-

244,5
AGENZIA delle ENTRATE,

contro

in persona del Direttore

generale pro tempore, rappresentato e difeso
dall’Avvocatura Generale dello Stato presso i cui
Uffici in Roma, via dei Portoghesi n.12 è elettivamente
domiciliata.
-controricorrente-

Data pubblicazione: 29/11/2013

avverso la sentenza n.87/40/07 della Commissione
Tributaria Regionale del Lazio, depositata il 14.5.
2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 26.9.2013 dal Consigliere Roberta Crucitti;

delega;
udito per la controricorrente l’Avv.Gianna Galuzzo;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott.Ennio Attilio Sepe, che ha concluso per
il rigetto del ricorso.
Ritenuto in fatto

L’Agenzia

dell’Entrate-Ufficio

di

Latina,

a

seguito di processo verbale di constatazione,
provvedeva al recupero del credito di imposta, ex art.7
della 1.n.388/2000, usufruito negli anni 2001-2002-2003
da Giorgio Giglioli, esercente l’attività di lavori
edili. In particolare, venne contestata la mancanza dei
presupposti soggettivi di applicabilità
dell’agevolazione in quanto l’assunzione di Giglioli
Carlo, padre del contribuente, non configurava, secondo
l’Amministrazione finanziaria, rapporto di lavoro
subordinato, e ciò anche ai sensi del’artt.62 T.U.I.R.
(in tema di indeducibilità dei compensi corrisposti
oltre che al coniuge ed ai discendenti anche agli

2

udito per il ricorrente l’Avv.Alla Maria Agostina per

ascendenti).
Il ricorso proposto da Giglioli Giorgio avverso detto
atto impositivo veniva rigettato dalla Commissione
Tributaria Provinciale ed eguale sorte subiva l’appello
proposto dal contribuente i rigettato dalla Commissione

Latina con la sentenza indicata in epigrafe.
In particolare, i Giudici di Appello -rilevato
che,

correttamente

da

parte

dell’Amministrazione

finanziaria era stato esclusa,

nella specie,

la

presenza di un vincolo di subordinazione e di
sottoposizione gerarchica

tra datore di lavoro e

lavoratare e che, a norma dell’art.62 TUIR, i redditi
da

lavoro

dipendente

dell’imprenditore

prestato

dall’ascendente

sono indeducibili, affermavano che

nella specie non sussisteva un effettivo, concreto e
vero rapporto di lavoro subordinato, anche perché negli
anni 2002 e 2003 il padre del ricorrente era stato
l’unico dipendente.
Avverso la sentenza ha proposto ricorso per
cassazione, affidato ad unico motivo, Giorgio Giglioli.
Resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate
la quale ha, successivamente, depositato memoria ex
art.378 c.p.c.
Considerato in diritto.

3

Tributaria Regionale del Lazio-sezione distaccata di

1.Con l’unico motivo- rubricato

“violazione e falsa

applicazione dell’art.7 della legge n.388/2000
(art.360, comma 1, n.3)” -il ricorrente deduce come la
limitazione dell’art.62 del TUIR, contrariamente a
quanto sostenuto dalla Commissione regionale laziale

legge n.388/2000 la quale costituisce un’agevolazione
fiscale volta ad incentivare l’occupazione senza alcuna
esclusione, dal suo ambito applicativo, dei familiari.
Inoltre, il ricorrente contesta che l’assunzione del
padre abbia avuto carattere elusivo laddove il rapporto
di lavoro, la cui sussistenza, secondo la
prospettazione difensiva, non era mai stata messa in
dubbio dai Giudici di merito, comportava l’assunzione
di tutta una serie di obblighi contributivi ai fini
pensionistici.
2. Il motivo va disatteso per inconducenza.
Ed invero, la Commissione regionale laziale, seppur in
forma parzialmente involuta, ha fondato la decisione
non solo attraverso il richiamo all’art.62 TUIR
(oggetto dell’unico motivo dell’odierno ricorso) ma,
anche, su altra autonoma ed idonea ratio decidendi.
La sentenza impugnata ha, infatti, ritenuto che, nella
specie,

non

trovasse

applicazione

l’agevolazione

fiscale prevista dall’art.7 della legge n.388 del 2000,

4

sia del tutto estranea alla ratio dell’art.7 della

7.1(.1

ESENTE
SENS’i
N. 17,1

non solo,

.5

sulla base dell’art.62 TUIR ma anche

dell’art.2094 c.c. -il quale, come noto, definisce la
nozione di lavoro subordinato- per giungere alla
conclusione che non sussisteva

nella fattispecie un

effettivo, concreto e vero rapporto di lavoro
e detto accertamento in fatto, compiuto

dal Giudice di merito, non è stato fatto oggetto di
idonea censura.
Ne consegue il rigetto del ricorso ed, in ossequio al
principio di soccombenza, la condanna del ricorrente
alla refusione in favore dell’Agenzia delle Entrate
delle spese processuali, liquidate come in dispositivo
sulla base dei parametri di cui al D.M. n.140/2012.
IL

2 9 NOI/. 2013

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.
Condanna il ricorrente alla refusione in favore
dell’Agenzia delle Entrate delle spese processuali che
liquida in complessivi euro 1.200, oltre spese
prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del
FUr1ZiOna

, dVeri0

subordinato;

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