Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26695 del 24/11/2020

Cassazione civile sez. II, 24/11/2020, (ud. 01/10/2020, dep. 24/11/2020), n.26695

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19953/2019 proposto da:

S.O., rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE LUFRANO,

e domiciliato presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE ANCONA;

– intimata –

e contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di ANCONA, depositata il 15/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

01/10/2020 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MISTRI Carmelo, il quale ha concluso in via principale per il

rigetto del primo motivo e l’inammissibilità dei restanti motivi,

ed in subordine per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto depositato il 22.10.2018 S.O. proponeva ricorso avverso il provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Ancona notificato il 25.9.2018, con il quale era stata rigettata la sua domanda volta alla concessione della protezione internazionale ed umanitaria.

Con il decreto impugnato, cron. 6287 del 15.5.2019, il Tribunale di Ancona rigettava il ricorso.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione S.O. affidandosi a quattro motivi.

Il Ministero dell’interno ha depositato atto di costituzione ai soli fini della partecipazione all’udienza.

Il ricorso è stato chiamato una prima volta all’adunanza camerale del 30.1.2020 ed all’esito della Camera di consiglio è stato rinviato a nuovo ruolo per la trattazione in udienza pubblica, previa acquisizione del fascicolo d’ufficio a cura della cancelleria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione del D.Lgs. n. 12 del 2017, artt. 1 e 2 e art. 276 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, perchè il giudice dinanzi al quale si sarebbe svolta la discussione della causa e che si sarebbe riservato di deciderla sarebbe un G.O.T. non facente parte della sezione specializzata cui è attribuita la trattazione delle controversie in materia di protezione internazionale e non rientrante nell’ambito del collegio giudicante.

La censura è infondata.

Dall’esame del fascicolo d’ufficio, acquisito da questa Corte, risulta che il G.O.T. Dott.ssa P.F.A., componente dell’ufficio del processo per l’immigrazione, è stata assegnata con decreto presidenziale al Dott. Pi.Em., magistrato incaricato per la trattazione del ricorso presentato da S.O.; che il predetto G.O.T. è stato ritualmente delegato dal Dott. Pi., con provvedimento del 19.12.2018, allo svolgimento di attività istruttorie in alcune date, tra cui anche il 14.3.2019; che in quest’ultima data, a seguito di decreto di fissazione dell’udienza a firma del Dott. Pi. in data 21.11.2018, la Dott.ssa P. ha regolarmente tenuto l’udienza in cui è comparso il richiedente la protezione; che detta udienza si è conclusa con concessione, da parte del G.O.T., alla difesa del S. di un termine di 15 giorni “per il deposito di documentazione lavorativa”.

Dal decreto impugnato risulta inoltre che il ricorso del S.O. è stato deciso dal collegio composto dal pres. Dottoressa R.V., dal Dott. Pi.Em. e dal Dott. D.T.A., all’esito della Camera di consiglio svoltasi in data 8.5.2019.

Ne deriva che il G.O.T. non si è affatto riservato la decisione del ricorso e che la fase della decisione si è svolta per intero davanti al collegio, nel corso di una Camera di consiglio tenutasi in data distinta e successiva rispetto all’unica udienza celebrata dinanzi il G.O.T. all’uopo designato. Nè si configura alcun profilo di vizio in relazione alla non appartentenza del G.O.T. alla sezione specializzata per la protezione internazionale, posto che il predetto risulta essere componente dell’ufficio del processo per l’immigrazione.

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto non credibile il racconto del ricorrente, omettendo di valutare i rischi che egli correrebbe in caso di rientro in Senegal.

Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè il Tribunale avrebbe erroneamente escluso la sussistenza in Senegal di una situazione di violenza indiscriminata rilevante ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria.

Le due doglianze, che meritano un esame congiunto, sono inammissibili in quanto il ricorrente si limita ad una generica contestazione della motivazione con cui il giudice territoriale ha disatteso le sue diverse istanze di protezione. Quest’ultimo, in particolare, ha ritenuto – quanto alla protezione internazionale – che la storia riferita dal S. fosse scarsamente credibile, atteso che lo stesso aveva, con il ricorso introduttivo del giudizio di merito, modificato la versione originariamente fornita alla commissione territoriale, dinanzi alla quale aveva dichiarato di essersi allontanato dal Senegal per motivi essenzialmente economici; ed inoltre, il Tribunale ha evidenziato la genericità del racconto contenuto nel ricorso e la mancanza di dettagli concreti. Ai fini della protezione sussidiaria ex art. 14, lett. c), il Tribunale ha esaminato la situazione esistente in Senegal, dando atto delle fonti informative consultate e delle notizie da esse tratte.

Il ricorrente non attinge in modo adeguato la riferita duplice ratio del rigetto, articolata da un lato nella non credibilità, e dall’altro nella non idoneità, della storia personale, nè indica alcuna fonte informativa che il giudice di merito avrebbe omesso di esaminare, o esaminato in modo scorretto, limitandosi pertanto ad invocare, in modo appunto inammissibile, un nuovo esame del merito.

Con il quarto motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè il Tribunale avrebbe escluso la vulnerabilità del richiedente ai fini della concessione della protezione umanitaria.

Anche questa censura è inammissibile in quanto non supera la valutazione di insussistenza di un profilo di vulnerabilità fatta propria dal giudice dorico. Il S. invero si diffonde in termini generici sul diritto alla protezione umanitaria, senza allegare in concreto alcun elemento soggettivo e individualizzante che il giudice di merito avrebbe omesso di considerare, o avrebbe considerato in modo scorretto, ai fini del riconoscimento della predetta tutela.

In definitiva, il ricorso va rigettato.

Nulla per le spese, in assenza di controricorso notificato dal Ministero dell’Interno.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

PQM

la Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 1 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2020

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