Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26728 del 24/11/2020

Cassazione civile sez. II, 24/11/2020, (ud. 14/10/2020, dep. 24/11/2020), n.26728

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23861-2019 proposto da:

M.A., rappresentato e difeso dall’Avvocato MARCO LANZILAO,

presso il cui studio a Roma, viale Angelico 38, elettivamente

domicilia, per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso la SENTENZA n. 922/2019 della CORTE D’APPELLO DI ANCONA,

depositata il 4/6/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/10/2020 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE

DONGIACOMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La corte d’appello, con la sentenza in epigrafe, in sede di rinvio, ha respinto l’appello che M.A., nato in (OMISSIS) il (OMISSIS), aveva proposto avverso l’ordinanza con la quale il tribunale aveva, a sua volta, rigettato la domanda di protezione internazionale da lui presentata.

M.A., con ricorso notificato il 29/7/2019, ha chiesto, per quattro motivi, la cassazione della sentenza.

Il ministero dell’interno è rimasto intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1 Con il primo motivo, il ricorrente, lamentando l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto della discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, con motivazione apparente, ha rigettato la domanda di protezione sussidiaria sul rilievo che il richiedente era originario del (OMISSIS) e che tale zona non è interessata da una situazione di violenza generalizzata e indiscriminata.

1.2 La corte d’appello, infatti, ha osservato il ricorrente, così facendo, ha omesso di considerare che, al contrario, come risulta da fonti informative nazionali ed internazionali, il (OMISSIS) è un paese instabile ed afflitto, per la presenza di gruppi terroristici su tutto il territorio nazionale, da condizioni di violenza generalizzata con la conseguenza che, in caso di ritorno, il richiedente sarebbe esposto a gravi rischi per la sua incolumità personale.

1.1. La corte d’appello, invece, non la minimamente preso in considerazione la situazione del Paese, limitandosi a sostenere che, dai siti internazionali consultati, non emergerebbe alcun pericolo per il ricorrente, senza, tuttavia, indicare i siti consultati e le informazioni tratte dagli stessi.

1.2. Con il secondo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione o la falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 e l’omessa applicazione dell’art. 10 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, con motivazione solo apparente, ha rigettato la domanda di protezione sussidiaria sul rilievo che il (OMISSIS) non era interessato da una situazione di violenza generalizzata e indiscriminata e che, in base alle informazioni tratte dai “siti internazionali consultati”, doveva escludersi che l’attuale situazione socio-politica del (OMISSIS) costituisse un conflitto armato, senza, tuttavia, indicare nè le fonti consultate nè il contenuto delle stesse.

1.3. Le fonti internazionali, del resto, dimostrano la sussistenza di elementi che inducono a ritenere che il paese di provenienza del richiedente sia interessato da una situazione di violenza diffusa e indiscriminata che le autorità statali non sono in grado di controllare.

1.4. Risultano, dunque, esistenti, ha concluso il ricorrente, i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria prevista dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14.

1.5. Con il terzo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione o la falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6 e 14 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 nonchè il difetto di motivazione e il travisamento dei fatti, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, con motivazione solo apparente, ha rigettato la domanda di protezione sussidiaria o, in subordine, di quella umanitaria, senza procedere ad alcuna istruttoria in merito alle condizioni del paese di origine, unitamente alle sue condizioni personali e, quindi, alla comparazione dovuta tra la qualità di vita raggiunta nel nostro paese e quella in cui ripiomberebbe in caso di rimpatrio.

1.6. Con il quarto motivo, il ricorrente ha lamentato l’omessa ed errata disapplicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19 e dell’art. 10 Cost., l’omesso esame delle sue condizioni personali e delle necessaria comparazione tra la condizione raggiunta in Italia e quella del suo paese di provenienza, nonchè l’omesso esame delle fonti in ordine alle relative condizioni socio-economiche.

2.1. Il primo ed il secondo motivi sono fondati, con assorbimento degli altri.

2.2. Intanto, va chiarito che, in tema di protezione internazionale, il principio in virtù del quale quando le dichiarazioni dello straniero sono inattendibili non è necessario un approfondimento istruttorio officioso, se è applicabile ai fini dell’accertamento dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato o di quelli per il riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b) non può invece essere invocato nell’ipotesi di cui all’art. 14, lett. c) medesimo decreto, poichè, in quest’ultimo caso, il dovere del giudice di cooperazione istruttoria sussiste sempre, anche in presenza di una narrazione non credibile dei fatti attinenti alla vicenda personale del richiedente, purchè egli abbia assolto il proprio dovere di allegazione (Cass. n. 10286 del 2020).

2.3. Ciò premesso, la Corte osserva che, in effetti, il riconoscimento della protezione internazionale prevista dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), presuppone una situazione di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato, interno o internazionale, la quale dev’essere accertata in conformità della giurisprudenza della Corte di Giustizia UE (sentenza 30 gennaio 2014, in causa C-285/12), secondo cui il conflitto armato interno rileva solo se, eccezionalmente, possa ritenersi che gli scontri tra le forze governative di uno Stato e uno o più gruppi armati, o tra due o più gruppi armati, siano all’origine di una minaccia grave e individuale alla vita o alla persona del richiedente la protezione sussidiaria: il grado di violenza indiscriminata deve aver, pertanto, raggiunto un livello talmente elevato da far ritenere che un civile, se rinviato nel Paese o nella regione in questione, correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio, un rischio effettivo di subire detta minaccia (Cass. n. 18306 del 2019).

La sussistenza di tale presupposto, peraltro, dev’essere accertata dal giudice di merito mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche, di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione (cfr. Cass. 9230 del 2020).

Il giudice, però, a norma del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, ha il dovere di indicare la fonte a tal fine utilizzata nonchè il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità dell’informazione predetta rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione (Cass. n. 13449 del 2019, Cass. n. 13450 del 2019, Cass. n. 13451 del 2019, Cass. n. 13452 del 2019).

2.4. La decisione impugnata non soddisfa i requisiti sopra indicati: la corte d’appello, infatti, dopo aver evidenziato che le dichiarazioni rese dal richiedente sono “confuse e scarsamente credibili”, ha ritenuto che, in (OMISSIS) e, precisamente, nel (OMISSIS), da cui il richiedente proviene, non esiste una situazione di conflitto armato interno e di conseguente violenza generalizzata, limitandosi, tuttavia, a fare riferimento, a sostegno di tale convincimento, alle “notizie rinvenibili sui siti di informazione internazionale”, senza fornire, però, alcuna indicazione nè delle fonti concretamente consultate nè delle informazioni che ne ha tratto.

3. Il ricorso dev’essere, pertanto, accolto e la sentenza impugnata, per l’effetto, cassata con rinvio, per un nuovo esame, alla corte d’appello di Ancona che, in diversa composizione, provvederà a regolare anche le spese del presente giudizio.

PQM

La Corte così provvede: accoglie il primo ed il secondo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa, in relazione al motivo accolto, la sentenza impugnata con rinvio, per un nuovo esame, alla corte d’appello di Ancona che, in diversa composizione, provvederà a regolare anche le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile, il 14 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2020

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