Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26686 del 21/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 21/10/2019, (ud. 29/05/2019, dep. 21/10/2019), n.26686

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE XXX

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2(1047-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. 06363391001, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

S.S.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3799/3/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CALABRIA, depositata il 28/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 29/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. DELLI

PRISCOLI LORENZO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Considerato che la Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso del contribuente avverso l’avviso di accertamento impugnato;

che contro tale decisione proponeva appello l’Agenzia delle Entrate dinnanzi alla Commissione Tributaria Regionale la quale dichiarava inammissibile l’appello per non aver l’Ufficio prodotto entro trenta giorni dalla proposizione del ricorso, contestualmente al deposito dell’appello, la ricevuta di spedizione – non potendo fungere da equipollente, come nel caso di specie, nè la ricevuta di ricevimento con un timbro datario ad inchiostro di tipo comune e con data illeggibile nè l’attestazione redatta dall’Agenzia delle entrate priva dell’indicazione e della sottoscrizione del referente dell’accettazione delle Poste italiane, in quanto solo dalla ricevuta di spedizione il Giudice può utilmente verificare l’osservanza del termine di decadenza per l’impugnazione e la tempestività della costituzione in giudizio dell’appellante;

che l’Agenzia delle entrate proponeva ricorso dinnanzi alla Corte di Cassazione affidato ad un unico motivo, mentre il contribuente non si costituiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

considerato che con l’unico motivo di ricorso, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 l’Agenzia delle Entrate denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 2, e art. 22 e dell’art. 156 c.p.c. nonchè dell’art. 327 c.p.c., in quanto, secondo Cass., SU, n. 13452 del 2017, il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio, in caso di notifica a mezzo del servizio postale, decorre dalla data di ricezione del plico da parte del destinatario; quanto alla tempestività dell’appello, da un lato l’elenco delle raccomandate, che reca la data e il timbro dell’ufficio postale, attesta che la spedizione dell’appello è avvenuta il 7 dicembre 2016, dall’altro la ricevuta di ritorno ha pure la data del 7 dicembre 2016 quale data di spedizione, mentre la sentenza della CTP è stata depositata il 26 settembre 2016, e l’appello è stato depositato presso la CTR il 2 gennaio 2017;

ritenuto che il motivo è fondato;

considerato infatti che secondo le sezioni unite di questa Corte il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente (o dell’appellante), che si avvalga per la notificazione del servizio postale universale, decorre non dalla data della spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte del destinatario (o dall’evento che la legge considera equipollente alla ricezione: Cass. SU 29 maggio 2017 n. 13452): nella specie, esaminata la documentazione in atti in quanto è stato lamentato un error in procedendo ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’elenco delle raccomandate, che reca la data e il timbro dell’ufficio postale, attesta che la spedizione dell’appello è avvenuta il 7 dicembre 2016 (quindi ampiamente in tempo ai fini della proponibilità dell’appello, dato che la sentenza della CTP è stata depositata il 26 settembre 2016), l’appello è stato depositato presso la CTR il 2 gennaio 2017, quindi ben prima dei trenta giorni consentiti per il deposito del ricorso;

considerato infatti che questa Corte ha affermato che: nel giudizio tributario, la prova del perfezionamento della notifica a mezzo posta dell’atto d’appello per il notificante nel termine di cui all’art. 327 c.p.c., è validamente fornita dall’elenco di trasmissione delle raccomandate recante il timbro datario delle Poste, non potendosi attribuire all’apposizione di quest’ultimo su detta distinta cumulativa altro significato se non quello di attestarne la consegna all’ufficio postale (Cass. 29 settembre 2017, n. 22878); nel processo tributario, la prova del perfezionamento della notifica a mezzo posta dell’atto di appello è validamente fornita dal notificante mediante la produzione dell’elenco delle raccomandate recante il timbro delle poste, poichè la veridicità dell’apposizione della data mediante lo stesso è presidiata dal reato di falso ideologico in atto pubblico, riferendosi all’attestazione di attività compiute da un pubblico agente nell’esercizio delle sue funzioni di ricezione, senza che assuma rilevanza la mancanza di sottoscrizione, che non fa venir meno la qualificazione di atto pubblico del detto timbro, stante la possibilità d’identificarne la provenienza e non essendo la stessa richiesta dalla legge ad substantiam (Cass. 4 giugno 2018, n. 14163), e che nella specie dall’elenco delle raccomandate spedite il timbro dell’Ufficio postale risulta essere del 7 dicembre 2016;

che quindi il ricorso dell’Agenzia delle entrate va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Calabria, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Calabria, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 29 maggio 2019.

Depositato in cancelleria il 21 ottobre 2019

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