Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26707 del 28/11/2013


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Civile Sent. Sez. 6 Num. 26707 Anno 2013
Presidente: GOLDONI UMBERTO
Relatore: D’ASCOLA PASQUALE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
DI VIZIA Arturo (DVZ RTR 39C14 H501U), cArma Vera (CLV VRE
50H57 H501B), LEONE Lina Edvige (LNE LDV 47E44 1804J), elettivamente domiciliati in Roma, Lungotevere Michelangelo n. 9,
presso lo studio dell’Avvocato Ferdinando Emilio Abbate, che
li rappresenta e difende unitamente all’Avvocato Giovambattista Ferriolo, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrenti contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA (80184430587), in persona del Ministro

pro

tempore;

Data pubblicazione: 28/11/2013

- controricorrente avverso il decreto della Corte d’appello di Perugia n. 478 del
2012, depositato il 2 maggio 2012 e notificato il 4 ottobre
2012.

za del 16 luglio 2013 dal Consigliere relatore Dott. Pasquale
D’Ascola;

sentito, per i ricorrenti, l’Avvocato delegato;
sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.Velardi, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso depositato il 9 agosto 2010 presso la Corte
d’appello di Perugia, Di Vizia Arturo, Calevi Vera, Leone Lina
Edvige hanno proposto, ai sensi della legge n. 89 del 2001,
domanda di equa riparazione del danno non patrimoniale sofferto a causa della non ragionevole durata del giudizio di equa
riparazione introdotto dinnanzi alla Corte d’appello di Roma
con ricorso depositato nel mese di luglio 2005, concluso con
decreto di parziale accoglimento depositato nel mese di ottobre 2006 e definito, a seguito di ricorso per cassazione notificato nel mese di novembre 2007, con sentenza depositata nel
mese di marzo 2010.
L’adita Corte d’appello con decreto depositato il 2 maggio
2012 e notificato il 4 ottobre 2012 ha dichiarato la domanda

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Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udien-

inammissibile ritenendo non esperibile il rimedio di cui alla
legge n. 89 del 2001 in relazione a procedimenti relativi alla
denunciata violazione della durata ragionevole di giudizi presupposti, non discendendo tale proponibilità dalla Convenzione

nella definizione dei procedimenti ex lege n. 89 del 2001 compensabile dal giudice del procedimento.
Per la cassazione di questo decreto Di Vizia Arturo, Calevi
Vera e Leone Lina Edvige hanno proposto tempestivo ricorso
sulla base di un unico motivo; l’intimata Amministrazione ha
depositato memoria ai fini della partecipazione all’udienza di
discussione.

moTrvI DELLA DECISIONE
Il collegio ha deliberato l’adozione della motivazione semplificata nella redazione della sentenza.
Con l’unico motivo del ricorso i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione dell’art. 2 della legge n. 89 del
2001 e degli artt. 6, 13 e 41 della CEDU, nonché dell’art. 111
Cost., richiamando numerosi decreti emessi dalla stessa Corte
d’appello di Perugia, con i quali l’eccezione di inammissibilità del rimedio ex lege n. 89 del 2011 in relazione a procedimenti introdotti ai sensi di tale legge, è stata rigettata,
rilevandosi che la citata legge non consente in alcun modo di
distinguere i procedimenti di equa riparazione da quelli ai
quali la medesima legge si applica e di sottrarli quindi al

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europea dei diritti dell’uomo ed essendo l’eventuale ritardo

regime di ragionevole durata, che discende direttamente dalla
Convenzione europea e dalla Costituzione italiana.
Il ricorso è fondato.
Successivamente al deposito del ricorso introduttivo del

più volte in ordine alla applicabilità del procedimento disciplinato dalla legge n. 89 del 2001 ai procedimenti introdotti
sulla base della legge stessa, per i quali deve ritenersi predicabile l’operatività del termine ragionevole di durata e del
conseguente regime indennitario in caso di sua violazione.
Come affermato di recente (Cass. n. 17686 del 2012; Cass.
n. 5924 del 2012 e altre conformi), il giudizio di equa riparazione, che si svolge presso le Corti d’appello ed eventualmente, in sede di impugnazione, dinnanzi a questa Corte, è un
ordinario processo di cognizione, soggetto, in quanto tale,
alla esigenza di una definizione in tempi ragionevoli, esigenza, questa, tanto più pressante per tale tipologia di giudizi,
in quanto finalizzati proprio all’accertamento della violazione di un diritto fondamentale nel giudizio presupposto, la cui
lesione genera di per sé una condizione di sofferenza e un patema d’animo che sarebbe eccentrico non riconoscere anche per
i procedimenti ex lege n. 89 del 2001. Né appare condivisibile
l’assunto che il giudizio dinnanzi alla Corte d’appello e
l’eventuale giudizio di impugnazione costituiscano una fase
necessaria di un unico procedimento destinato a concludersi

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presente giudizio, questa Corte ha avuto modo di pronunciarsi

dinanzi alla Corte europea, nel caso in cui nell’ordinamento
interno la parte interessata non ottenga una efficace tutela
all’indicato diritto fondamentale, atteso che il procedimento
interno rappresenta una forma di tutela adeguata ed efficace,

una ragionevole durata.
Quanto alla determinazione della ragionevole durata di un
procedimento di equa riparazione, questa Corte ha ritenuto che
ove, come nel caso di specie, venga in rilievo un giudizio
“Pinto” svoltosi anche dinnanzi alla Corte di cassazione, la
durata complessiva dei due gradi debba essere ritenuta ragionevole ove non ecceda il termine di due anni.
Il ricorso deve quindi essere accolto, essendo erronea la
decisione della Corte territoriale che ha ritenuto inammissibile la domanda di equa riparazione per la irragionevole durata di un procedimento di equa riparazione relativamente a giudizio presupposto di altra natura.
Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la
causa può essere decisa nel merito.
Nel caso di specie, infatti, dagli atti emerge che il ricorso è stato depositato presso la Corte d’appello di Roma nel
mese di luglio 2005; che l’unico grado di giudizio di merito
si è concluso con decreto depositato nel mese di ottobre 2006;
che il giudizio di cassazione è stato introdotto con ricorso
notificato nel mese di novembre 2007 ed è terminato con sen-

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sempre che, ovviamente, si svolga esso stesso nell’ambito di

tenza depositata nel mese di marzo 2010. La durata complessiva
del procedimento di equa riparazione è stata dunque di circa
quattro anni e otto mesi. Detratto il termine ragionevole,
stimato in due anni, nonché il termine di undici mesi inter-

pugnazione, ulteriore rispetto al termine breve legislativamente previsto per il ricorso per cassazione, la durata non
ragionevole risulta essere stata di circa un anno e nove mesi.
Alla luce dell’accertata irragionevole durata del giudizio,
a ciascuno dei ricorrenti spetta un indennizzo che va liquidato sulla base di euro 750,00 per anno, e quindi in complessivi
euro 1.312,50, oltre interessi legali dalla data della domanda
al saldo.
Ai ricorrenti compete altresì il rimborso delle

spese

dell’intero giudizio, liquidate nella misura indicata in dispositivo.
Le spese del giudizio devono essere distratte in favore dei
difensori dei ricorrenti, Avvocati G. Ferriolo e F.E. Abbate,
dichiaratisi antistatari.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e,
decidendo nel merito, condanna il Ministero della Giustizia al
pagamento, in favore di ciascuno dei ricorrenti, della somma
di euro 1.312,50, oltre interessi legali dalla data della domanda al saldo; condanna il Ministero alla rifusione delle

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corso tra il deposito del decreto e la proposizione della im-

spese dell’intero giudizio che liquida, per il giudizio di merito, in euro 873,00, di cui euro 50,00 per esborsi, 378,00
per diritti e 445,00 per onorari, oltre alle spese generali e
agli accessori di legge, e, per il giudizio di legittimità, in

agli accessori di legge. Dispone la distrazione delle spese
del giudizio in favore dei difensori dei ricorrenti, avvocati
G. Ferriolo e F.E. Abbate, antistatari.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta
Sezione Civile – 2 della Corte suprema di Cassazione, il 16

euro 506,25 per compensi, oltre a euro 100,00 per esborsi e

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