Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2670 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2022, (ud. 28/09/2021, dep. 28/01/2022), n.2670

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIRILLO Maria Cirillo – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27614-2020 proposto da:

D.E., rappresentato e difeso dall’avvocato PIERLUIGI

MILEO, ed elettivamente domiciliato presso lo studio del medesimo in

ROMA, VIA EMILIO DE’ CAVALIERI, 11, pec:

pierluigimileo.ordineavvocatiroma.org;

– ricorrente –

contro

M.A., E.G., SOCIETA’ ITALIANA DI ASSICURAZIONI SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 157/2020 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 29/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 28/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ANNA

MOSCARINI.

 

Fatto

CONSIDERATO

che:

1. D.E. convenne, con atto di citazione del 14/12/2010, davanti al Tribunale di Bari E.G., M.A. e la società Italiana Assicurazioni SpA, rispettivamente conducente, proprietaria ed assicuratrice di una autovettura Kia Pikanto, per sentir pronunciare la responsabilità dei convenuti per i danni subiti in occasione di un incidente stradale in cui era rimasto coinvolto quando, mentre guidava il proprio motoveicolo, era entrato in collisione con la Kia che, precedendo la moto nella stessa direzione di marcia, aveva effettuato una svolta a sinistra vietata dalla segnaletica orizzontale continua e senza azionare l’indicazione di direzione.

Si costituì in giudizio la sola Società Italiana di Assicurazioni, contestando la domanda sia in ordine all’an sia al quantum, e rappresentò di aver già corrisposto, a titolo di provvisionale, la somma di Euro 480.000 a fronte di un massimale pari ad Euro 800.000.

2. Il Tribunale adito, disposta una CTU, acquisite prove testimoniali e detratto anche l’ulteriore acconto versato dalla compagnia in corso di causa, per un importo complessivo della provvisionale di Euro 800.000, ritenuta la concorsualità del danneggiato, in una percentuale del 30%, nella produzione del danno, rigettò la domanda, ritenendo che il danno subito dal D. fosse stato integralmente risarcito e condannò la compagnia ad un terzo delle spese del grado, compensando i residui due terzi.

3. La Corte d’Appello di Bari, adita dal D. sia con riguardo ai profili di concorsualità sia con riguardo all’omesso riconoscimento di specifiche voci di danno, con sentenza resa in data 29/1/2020, ha rigettato tutti i motivi di appello, con particolare riguardo, per quanto ancora rileva in questa sede, al motivo con cui si censurava la sentenza di primo grado per non aver riconosciuto il danno da perdita della capacità lavorativa generica.

La Corte territoriale ha confermato sul punto la sentenza di primo grado ritenendo che non fossero stati allegati né provati elementi atti a dimostrare quel pregiudizio, non potendo la risarcibilità di detta voce di danno conseguire in modo automatico dall’accertata esistenza di lesioni personali, secondo il consolidato orientamento di questa Corte (Cass., 3, n. 4493 del 24/2/2011).

4. Avverso la sentenza il D. ha proposto tempestivo ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo.

Nessuno ha resistito al ricorso.

5. Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375,376 e 380-bis c.p.c..

La proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata ritualmente comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

RITENUTO

che:

1. Con l’unico motivo il ricorrente deduce la “insufficiente e contraddittoria motivazione ed esame su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5)”, lamentando che la Corte d’Appello abbia escluso la liquidazione del danno da lesione della capacità lavorativa generica, ritenendo che la stessa avrebbe dovuto essere allegata e non potesse costituire una automatica conseguenza del danno biologico, con ciò travisando sia la CTP, secondo la quale le lesioni riportate dal D. avrebbero avuto conseguenze gravissime sulla capacità lavorativa, sia il verbale di accertamento dell’invalidità civile prodotto in primo grado (e riallegato al ricorso) con il quale era stata accertata l’invalidità del D. al 100% ai sensi della L. n. 118 del 1971, artt. 2 e 12.

1.1 Il motivo va accolto nei limiti qui di seguito precisati.

E’ certamente corretta la statuizione della Corte di merito secondo la quale il danno da lesione della capacità lavorativa generica non può costituire un’automatica conseguenza dell’accertata esistenza di lesioni personali ma esige che sia verificata la attuale o prevedibile incidenza dei postumi sulla capacità di lavoro, anche generica della vittima (Cass., 3, n. 4493 del 24/2/2011).

Si precisa che neppure si può ritenere detta pronuncia in contrasto con il consolidato orientamento di questa Corte, cui il Collegio intende dare continuità, secondo il quale il danno da perdita della capacità di lavoro generica o cenestesi lavorativa si risolve in una lesione della integrità psico-fisica risarcibile a titolo di danno biologico (Cass., 3, n. 15187 del 6/8/2004; Cass., 3, n. 18161 del 25/8/2014; Cass., 3 n. 17931 del 4/7/2019).

Tuttavia, nel caso di specie, la sentenza è censurabile per aver affermato che nessun elemento atto a dimostrare il danno da perdita della capacità di lavoro fosse stato allegato e provato a fronte della produzione, fin dal primo grado del giudizio, del certificato con cui la competente commissione aveva decretato l’invalidità civile del D. al 100%, con totale e permanente inabilità lavorativa ai sensi della L. n. 118 del 1971, artt. 2 e 12.

Orbene, con tale produzione il giudice d’appello non si è affatto confrontato. Laddove la questione della sufficienza delle somme già versate all’infortunato a ristorare il danno dallo stesso subito avrebbe dovuto essere valutata anche alla luce della predetta emergenza istruttoria.

Si impongono pertanto l’accoglimento del ricorso e la cassazione della impugnata sentenza con rinvio delta causa alla Corte d’Appello di Bari che valuterà la rilevanza del richiamato verbale ai fini della liquidazione del danno.

2. Nei limiti suindicati il ricorso va accolto, la sentenza va cassata con rinvio alla Corte d’Appello di Bari, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa l’impugnata sentenza e rinvia la causa alla Corte d’Appello di Bari, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Corte di Cassazione, sezione VI civile 3, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

 

 

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