Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26698 del 28/11/2013


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Civile Sent. Sez. 6 Num. 26698 Anno 2013
Presidente: GOLDONI UMBERTO
Relatore: GIUSTI ALBERTO

sentenza in forma
semplificata

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
BOLIGNANO Enrico, CASTIGLIA Pasquale, COPPOLA Domenico,
FEVOLA Anna, GERVASIO Angela, LUBRANO Gennaro Antonio,
MARASCO Andrea, ROMEO Giovanna, SCOTTO DI CLEMENTE Arcangelo, SCOTTO DI UCCIO Antonio, rappresentati e difesi, in forza di procura speciale in calce al ricorso,
dall’Avv. Giuseppe Martuscelli;
ricorrenti
contro
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del
Ministro pro ~ore, rappresentato e difeso, per legge,
dall’Avvocatura generale dello Stato, e presso gli Uffi-

88g

Data pubblicazione: 28/11/2013

ci dà questa domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, n.
12;
controricorrente avverso il decreto della Corte d’appello di Roma, depo-

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 12 novembre 2013 dal Consigliere relatore
Dott. Alberto Giusti;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Lucio Capasso, che ha concluso per raccoglimento del ricorso.
Ritenuto che la Corte d’appello di Roma, con decreto
pubblicato in data 12 settembre 2012, ha rigettato la
domanda di equa riparazione, ai sensi della legge 24
marzo 2001, n. 89, proposta da Enrico Bolignano e dagli
altri istanti indicati in epigrafe per l’irragionevole
durata di un giudizio amministrativo svoltosi dinanzi al
TAR Campania, iniziato nel 1994 e definito, successivamente alla introduzione della domanda di indennizzo, con
decreto di perenzione del 7 aprile 2011 per mancata presentazione di nuova istanza di fissazione di udienza;
che la Corte territoriale ha escluso la sussistenza
del patema d’animo sulla base della condotta tenuta dai
ricorrenti, “i quali non solo non hanno sollecitato la
decisione nei termini e nelle forme di legge, ma hanno

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sitato il 12 settembre 2012.

anche mostrato disinteresse all’esito del giudizio, talmente evidente da provocare la perenzione del medesimo,
avendo omesso di attivarsi per richiedere la fissazione
di udienza, pur a fronte della certezza che nessuna de-

che per la cassazione del decreto della Corte
d’appello il Bolignano e gli altri istanti indicati in
epigrafe hanno proposto ricorso, con atto notificato il
24 gennaio 2013, sulla base di un motivo;
che il Ministero intimato ha resistito con controricorso.
Considerato che il Collegio ha deliberato l’adozione
di una motivazione in forma semplificata;
che con il motivo (violazione dell’art. 2 della legge n. 89 del 2001 e dell’art. 6, par. 1, della CEDU) ci
si duole che sia stata escluso l’indennizzo in ragione
della ravvisata insussistenza del patema d’animo e
dell’indifferenza dei ricorrenti alle sorti del giudizio;
che il motivo è fondato, nei termini di seguito precisati;
che – poiché nella specie è da escludere che, nel
periodo precedente al momento in cui sarebbe stato necessario presentare una nuova istanza di fissazione
dell’udienza per evitare la perenzione, i ricorrenti ab-

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cisione sul merito sarebbe stata assunta”;

biano manifestato un totale interesse alla definizione
della causa, come è dimostrato dal fatto che
nell’ottobre 2009 venne presentata istanza di prelievo
per ottenere la sollecita trattazione del ricorso pen-

fare applicazione del principio di diritto secondo cui,
in tema di equa riparazione per irragionevole durata del
processo amministrativo, l’istituto della perenzione decennale dei ricorsi, introdotto dall’art. 9 della legge
21 luglio 2000, n. 205 non si traduce in una presunzione
di disinteresse per la decisione di merito al decorrere
di un tempo definito dopo che la domanda sia stata proposta, ma comporta soltanto la necessità che le parti
siano messe in condizione, tramite apposito avviso, di
soffermarsi sull’attualità dell’interesse alla decisione
e di manifestarlo: ne consegue che la mancata presentazione dell’istanza di fissazione, rendendo esplicito
l’attuale disinteresse per la decisione di merito, giustifica l’esclusione della sussistenza del danno per la
protrazione ultradecennale del giudizio, ma non impedisce una valorizzazione dell’atteggiamento tenuto dalle
parti nel periodo precedente, quale sintomo di un interesse per la decisione mano a mano decrescente, e quindi
come base per una decrescente valutazione del danno e

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dente da molti anni – la Corte d’appello avrebbe dovuto

del relativo risarcimento (Cass., Sez. I, 18 marzo 2010,
n. 6619);
che, cassato il decreto impugnato, la causa deve essere rinviata alla Corte d’appello di Roma, in diversa

che il giudizio del rinvio provvederà anche sulle
spese del giudizio di cassazione.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e rinvia la causa,
anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della
VI-2 Sezione civile della Corte suprema di Cassazione,

composizione;

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