Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26732 del 24/11/2020

Cassazione civile sez. I, 24/11/2020, (ud. 23/09/2020, dep. 24/11/2020), n.26732

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 34483/2018 proposto da:

N.O., elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Apollodori, 26

presso lo studio dell’avvocato Antonio Filardi, e rappresentato e

difeso dall’avvocato Antonella Zotti, per procura speciale in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., domiciliato per

legge presso l’Avvocatura Generale dello Stato in Roma, Via dei

Portoghesi, 12;

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di Napoli, Sezione specializzata in

materia di immigrazione, protezione internazionale e libera

circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, depositato il

12/10/2018, r.g. 3423 del 2018.

udita la relazione della causa svolta dal Cons. Dott. Laura Scalia.

nella camera di consiglio del 23/09/2020.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Napoli, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, con il decreto in epigrafe indicato ha rigettato l’opposizione proposta D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis da N.O., cittadino del (OMISSIS), avverso il provvedimento della Commissione territoriale di Caserta del 24/07/2017, di diniego del riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria.

2. N.O. ricorre per la cassazione dell’indicato decreto sollevando quattro questioni di illegittimità costituzionale delle norme applicabili ed un motivo di ricorso. Il Ministero dell’Interno si è costituito tardivamente.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. N.O., originario del (OMISSIS), nel racconto reso alla competente Commissione territoriale aveva dichiarato di aver raggiunto l’Italia dopo essersi allontanato dal proprio Paese per i maltrattamenti ricevuti dal padre perchè essendo di religione (OMISSIS), frequentava un amico di fede (OMISSIS).

Egli ricorre avverso il decreto del Tribunale di Napoli, sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, con cui era stata rigettata l’opposizione avverso il provvedimento amministrativo di diniego della protezione.

2. Il ricorrente solleva in via preliminare, con altrettanti motivi, quattro questioni di illegittimità costituzionale sulla normativa applicabile ed un unico motivo di ricorso.

2.1. Con la prima questione il ricorrente sollecita questa Corte di cassazione a sollevare questione di legittimità costituzionale del D.L. n. 13 del 2017, art. 21, comma 1, come convertito dalla L. n. 46 del 2017 – che prevedeva l’entrata in vigore del nuovo rito in materia di protezione internazionale a decorrere dal 180 giorno successivo alla pubblicazione e quindi a partire dal 17 agosto 2017, per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1 e art. 77 Cost., comma 2.

2.2. Con la seconda questione il ricorrente denuncia l’illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis introdotto dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g) per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1 e art. 24 Cost., commi 1 e 2, art. 111 Cost., commi 1, 2 e 5; art. 117 Cost., comma 1, quest’ultimo parametro integrato dall’art. 46, paragrafo 3 della Direttiva n. 32/2013 e dagli artt. 6 e 13 della CEDU, in ordine alla previsione del rito camerale ex artt. 737 c.p.c. e ss. e relative deroghe nelle controversie in materia di protezione internazionale.

2.3. Con la terza questione il ricorrente richiede a questa Corte di sollevare questione di illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, come modificato dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g) per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, art. 24 Cost., commi 1 e 2, art. 111 Cost., commi 1, 2 e 7, nella parte in cui stabilisce che il termine per proporre il ricorso per cassazione è di trenta giorni a decorrere dalla comunicazione della cancelleria del decreto di primo grado.

2.4. Con la quarta questione il ricorrente sollecita il rilievo della questione di illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, come modificato dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g) per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, art. 24 Cost., commi 1 e 2, art. 111 Cost., commi 1, 2 e 7, nella parte in cui stabilisce che la procura alle liti per la proposizione dei ricorso per cassazione debba essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato.

3. Con il motivo il ricorrente denuncia violazione di legge in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, comma 1 e la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.

Il tribunale aveva violato il D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) ed aveva omesso di valutare un fatto decisivo per la controversia ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, mancando di apprezzare con le condizioni personali del richiedente con quelle del Paese di origine sulla base di fonti informative attuali. Il collegio aveva erroneamente interpretato le dichiarazioni del richiedente che aveva affermato che le autorità locali non lo avrebbero aiutato perchè povero.

Era stato motivato in modo apodittico il rigetto della protezione umanitaria in violazione della normativa convenzionale, internazionale ed Europea non tenendo conto dei fattori soggettivi di vulnerabilità quali la giovane età del richiedente e la mancanza di persone che si prendessero cura di lui in caso di rimpatrio.

4 Premesso che la mera prospettazione di una questione di illegittimità costituzionale di una norma non integra un motivo di ricorso per cassazione, nella incapacità della prima di definire un vizio del provvedimento impugnato idoneo a determinarne l’annullamento da parte della Corte di cassazione (Cass. 09/07/2020 n. 14666), le, propostre questioni di illegittimità costituzionale vanno esaminate prima del motivo di ricorso.

Questa Corte di cassazione ha già avuto modo di affermare che: a) è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del D.L. n. 13 del 2017, art. 21, comma 1, conv. con modifiche in L. n. 46 del 2017, per difetto dei requisiti della straordinaria necessità ed urgenza, poichè la disposizione transitoria – che differisce di 180 giorni dall’emanazione del decreto l’entrata in vigere del nuovo rito – è connaturata all’esigenza di predisporre un congruo intervallo temporale per consentire alla complessa riforma processuale di entrare a regime; b) è, del pari manifestamente infondata, per violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 1, poichè il rito camerale, ex art. 737 c.p.c., che è previsto anche per la trattazione di controversie in materia di diritti e di status, è idoneo a garantire il contraddittorio anche nel caso in cui non sia disposta l’udienza, sia perchè tale eventualità è limitata solo alle ipotesi in cui, in ragione dell’attività istruttoria precedentemente svolta, essa appaia superflua, sia perchè in tale caso le parti sono comunque garantire dai diritto di depositare difese scritte; c) è, altresì, manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, relativa all’eccessiva limitatezza del termine di trenta giorni prescritto per proporre ricorso per cassazione avverso il decreto del tribunale, poichè la previsione di tale termine è espressione della discrezionalità del legislatore e trova fondamento nelle esigenze di speditezza del procedimento; d) è, infine, manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, nella parte in cui stabilisce che la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione debba essere conferita, a pena di inammissibilità, in data successiva alla comunicazione del decreto da parte della cancelleria, poichè tale previsione non determina una disparità di trattamento tra la parte privata ed il Ministero dell’interno, che non deve rilasciare procura, armonizzandosi con il disposto dell’art. 83 c.p.c., quanto alla specialità della procura, senza escludere l’applicabilità dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 3.

Restano in tal modo confermate le conclusioni raggiunte da questa Corte di cassazione in fattispecie identica quanto ai censurati profili (in termini: Cass. n. 32029 del 11/12/2018, in motivazione, pp. 4 e 5).

5. Il motivo di ricorso è fondato nei termini di seguito indicati.

Il motivo è fondato nella parte in cui denuncia la violazione di legge in cui è incorso il Tribunale di Napoli là dove ha rigettato la richiesta di protezione sussidiaria D.Lgs. cit., ex art. 14, lett. c).

In tema di protezione sussidiaria dello straniero, ai fini dell’accertamento della fondatezza di una domanda proposta sulla base del pericolo di danno di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), (violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato determinativa di minaccia grave alla vita o alla persona), una volta che il richiedente abbia allegato i fatti costitutivi del diritto, il giudice del merito è tenuto, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, a cooperare nell’accertare la situazione reale del paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi d’indagine e di acquisizione documentale in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate sul Paese di origine del richiedente. A; fine di ritenere adempiuto tale onere, il giudice è tenuto ad indicare specificatamente le fonti in base alle quali abbia svolto l’accertamento richiesto (Cass. n. 11312 del 26/04/2019).

E’ onere del giudice specificare la fonte in concreto utilizzata e il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di tale informazione rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione (Cass. n. 13449 del 17/05/2019).

Il tribunale ha escluso l’esistenza in (OMISSIS) di una situazione di violenza indiscriminata in presenza di conflitto armato di intensità tale da far rischiare a chiunque vi si trovi di subire una minaccia grave alla vita o alla persona, rilevando che “il (OMISSIS) non è attualmente interessato da un tale conflitto, come emerge dalle fonti consultate” senza però provvedere ad indicare le fonti del proprio convincimento, in tal modo venendo meno al dovere di cooperazione istruttoria (D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3; D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8).

Ogni ulteriore profilo del motivo proposto resta assorbito.

6. In accoglimento del ricorso nei sensi sopra indicati, il decreto impugnato va cassato con rinvio al Tribunale di Napoli, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, in diversa composizione, anche per le spese di questa fase del giudizio.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e rinvia il giudizio, anche per le spese di questa fase, al Tribunale di Napoli, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima civile, il 23 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2020

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