Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2672 del 04/02/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/02/2021, (ud. 14/07/2020, dep. 04/02/2021), n.2672

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19764-2016 proposto da:

D.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PANAMA 74,

presso lo studio dell’avvocato GIANNI EMILIO IACOBELLI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA POMPEO MAGNO 23/A,

presso lo studio dell’avvocato GIAMPIERO PROIA, che la rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 9236/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 25/02/2016, R.G.N. 9099/2012.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

D.C., dipendente di Poste Italiane s.p.a., impugnava la sentenza del Tribunale di Roma con cui era stata respinta la sua domanda diretta ad ottenere la superiore qualifica di quadro.

Con sentenza depositata il 25.2.16, la Corte d’appello di Roma respingeva il gravame, valutata l’attività svolta dal D. sulla base delle risultanze istruttorie.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso il D., affidato a cinque motivi, poi illustrati con memoria, cui resiste Poste Italiane s.p.a. con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.-Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro; violazione dell’art. 2103 c.c.; violazione dell’art. 45 del CCNL Poste 26.11.94 e art. 24 del c.c.n.l. 11.1.01; violazione degli artt. 1362 c.c. e segg. in relazione agli artt. 38.7 e 45 del CCNL Poste 26.11.94 con diritto all’assegnazione della qualifica superiore di Q1 ex art. 45 c.c.n.l. 26.11.1994 e art. 24 del c.c.n.l. 11.1.01 (A1 ex CCNL 11.7.03) – Diritto ex art. 2103 c.c.; art. 38.7 del c.c.n.l. del 26.11.94 e della L. n. 190 del 1985, art. 6 al riconoscimento del superiore inquadramento; violazione e falsa applicazione dell’art. 2967 c.c. in relazione agli artt. 115 e 116 c.p.c.; erronea interpretazione della produzione documentale e della prova orale.

Censura la sentenza gravata nella parte in cui il Giudice d’appello, in aperta violazione delle norme contrattuali collettive in relazione ai principi di ermeneutica contrattuale, ha indicato quali tratti distintivi tra i livelli di inquadramento la responsabilità di gestione di unità organiche (primo livello) e il grado di specializzazione dell’attività e la collaborazione ai responsabili delle strutture poste a livello superiore (livello tecnico), affermando poi la mancata allegazione (e prova) da parte del D. di tali attività ai fini dell’inquadramento superiore. Rammentava che a tal fine la declaratoria di cui al CCNL 11.01.2001, ai fini dell’inquadramento nella categoria quadri di I livello, comprende non solo lo svolgimento di funzioni implicanti la responsabilità di unità organizzativa, ma anche lo svolgimento di attività con elevata preparazione professionale e responsabilità di gestione di grandi unità organiche (rammentando che egli assumeva la piena responsabilità esecutiva di direttore dei lavori).

Il motivo, peraltro implicante una diversa interpretazione e valutazione degli elementi di fatto anche contenuti nei numerosi documenti di causa, è infondato, non rilevando a tal fine che il direttore dei lavori responsabile ( G.) fosse poco presente nei cantieri (cfr. deposizione D’. ed altra).

Ed invero, pur essendo stati riprodotti vari documenti da cui risultava che il D. fu formalmente indicato come direttore dei lavori (o di direttore operativo di cantiere, oltre, sempre, quale addetto alla contabilità), la sentenza impugnata ha correttamente evidenziato che la responsabilità del cantiere e l’effettiva direzione dei lavori spettavano ad altri ( G.), che ne assumevano la responsabilità firmando poi i relativi verbali, essendo in sostanza emerso dall’ampia attività istruttoria che il D. svolgeva essenzialmente mansioni di contabilità di cantiere (pag. 3 sentenza impugnata).

2.- Con secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro: – violazione dell’art. 2103 c.c. – violazione dell’art. 44 c.c.n.l. del 26.11.94 e art. 24 del c.c.N. L 11.1.01 e allegato I all’art. 24 – violazione degli artt. 1362 c.c. e segg. in relazione agli artt. 38.7 e 44 del CCNL poste 26.11.94, circa la maturazione del diritto all’assegnazione almeno della qualifica superiore di Q2 – A2 ex CCNL del 11.7.2003- ex art. 2103 c.c., art. 38.7 del c.c.n.l. del 26.11.94 e L. 13 maggio 1985, n. 190, art. 6 al riconoscimento del superiore inquadramento – violazione e falsa applicazione dell’art. 2967 c.c. in relazione agli artt. 115 e 116 c.p.c. – erronea interpretazione della produzione documentale (non meglio specificata) e della prova orale. Lamenta in sostanza che per le stesse ragioni e censure di cui al capo che precede, la sentenza era errata nella parte in cui, in aperta violazione delle norme indicate, aveva escluso l’inquadramento del D. nella qualifica di A2 secondo livello per non aver ritenuto sussistenti le caratteristiche previste dallo specifico profilo di “tecnico” rientrante nel quadri di secondo livello.

Per le stesse ragioni sopra indicate il motivo è infondato, essendo in sostanza emerso dall’ampia attività istruttoria che il D. svolgeva essenzialmente mansioni di contabilità di cantiere.

Evidentemente sono poi inammissibili le proposte rivalutazioni delle prove testimoniali in base al novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

3.- Con terzo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 c.c. e segg. in materia di interpretazione del contratto in relazione all’art. 43 del 1994 e sue successive declaratorie – Non corrispondenza tra vecchia declaratoria funzionale dei Geometri e declaratoria di cui all’art. 43 del CCNL. del ‘94 e sue successive declaratorie – Diritto all’inquadramento nell’Area Quadri ex art. 44 e 45 c.c.n.l. ‘94, nonchè nella categoria in relazione alla qualità delle mansioni svolte – nullità del nuovo inquadramento per contrasto con la norma imperativa dell’art. 2103 c.c.

Censura inoltre la sentenza gravata per violazione delle norme di cui in epigrafe per avere la Corte di merito omesso completamente di interpretare le norme contrattuali invocate dal ricorrente in ordine alla mancata corrispondenza tra vecchia declaratoria funzionale dei Geometri (vecchia disciplina del personale dell’Amministrazione delle Poste ante privatizzazione) e la declaratoria di cui all’art. 43 del c.c.n.l. del 26.11.94.

Il motivo è infondato essendo stato da tempo chiarita da questa Corte l’impossibilità di confrontare la vecchia disciplina pubblicistica del personale dell’Amministrazione postale con quella dell’ente Poste, poi s.p.a. (cfr. per tutte Cass. n. 14810/07).

E’ pacifico poi che all’interno delle varie nuove Aree di cui al c.c.n.l. 1994 e successivi, vi sia fungibilità delle mansioni (Cass. n. 11622/04).

4.- Con quarto motivo denuncia la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., art. 24 Cost. per avere il giudice limitato a solo 2 la lista dei 25 testi richiesta.

Il motivo è palesemente inammissibile, rientrando la riduzione della lista dei testi nel potere discrezionale del giudice di merito (Cass. n. 9551/09), e non indicando l’attuale ricorrente in quale atto ed in quale fase del processo ebbe ad opporsi alla riduzione della detta lista.

5.- Con quinto motivo il ricorrente lamenta il mancato riconoscimento del danno professionale conseguente la dequalificazione professionale. Il motivo è evidentemente assorbito dalle precedenti considerazioni.

6.- Il ricorso deve essere pertanto rigettato.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi, Euro 4.000,00 per compensi prbfessionali, oltre spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 14 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 febbraio 2021

 

 

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